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venerdì 2 marzo 2018

Le tre madri



                                               ***Racconto per il Plenilunio di Marzo***



Era tempo da neve, sembrava addirittura che il vento volesse sputarmi in faccia un vomito violento di ghiaccio quella notte. Ciononostante, tenevo il passo svelto sul sentiero illudendomi di potermi riscaldare almeno un poco con il movimento, quel minimo che mi desse un barlume di conforto, ma non c'era verso.
Il regno dell'inverno non contempla calore alcuno.
Temetti di essermi persa a un certo punto: era tanto che camminavo, mi sentivo disorientata e non riuscivo a scorgere i segnali della buona direzione.
Così alzai lo sguardo alle stelle per cercare la rotta ma la notte era oscura e nuvolosa.
Nemmeno la luna si poteva contemplare anche se la sapevo, e sentivo, essere piena.
Il non vederla mi angustiava.

Sentii lo scalpiccio di alcuni passi dietro di me e un brivido mi attraversò;  mi voltai i scatto in preda alla paura ma vidi una bambina, in una lunga veste, tendermi la mano;
con candore mi diede un benvenuto che mi suonò familiare sul sentiero del bosco e mi invitò a seguirla.

-Ti condurrò dalle madri- disse.
Il cielo si rasserenò e la luna, ora grande e luminosa illuminava generosamente i nostri passi.
Persi la cognizione del tempo mentre la ascoltavo: una voce docile e delicata che intonava gli antichi canti.



Ricordo solo che quando giungemmo al rifugio nonostante tutto non mi sentivo poi così stanca.
La bambina mi sorrise, aveva grandi occhi scuri profondi, saltellò sul vialetto, batté tre colpi all'uscio e aprì la porta con slancio poi con entusiasmo mi annunciò: -l'ho trovata. Si era persa a un certo punto del sentiero-
Le madri sorrisero e mi fecero segno di sedere nel circolo attorno al fuoco.
Obbedì e come mi appoggiai sulla sedia fui avvolta e rinvigorita dall'energia delle altre donne del cerchio.
La sofferenza del viaggio per arrivare era già diventata un ricordo lontano .
La più anziana si protese verso di me per domandarmi con la sua voce graffiante:

-Che notizie ci porti dal mondo fuori?-
- Le cose non sono migliorate madre. Muri fra le persone e cemento sugli alberi.-
il suo sguardo divenne triste.
- Che ne è dell'umanità dunque?-
- una ferita sanguinante che nessun* vuole vedere. - risposi abbassando gli occhi.
- Ci sono molti individui ma pochi legami-
- E' molto amaro ciò che racconti- riprese a tessere la lana che aveva sul grembo: -e dimmi ti capita spesso di illuderti?-
- sempre, continuamente. Credo anzi di essermi affezionata alle mie illusioni.-
contrasse le spalle e incupì lo sguardo a questa mia risposta.
- capisco che aiutino a vivere meglio ma devi stare attenta. Ogni illusione comporta una disillusione. La stessa energia che concedi all'illusione si trasformerà poi in disillusione.-
- l'alchimia della vita.- feci per concludere
- No- affermò solerte- non fare confusione.- redarguì- La magia serve a celebrare i momenti reali e propizi della natura, onoriamo la luna e le piante nell'apogeo dei loro cicli.- e aggiunse, scandendo lentamente le parole- non a consolidare fantasie mentali fini a se stesse-
Rimasi in silenzio.
La seconda madre, dai lunghi capelli argentei, mi allungo un po' di lana e mi spronò a tessere con lei
.
- Guarda questo filo:dal lavorio della mia mano, dall'ispirazione del mio spirito e dalla perseveranza del mio agire, si trasforma in tessuto.-
alzò al centro del cerchio il filato su cui stava lavorando: aveva colori cangianti e splendidi motivi.

Fui rapita dalla contemplazione per qualche istante poi mi accorsi bruscamente di come mi stava fissando insistentemente la madre, come ricambiai lo sguardo domandò:- ora stavi apprezzando la qualità estetica di questo tessuto vero?-
annuì,
e lei compiacente continuò : - ciò che devi avere sempre presente è che si potrebbe spezzare ben facilmente un filo ma il tessuto rimane saldo.-
Mi chiusi nelle spalle,
lei continuò: -Intreccio e legami creano forza e stabilità. Sono differenti i fili che compongono il tessuto- increspò lievemente le labbra- la scelta è fondamentale: a volte un bel colore non ha una buona resistenza e altre volte una consistenza troppo grezza rende brutto l'intreccio.-
- occorre avere mani esperte per tessere legami forti- commentai
- no, guarda i suoi lavori- e mi indicò splendidi arazzi appesi alla parete.

