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martedì 18 aprile 2017

*** Dhamma, Vegan e Minoranze***

Istruzioni per il post:
ascolta il suono dei Cimbali

 

la mente reciti: ***Possano tutti gli esseri essere liberi e felici***
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Una storia di Dhamma:

Nel tempo in cui per fare i lunghi viaggi si era soliti utilizzare la nave capitò che un emerito professore di scienze dovette salpare per l'America.
La nave che lo trasportava era un mercantile e il professore non aveva molte persone attorno con cui parlare. Passava così gran parte del suo tempo a studiare ed approfondire i suoi argomenti.
Un giorno, stanco e un po' imbarazzato dal maldimare, incontrò a poppa un mozzo.
Il professore lo interrogò: tu che sei di bordo, cosa conosci dell'oceoneagrafia?
Il mozzo rispose: non so nemmeno cosa significhi…
Il professore allora lo istruì mentre con un certo disprezzo, pensava dentro sè : -che spreco che è la vita su una nave se non si conosce ei processi chimici e fisici che regolano l'ambiente.-
e il mozzo rispose umilmente: mi perdoni professore se non ho studiato.
Non ne ho avuto la possibilità di studiare e chissà se ne sarei stato in grado-
poi si congedarono amichevolmente e il mozzo ringraziò il professore della lezione.
Quando il professore tornò alla sua cabina, non fece in tempo a sedersi alla scrivania che la nave iniziò a vacillare bruscamente.
Il tempo era mutato e all'improvviso la tempesta imperversava fra le onde del mare adirate.
Riusci a stento a tornare a poppa.
I marinai si gettavano in mare, la barca sprofondava velocemente.
Il mozzo gridò : “ si butti professore, nuoti”
ma il professore restava e lo sguardo era triste.
Non sapeva nuotare.


"C'est pas l'homme qui prend la mer C'est la mer qui prend l'homme"





Questa è una parabola del maestro Goenka che viene tramandata tutt'oggi nella scuola di meditazione Vipassana e che invoca l' umiltà come qualità  radicabile, insegnabile, al pari di tutte altre scienze tradizionali.
Lo sviluppo dell'intelligenza emotiva e l'empatia altruistica sono una direzione dello sviluppo umano necessaria per una società felice e in questo centro si applicano per questo fine http://www.atala.dhamma.org/pub/index.php. Se avete la possibilità andate a visitarlo e a praticare la meditazione.
           Preambolo:
Oggi, anno domini 2017, la natura è disordine e declino?
Eppure quali evolutissimi livelli di scienza e di tecnica, di conoscenza abbiamo a disposizione…
Abbiamo a disposizione una serie di dati pressoché impossibili da elaborare per un cervello umano, per tanto viviamo in stretta simbiosi con gli/le altr*.
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Dopo questa lunga premessa andiamo a parlare di veganismo. 
E sarò noiosa, ve lo dico già così evito di sentirmi in colpa alla fine.
Discorrendo con la maggioranza delle persone di veganismo, da vegan quale io sono, si viene pedissequamente criticati nonostante che – e lo sottolineo con una certa soddisfazione- negli ultimi anni la tollerenza sociale stia velocemente migliorando ma laddove impazza la voglia di discriminare e dare la propria opinione ovvero sui social -questi catalizzatori di emozioni che ti danno l'ebbrezza di esprimerti parlando come da un palco a un pubblico- non sembra proprio voler ammansirsi lo scontro vegan contro no vegan.
Il fenomeno è tanto inflazionato da risultare sdoganato, per molt*, e “le battute sui vegani hanno rotto il cazzo molto più dei vegani stessi” cito Lercio.
Ma lo scontro è amato, in fondo alla gente piace la guerra così ho ritenuto opportuno concentrarmi nell'analisi delle motivazioni profonde che sono alla base del comportamento collettivo discriminatorio.