-meravigliosi- riconobbi- chi li ha fatti?-
- la piccola-
Cercai nella stanza la bambina che mi aveva accompagnato al cerchio e la vidi addormentata su un piccolo sofà dietro di me.
Mi parve incredibile che quelle piccole mani potessero creare stoffe così pregevoli.
La madre dai lunghi capelli argentei sussurrò: - sai, io ho molta esperienza ma a volte nonostante i miei anni e le mie cure sbaglio nello scegliere un filo-
allora chiesi: - Se non è questione di essere esperte, di cosa si tratta?
Rispose sorridendo- si tratta della connessione fra il cuore e le mani: l'attitudine più preziosa dell'essere umano-

La terza madre, aveva la corporatura di matrona, da principio mi era parsa più arcigna ma cambiai idea all'istante quando prese la parola e con una straordinaria dolcezza mi interrogò :- Hai trovato quello che cercavi?-
- Non ancora ma ho capito in quale direzione si trova-
- e allora vai, e tieni gli occhi aperti perché quando troverai ciò che cerchi dovrai chiuderli.-
non capivo ma lei continuò
- questa sera abbiamo mandato la bambina a cercarti perché i tuoi occhi erano chiusi e li hai aperti qui. Avevi bisogno di questo nell'apogeo del tuo ciclo e abbiamo usato la magia: sai che significa che si è aperto il portale e le regole sono state invertite. Guarda nel profondo e torna a queste parole quando ti senti persa perché sappiamo tutte come sia frustrante nel regno della superficie essere coerenti alla rotta verso le stelle quando hai a che fare con una moltitudine che naviga a vista -
Chiusi le mani nella preghiera sentendo nel profondo la gratitudine per le parole curative che avevo ascoltato, medicina che alleviava il dolore della mia malattia terreste.

Guardai le madri, i loro occhi fieri, accarezzai la testa della bambina addormentata su un piccolo sofà dietro di me.
- Namaste Madri. Grazie per questo sogno-

aprì gli occhi e rimasi ancora a lungo distesa sul letto da dove potevo osservare, dalla finestra, il candore della neve nella mattina del giorno che si affacciava.


Benedetta sia la luna piena,
S

sabato 21 ottobre 2017

Considerazioni verso Samhain



Le celebrazioni di Mabon erano appena terminate quando riuscì ad avere un momento in cui parlare alla sacerdotessa.



Sedeva su una pietra davanti alle ceneri del fuoco da poco spento, al centro del cerchio.
Si intrecciava i lunghi capelli grigi in trecce.
Le andai incontro lentamente e ristetti davanti al suo cospetto fintanto che lei alzando sguardo mi fece segno di avvicinarmi.
Appoggiò il pettine d'argento sull'erba e mi prese dolcemente il capo per appoggiarselo sul grembo poi iniziò ad accarezzarmi i capelli.



Chiusi gli occhi per assaporare meglio il calore delle sue mani soffici e rugose.
-Dimmi sorella cos'hai imparato dalla delusione?- chiese
- molto maestra, la delusione è un'insegnante molto severa-
- ma non sei una vittima, sei una sopravvissuta se non permetti che gli ostacoli ti inaridiscano.-
- sono tanti i pensieri-
- sono migliaia per tutte e per tutti, la maggior parte sono ripetitivi. Se non li controlli segni l'infelicità dei tuoi giorni-
- non riesco a fare la differenza nel mondo fuori-
- puoi farla solo nel mondo interno-
- questo mi distanzia notevolmente dalle altre persone-
- non tutti e tutte percorriamo gli stessi cammini-
- ho imparato strada facendo che la fiducia non dev'essere un regalo-
- Ma non per questo la paura dev'essere una prassi. La nostra mente reagisce al pericolo allo stesso modo dai tempi in cui siamo divenuti genere sapiens: è una scarica elettrica propagata attraverso le sinapsi del cervello; ma mentre l'individuo dell'anno mille doveva affrontare pericoli concreti: dai briganti, alle bestie nel bosco alle calamità, oggi c'è molto più controllo sull'esterno cosicché le paure – quelle infide- si sono trasferite sul piano interiori e purtroppo sono molto più insidiose poiché non danno tregua: nell'anno mille una volta rientrato scampat* alle bestie feroci e ai briganti sapevi di trovare rifugio nella tua casa. Oggi non è più così perché quando le paure si radicano dentro non c' è nascondiglio né scampo ovunque tu possa andare e sopratutto non c'è riposo-



- E come si possono evitare?-
- Non le puoi evitare. Sono gli ostacoli di un cammino di consapevolezza. Evitarle significa non procedere. Quello che puoi fare è riconoscerle e da nemiche trasformale in alleate.-
- come?-
- prendi il tempo ad esempio. Un nemico che lascia i segni sul volto e le cicatrici sulla pelle. Non puoi fermarlo né vincerlo ma quello che puoi fare è amarlo. Puoi renderlo tuo. Puoi prendere il tuo tempo. Renderlo presente. Molta sofferenza mentale nasce dall'ansia per il futuro e dalla nostalgia del passato. Sono entrambe proiezioni. Schemi di pensiero che fanno sì che le emozioni già provate continuino a ri-attualizzarsi dentro di noi nel caso del passato, e che facilitano la bramosia e il desiderio di ciò che non abbiamo nel caso del futuro. Sono meccanismi contorti che ci catapultano nella spirale della sofferenza mentale. Ci vuole presenza nell'adesso. Consapevolezza e centratura del qui ed ora.-
Pensai a quante volte avevo proiettato la mia visione sugli altri, a quante delusioni mi ero procurata. Mi tremò il respiro. Lei mi sollevò il volto e fissò lo sguardo sui miei occhi.