E' evidente che quanto quando si parla di cibo e di alimentazione scatta nell'individuo qualcosa di passionale nel dovere di difendere le proprie abitudini, e lo fa nella maniera che gli è più congeniale, spesso eclatante, disprezzante o svalutativa nei confronti di chi non condivide la propria dieta. Di fatti, dobbiamo considerare che l'atto del nutrirsi è istinto vitale primario, ricordo inconscio dei primi attimi che decretano la sopravvivenza di quando veniamo al mondo. E' forte e imprescindibile dunque la valenza affettiva e identitaria in cui ci si riconosce nella propria dieta; questo valore archetipico che ci lega alla vita e ci da attaccamento all'identità.


Discostarsi dalle scelte del gruppo originario, o dalle abitudini condivise dalla moltitudine, deve avere una profonda e forte motivazione oltre che, come pare ovvio, una certa propensione di apertura mentale, essenziale per ogni cambiamento.
Lo stimolo a scrivere questo post me l'ha dato un mio caro amico, dalla mente lucida e brillante. Abbiamo scatenato un dibattito sul veganismo e sulla tolleranza per le minoranze a partire dalla notizia del Tar di Bolzano che ha accolto la richiesta di una madre vegan, che ha ottenuto la possibilità di mangiare vegan per il suo bambino. http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/27/bolzano-niente-menu-vegano-allasilo-il-tar-condanna-il-comune-di-merano/3478949/#disqus_thread 
Ci si è chiesto se sia giusto che un genitore possa decidere la dieta del figlio quando possibilmente pericolosa.
Prima di tentare di rispondere è opportuno ricordarci che se leggete i giornali sapete benissimo come vengano riportati con grande clamore i casi di bambin* ricoverat* per carenze nutrizionali, evidenziando come la causa sia sempre la stessa: genitori vegan. Fanatici genitori vegan.
Raramente tali notizie vengono smentite o anche solo corrette quando non si rivelano fondate perché - lasciatemelo dire in tutta onestà e senza per questo dover essere additata come complottista- ci sono interessi economici enormi dietro l'industria della carne.

Ciò è evidente anche notando il poco spazio mediatico dedicato ai genitori dei bambini affetti da obesità o da sindrome di iperattività che ai fatti non sono processati per aver cresciuto i figli a mc Donald e merendine industriali.
Socialmente viene quindi accettato che i bambini si ingozzino di cibo spazzatura ma non che vengano alimentati in maniera vegan.
Il discorso ora si sposta sulla scienza nutrizionista, sulle informazioni di cui disponiamo per decidere come alimentarci in maniera salutare.
Il mio amico è uno scienziato e mi ha invitato a indagare nella letteratura scientifica di riviste specializzate per poter difendere il mio essere vegan e se in un primo momento ho pensato che era quello che avrei fatto, poi ho capito che non è questo ciò su cui voglio specializzare il mio essere. Come il mozzo della storia con cui ho iniziato, non ho la preparazione per sostenere che la dieta vegan è più sana per il nostro fisico di quella onnivora, perché non sono un medico nutrizionista o una biochimica dell'alimentazione.
Ma sono vegan da 5 anni, prima vegetariana da 17 e ad oggi posso accertarvi che sto bene, non ho carenze. Sono cresciuta nella filosofia vegan che per quanto mi riguarda è stata una scelta dettata dall'empatia con gli animali e di logica ecologica. Riconoscendo l'assunto tat twam asi delle Upanishad vediche “ cio tu sei” si interpreta il macrocosmo dell'universo nel microcosmo dell'individuo. Tale coscienza olistica mi porta a cercare la completezza dell'individuo nell'unione di mente e corpo e sui differenti livelli di materia ed energia, con uno devozione profonda per l'ambiente che mi ospita, in sintonia con una concezione di natura che viene resa antropomorfica dalla necessità stessa del mio cuore di amare.

Dell'essere vegan ne faccio un discorso d'amore, nei confronti degli animali e della terra.


-Boia, che outing post hippista!-
 me ne rendo conto,
tuttavia lo preferisco -e di gran lunga - al post nichelismo.


ora, tornando al discorso della scelta genitoriale sulla dieta dei/lle figli*: a differenza dei genitori che alimentano la prole a junkie food che spesso – perlomeno dobbiamo augurarcelo- sono ignari della scelta alimentare che compiono, pilotati da pubblicità provocatorie e ammalianti che giustificano un'economia da centri commerciali e shopping compulsivo; i genitori vegan scelgono consapevoli di andare contro corrente, di venire criticati.
Sarà uno stereotipo, in questi tempi di femminismo da pentimento di essere madri, ma io credo che sia naturale che un genitore voglia trasmettere ai/lle figl* la saggezza della propria esperienza di vita che che lo orienta nel mondo e nel decidere di cosa alimentarsi.
I vegan sono ancora la minoranza della popolazione, incutono un certo timore perché l'espansione è molto rapida ed eterogenea rispetto ad altre minoranze come quelle immigrate o di credo religiosi.
I supermercati si stanno adeguando con scansie dedicante, anche se, francamente, il fatto che abbiano creato un'offerta surrogata all'offerta carnivora della quale vengono anche scimmiottati i titoli “ fiorentina di seitan” mi pare allucinante. Ma ancora più allucinante ritengo gli imballaggi, la plastica, le etichette e i codici a barra quando i dati sull'emergenza ambientale hanno stabilito il 2100 come inizio di distruzione della razza umana.
Ma tornando a noi, che fino al 2100 non campiamo comunque.
Parlavamo delle minoranze e ritengo importante scrivere che le minoranze creano quella eterogeneità di idee con cui si evolve la democrazia, di cui si nutre la società per tanto dovremmo essere tutt* rispettat*, anzi tutt* liber* e felic*.
- ce lo ricordiamo ancora il mantra con cui ho aperto il post?-
Concludo dicendovi che alla mamma, che si è sbattuta non poco per far sì che suo figlio mangiasse vegan, io dico grazie come dico grazie alle minoranze degli indiani d'America che lottano per far riconoscere il proprio diritto alla terra, ai/lle militanti in Val di Susa che da 20 anni sono presidiati dall'esercito, alle donne di Plaza de Mayo, ai copti d'Egitto, alle altre minoranze tutte che conosco e non mi vengono in mente al momento e quelle di cui non so per mia ignoranza. Oltre  dire grazie, laddove mi è a portata cerco di aiutare i gruppi di pressione: il comitato contro l'ampliamento della discarica tre monti; per il quale al Mercolbio abbiamo allestito laboratori con il fine di raccogliere fondi per il ricorso al Tar in merito alla sopraelevazione della discarica di Imola.
Con tanta gratitudine nel cuore per tutt* coloro che si danno da fare per non solo preservare il mondo dal devasto ma che tentano con la dignità di renderlo un posto migliore, ammonisco chi fa della discriminazione un esercizio, anche intelligente, di potere lo e invito ad usare per fini più nobili la propria energia.
Concludo con un estratto dell'ultimo libro che ho letto: Le prigioni che abbiamo dentro di Doris Lessing:

“Se fai parte di una comunità unita sai che puoi permetterti di non essere d'accordo con le idee di quella comunità solo a tuo rischio e pericolo (...) la cosa più difficile al mondo è proprio sostenere un'opinione contraria a quella dominante nel gruppo, continuandone a farne parte (…) il futuro di tutt*, dipende da questa minoranza. Dovremmo escogitare i modi per educare i nostri figli in modo che vadano a rafforzare quella minoranza e non, come facciamo oggi perlopiù, a riverire il branco perché nei momenti di sobrietà, nei momenti umani, quando pensiamo, quando riflettiamo, tutti noi sospettiamo che questo “io ho ragione e tu hai torto” sia un'idiozia. Tutta la storia, tutto il progresso , procede grazie all'interazione e all'influenza reciproca, e anche i più violenti ed estremi di pensiero e di azione s'inseriscono nella trama complessiva della vita umana di cui rappresentano un filo.”


Vi saluto con una canzone:




Dall'avamposto vegan biologico imolese,
Bio Green Food
SimoSimicca

martedì 6 settembre 2016

Settembre & i Giovedì della Nutrizione



Per il mese di Settembre,
il Bio Green Food ospita un'iniziativa volta alla divulgazione del sapere nutritivo.
I temi affrontati toccheranno diversi argomenti.
Si inizia giovedi 8, in compagnia dello yogin Pino Landi
dialogando di "Cibo e Yoga"
Apericena a 5 eurini.
Tisana in omaggio.


Ogni volta che un elemento esterno viene introdotto nel nostro corpo va a modificare l'equilibrio pre-esistente.
Ogni elemento in natura è vibrazione e in quanto tale dialoga su differenti frequenze con le particelle degli altri corpi.
-Ok, l'ho presa un po' alla larga-
Veniamo al punto: 
di che cosa ha bisogno il corpo affinché sia nutrito?

Per rispondere a una domanda occorrerà innanzitutto capirla 
dunque
partiamo dall'analisi etimologica.

Nutrizione: sostantivo derivato dal verbo latino nutrire.
Si nutre qualcosa per farlo crescere e per sostentarlo.
Il nutrimento abbraccia il concetto di allattamento nella storia della letteratura.
Il latte materno, l'alimento atavico che la madre stilla dal seno,
il liquido di vita che sfama la prole.

Ora, ogni volta che ingeriamo un alimento questo si rapporta con la complessità del nostro corpo,dagli organi agli atomi, si ha una reazione che comporta una inter-relazione.
Il cibo ha  il potere di  dare l'ebbrezza del piacere gustativo e, al tempo stesso, le sostanze nutritive necessarie affinché il nostro corpo, nei suoi complicatissimi meccanismi, possa godere del benessere e svolgere in gran forma la sua missione. 
Al contrario una dieta scorretta e inappropriata apporta gravi squilibri che comportano problemi fisici come anche psicologici ( sovrappeso, sottopeso, depressione, ansia tra le patologie più diffuse che possono essere combattute  con un'alimentazione appropriata.)
Alla luce della visione olistica, come anche alla base della filosofia orientale, il corpo e la mente sono uniti in un binomio inseparabile.
Prendersi cura di se stessi, scintilla del divino che è in ognuno di noi, non può esonerarsi dall'essere profondamente consapevoli degli alimenti che assumiamo.

Nutro di erbe e frutta il mio corpo
per essere un tutt'uno con la natura che mi circonda
così disegno la bellezza della mia anima
mentre curo le piante e ringrazio la Madre Terra 
per la generosità con cui mi nutre 
  
In Goddess I trust (S.)


venerdì 12 febbraio 2016

Metta, meditazione e yoga



Quando medito
Riposo senza conflitti nel mio vero essere.
Riposo nello spazio, senza distrazioni.
Dimoro nella chiarezza dello spazio di Vacuità.
Dimoro nella consapevolezza dello spazio di beatitudine.
Riposo tranquillo nello spazio non concettuale.
Nello spazio diversificato riposo in concentrazione.
Dimorando così, questa è la mente originale.
La ricchezza di certezza si manifesta senza fine.
Senza nulla fare la luminosità della mente è attiva.
Non fermato dall’attendere risultati, sto bene.
Senza dualità, senza speranza, senza paura!
Le afflizioni trasformate in saggezza
sono essere gioioso e luminoso”.
Milarepa ( yogin tibetano 1051/1135)

Mercoledì sera al Bio Green Food abbiamo avuto il piacere di ospitare Andrea dell'associazione Jhana Retreat che ci ha illustrato e guidato nella pratica meditativa.
Focalizzando il triangolo che si forma rilassando le spalle e protendendo la testa verso l'altro la nostra mente si acquieta e si è in grado di percepire come le sensazioni vadano e vengano.
La natura dei fenomeni è quella del cambiamento e quindi mutano. Questo concetto dell'impermanenza si chiama Anitya e descrive come ogni fenomeno sia soggetto all'apparire e allo scomparire.
Il Bramahiara (dimore divine) è un'insieme di pratiche volte ad annichilire i nostri filtri del pensiero attraverso diversi aspetti mentali che connotano la ricerca spirituale nella disciplina buddista. Sono attitudini positive della mente che vengono sviluppate attraverso la pratica della presenza mentale e della meditazione. Sono esercizi di puro ed intenso allenamento dello spirito nella ricerca del qui ed ora. Tagliando le aspettative sul futuro e i ricordi del passato si giunge alla sospensione del giudizio e delle percezioni del mondo esterno per trovarsi quindi nella contemplazione delle sensazioni interne.

La prima dimora divina è la gentilezza amorevole ( metta) considerata amore indistinto ed universale, non frenato da nulla.
Il metta viene, prima di tutto, indirizzato verso se stessi, attraversol'attitudine al perdono verso noi stessi e verso gli altri.
Il secondo aspetto è la compassione (karuna) che si manifesta nella benevolenza per ogni essere senziente o non, entrando nella gestione della sofferenza altrui ed identificandosi in essa.
Terza attitudine è mudita (gioia compartecipe) ovvero la gioia di partecipare ai successi altrui come fossero i propri. E' intelligenza emotiva ed empatica.
Upekka ( equanimità) è la quarta casa, lo stadio superiore e più elevato che presuppone il non attaccamento e la consapevolezza non giudicante.
Nella pratica buddista si utilizzano due tecniche per raggiungere lo stato di quiete:
una è lo sviluppo della concentrazione (solitamente attraverso il respiro) e l'altra è la tecnica della chiara visione (mindfullness ovvero essere consapevoli di ciò che accade nel momento presente).
Fin dalla prima pratica emergono stati molto positivi, basati semplicemente sull'esperienza diretta.
Non c'è necessità di credere in qualche fede, anzi si tratta di conoscere analiticamente e di constatare come lavori la mente nelle sue reazioni.
Le frasi di metta sono parole gentili che invocano la libertà e la felicità per ogni essere.



SUTTA NIPATA 1.8
Karaniya Metta Sutta
L’amore universale

Questo dovrebbe fare chi pratica il bene
e conosce il sentiero della pace:
essere abile e retto,
chiaro nel parlare,
gentile e non vanitoso,
contento e facilmente appagato;
non oppresso da impegni e di modi frugali,
calmo e discreto, non altero o esigente;
incapace di fare
ciò che il saggio poi disapprova.
Che tutti gli esseri
vivano felici e sicuri:
tutti, chiunque essi siano,
deboli o forti,
grandi o possenti,
alti, medi o bassi,
visibili e non visibili,
vicini e lontani,
nati o non nati.
Che tutti gli esseri vivano felici!
Che nessuno inganni l'altro,
né lo disprezzi
né, con odio o ira,
desideri il suo male:
Come una madre
protegge con la sua vita
suo figlio, il suo unico figlio
così, con cuore aperto,
si abbia cura di ogni essere,
irradiando amore
sull'universo intero;
in alto verso il cielo,
in basso verso gli abissi,
in ogni luogo, senza limitazioni,
liberi da odio e rancore. Fermi o camminando,
seduti o distesi,
esenti da torpore,
sostenendo la pratica di Metta;
questa è la sublime dimora.
Il puro di cuore,
non legato ad opinioni,
dotato di chiara visione,
liberato da brame sensuali,
non tornerà a nascere in questo mondo.

Attraverso la pratica meditativa le cose non spariscono ma al contrario si sperimentano in maniera più vivida poiché non si è più in mezzo alla corrente ma si guarda dalla riva il fiume che scorre.
Nella tradizione del buddismo Theravada ricorrono frequentemente anche le pratiche tantriche: per tantra si intende l'associazione con l'archetipo (immagine sacra) che rappresenta uno stato mentale con il quale coltiviamo una relazione.
Il tantra crea una breccia nella realtà poiché ha meccanismi propri che ci insegnano come la realtà in cui siamo inseriti sia un sogno collettivo dove ognuno ha il suo proprio sogno privato.
Con il buddismo Vajrayana, legato alla scuola tibetana (buddismo del veicolo di diamante), si mette in dubbio la percezione stessa che abbiamo del mondo.
A differenza del sistema yogico (elaborato in sistema filosofico da Patanjali nel II sec D.C) dove la scintilla divina del se si ricongiunge con il divino, nella visione buddista theravada non vi è io poiché credere in un io è già una fede e in questo modo si crea un sottile attaccamento. Il nostro io, la nostra personalità è quella che attraverso l'attaccamento ci lega al sogno della realtà e ci si attacca in maniera compulsiva e dolorosa.
Nel mondo frenetico in cui viviamo, sgomitando per ottenere gli obiettivi prefissati, superando ai 200 all'ora in autostrada per andare più veloci e riuscire forse a provare un po' di ebbrezza, la filosofia orientale ci insegna un approccio totalmente distaccato.
Le ricerche di neuropsicologia negli ultimi 20 anni hanno dimostrato come durante la meditazione siano sollecitate aree del cervello solitamente inutilizzate.

yoga acrobatico al parco tozzoni. Foto di Lorenza Grandi per Primi Piani


In sociologia quando si discute di quella che Z. Bauman ha genialmente etichettato come “società liquida” si presuppone l'individuo inetto poiché ha perduto la capacità di autodefinirsi in base a valori stabili e quindi tutto viene messo in continua discussione poiché si anela all'infinito nel tentativo di trovare nuovi stimoli e nuove prospettive alla stessa situazione. Ecco allora che l'approccio dell* yogin e del* meditat* volgendo a cercare la sospensione dalla coscienza individualista per lasciare emergere la super-coscienza ovvero l'idealità della collettività, emerge come arricchimento di nuovi significati e condivisione di questi nella ricerca dello stato di quiete e pace.

un oceano di silenzio - Franco Battiato-
Un Oceano di Silenzio scorre lento 
senza centro né principio 
cosa avrei visto del mondo 
senza questa luce che illumina 
i miei pensieri neri. 
(Der Schmerz, der Stillstand des Lebens 
Lassen die Zeit zu lang erscheinen) 
Quanta pace trova l'anima dentro 
scorre lento il tempo di altre leggi 
di un'altra dimensione 
e scendo dentro un Oceano di Silenzio 
sempre in calma. 
(Und mir scheint fast 
Dass eine dunkle Erinnerung mir sagt 
Ich hatte in fernen Zeiten 
Dort oben oder in Wasser gelebt


Illuminati di immenso,

S.

lunedì 1 febbraio 2016

Il metodo Kusmine

Serata metodo kusmine.
Come combinare gli alimenti in uno stile di vita salutare.
Antonella inizia con un racconto: il percorso di guarigione.

"Prenditi cura del tuo corpo è l'unico posto che hai per vivere".
Chi non ha tempo per la nutrizione e l’attività fisica, farà bene a riservare il suo tempo per le future malattie” A. Einstein

La dott.ssa Kousmine( 1904 -1992) è nata in Russia e vissuta in Svizzera. Era un medico pediatra che decise di studiare il cancro per “comprenderlo”, non per sconfiggerlo!!!

Il messaggio fondamentale della sua terapia è che ogni paziente deve diventare responsabile di se stesso e solo capendo veramente l’importanza di cambiare il proprio stile di vita/alimentazione potrà arrivare a risultati.
In coerenza a ciò, ad esempio, non prendeva pazienti fumatori adducendo che un fumatore dovrebbe prima smettere di fumare e poi prendere in carico la guarigione.

I pilastri del suo metodo sono:
1 ) alimentazione: 
E' buona abitudine pensare di andare a fare la spesa con la nostra bisnonnna e comprare solo quello che lei riconoscerebbe tra gli ingredienti delle etichette.

Colazione “da re”

crema Budwick. 
  • mezza banana grande o una piccola (possibile sostituirla con un cucchiaio di miele)
  • frutta di stagione fino a raggiungere con la banana 200/300gr
  • un cucchiaio e mezzo di semi di lino macinati al momento
  • un cucchiaio di cereali crudi (no grano) finemente macinati al momento: orzo, riso, miglio, grano saraceno
  • un paio di cucchiai di semi oleosi tipo noci, mandorle, nocciole, semi di girasole, di zucca non tostati
  • il succo di mezzo limone o se biologico mezzo limone frullato con la buccia
  • 120gr di yogurt magro o 70gr ricotta magra o legumi

attrezzi: macinacaffe
Al bio green food la trovate tutti i sabato mattina.

Pranzo: da “principe”
  • il pranzo comincia con una abbondante verdura cruda in insalata (d’inverno anche cotta al vapore)
  • un buon equilibrio di proteine e carboidrati ( cereali integrali o patate con proteine quali pesce, uova, TANTI legumi, POCHE carni soprattutto rosse)
  • verdure varie e di stagione cotte al vapore o appena scottate.

Cena: da “povero”
  • una piccola insalata
  • minestrone con legumi ma anche cereali e verdure
(legumi + cereali = ottimo apporto di aminoacidi)
  • spesso si è costretti di invertire il pranzo con la cena e se così fosse impegnarsi a cenare presto per distanziare il pasto dal riposo notturno.
  • prima di coricarsi un bell’infuso della “buona notte” non fa mai male, soprattutto in inverno.

spuntino con frutto a meta mattina e meta pomeriggio.

SINTESI:

  • Acqua e limone è un tonico disintossicante ottimo per iniziare la giornata.

  • ortaggi di stagione crudi e cotti in abbondanza
  • frutta di stagione: un paio di frutti lontano dai pasti
  • legumi biologici: tutti i giorni e a cena sempre
  • diminuire il pane e la pasta a favore di cereali integrali in chicco (grano saraceno, miglio, orzo mondo, avena, segale, quinoa..)
  • carni bianche in quantità limitate, le rosse NON le consideriamo
  • pesce più volte alla settimana
  • uova una volta alla settimana
  • olii vegetali: di buona qualità e usati a crudo
  • latte e derivati da evitare e preferire quelli vegetali
  • cominciare i pasti con abbondante verdura cruda il più colorata possibile

2- integrità dell’intestino
La stitichezza è il nemico principale dell’intestino e di conseguenza dell’intero organismo.

E’ quasi impossibile raggiungere regolarità intestinale senza una corretta alimentazione.

I purganti sono solo una soluzione apparente.
Esistono probiotici mirati per regolarizzare l’intestino.

Prima di cambiare regime alimentare è consigliabile ripulire l’intestino con probiotici specifici opp enteroclismi opp digiuno.

3. equilibrio acido-base
PRINCIPALI SINTOMI DA ACIDOSI TESSUTALE:
Affaticabilità, disturbi del sonno, disturbi dell’appetito, rigurgiti acidi, lingua patinata, minore resistenza al freddo, dolori muscolari, sudorazione eccessiva,…

COME VERIFICARE IL NOSTRO EQUILIBRIO ACIDO-BASICO:
rilevazione del ph urinario attraverso cartine tornasole per 7/10 giorni.
1°rilevazione: la seconda urina del mattino
2°rilevazione: tarda mattinata
3°rilevazione: tardo pomeriggio
COME RISOLVERE L’ACIDOSI TESSUTALE:
Corretto stile di vita
Alimentazione
Integrazione con alcalinizzanti

4- l’integrazione

L’integrazione NON può sostituire una corretta alimentazione.
L’integrazione SOLO quando necessario e per la correzione dell’acidosi consiste essenzialmente in bicarbonati e citrati da assumersi circa 20 minuti dalla fine del pasto.

5- l’attività fisica

Attività fisica regolare, possibilmente quotidiana (es. 40 minuti di passeggiata a passo veloce al giorno)

6-equilibrio emozionale
Riappropriarci del nostro “qui ed ora”

Chi si avvicina ad un regime dietetico più sano, già comincia col prendersi maggiore cura di se e ad avere una maggiore consapevolezza di se.

Esistono varie tecniche di medicina olistica che ci aiutano a ritrovare il nostro equilibrio e quindi il nostro benessere:

Tecniche di rilassamento, riflessologia plantare integrata, tecnica cranio-sacrale, tuinà con le tecniche complementari quali l’auricoloterapia, la moxa, il guashà e la coppettazione, le ginnastiche mediche cinesi.

TERAPIE OLISTICHE SONO UN TOCCASANA PER:

  • dolori di vario genere (male schiena, collo, spalle, testa, e articolazioni)
  • alterazioni del ciclo ormonale (dismenorrea, amenorrea, sterilità psicogena e problematiche della menopausa)
  • insonnia, ansia, stress, attacchi di panico
  • alterazioni dell’apparato gastroenterico (gastriti, coliti, stipsi)
  • in parallelo alla terapia tradizionale per mitigarne gli effetti collaterali
  • come forma di prevenzione per mantenere il proprio benessere


TUTTE QUESTE DISCIPLINE VENGONO SVOLTE DA ANTONELLA NEL SUO STUDIO.