- Sono errori umani, li compiamo in continuazione- disse per consolarmi.
- quando mi guardo attorno non mi sembra che le persone siano interessate a comprendere questa natura.-
- il paragone è un altro nemico, come le critiche. Ti distoglie l'attenzione da ciò che stai facendo.-
- ma altre mi danno segnali di stima-
- non è per loro che sei. Siamo ciò che siamo a prescindere dai complimenti o dalle critiche. Il nostro compito è sviluppare il nostro talento per la vita. Non lasciare che possano toccarti.
- una vita da intoccabile insomma- ironizzai
sorrise come si sorride a un bimbo dopo una birbonata.
- bambina mia, hai scoperto da sola che il fuoco brucia. L'hai scoperto solo quando hai sentito la tua carne che si bruciava. Non ci avresti creduto allo stesso modo se te l'avessero solo raccontato.
Non è per questo però che odi il fuoco, vero? È il più confortevole dei compagni nel freddo inverno quando fuori nevica e sai bene come l'acqua per gli infusi sia più pura quando preparata nel camino.-
Pensai al mio giaciglio, al focolare e alle ustioni che avevo su mani e braccia.


Lei continuò: -Ogni esperienza ha il suo fine, il suo valore d'insegnamento ed è esattamente ciò che deve essere nel momento in cui è. L'universo ha un'intelligenza molto superiore a quella di qualsiasi individuo.- fece una pausa per riflettere poi continuò:- Non è per questo che devi essere passiva e asservita alla fede ma occorre che tu ascolti con più profondità per agire coerentemente al fine dell'armonia nel tuo percorso.-
- a volte mi sembra di essere sopraffatta dalle grida di strazio di situazioni e problemi- le confidai.
- quello è il momento in cui occorre alzare il collo e vedere le cose dall'alto perché possiamo facilmente considerarci tutt* miserabili, degn* solo di compatimento…. oppure possiamo pensare che ogni ostacolo ci aiuta a crescere e che in ogni momento abbiamo infinite possibilità di essere felici. Vedi in fin dei conti si tratta, di nuovo, di un unico vecchissimo concetto: controlla i tuoi pensieri. Crescili e nutrili nella direzione in cui vuoi vedere la vita.-
- possano tutti gli esseri essere liberi e felici.- commentai spontaneamente
- Sì, mia cara.- confermò lei con entusiasmo. Mi abbraccio stretta in un lungo e caldo abbraccio. Mi baciò le gote e poi afferrato il bastone di propiziazione con una danza benedisse il nostro incontro.


giovedì 6 luglio 2017

*** Esbat di Luglio***


il 9 luglio 2017: 

***Esbat delle Erbe***

Alla lunazione di luglio, le nostre antenate hanno dato il nome di luna delle erbe, luna dei prati e anche di Luna del raccolto.
 
Ognuno di questi nomi vuole suggellare il legame ,con precisione, che scandisce il tempo del profumo dei fiori che riempie con tutta la sua intensità l’aria, cullato dalle correnti di calore dei venti estivi. E' proprio questo il periodo in cui la maggior parte delle erbe raggiunge il massimo potenziale; l'apice del potere medicamentoso. E'  quindi il momento propizio per la raccolta e la successiva essiccazione delle erbe che serviranno per preparare le tisane e gli unguenti.
Achillea moscata Alloro, Assenzio,Bardana,Cardo mariano, Cicoria, Coda cavallina, Corbezzolo, Comiolo, Edera, Elicriso, Frassino, Iperico Lavanda, Lingua di cane, Meliloto, Melissa, Menta, Salvia sclarea e Tiglio sono alcuni esempi di piante che ho incontrato facilmente nei prati e nei sentieri dell'Appennino in questi giorni.

Per benedire il tempo a venire è consigliabile farne regali per condividere l'abbondanza dei regali di madre Terra con i/le più.
Un'idea che risulta sempre molto carina è quella di cucire piccoli sacchetti di stoffa per poi riempirli delle erbe essiccate. Questo dono è un potente augurio sia per chi riceve il regalo che per chi lo fa.

Ogni pianta ha la sua peculiare proprietà ed uso magico. Eccone alcuni esempi per le miscele dei vostri sacchetti regalo:
Per rinvigorire: Timo, Origano , Prezzemolo e Salvia
Per l'equilibrio mentale: Lavanda , Origano, Rosmarino, Menta
Per propiziare il successo economico e lavorativo: Trifoglio, Basilico, Menta e Salvia
Per favorire la divinazione: Menta , Assenzio e Camomilla
Il momento della raccolta rappresenta uno scambio tra il nostro umano agire e il dono fatto dalla natura, da vivere con gratitudine per l'universo e la vita.
Suggellare il momento con gratitudine è un'ottima pratica per attrarre energia positiva.
Così recitare una preghiera per la madre ci condurrà dentro l'intimità nella connessione con l'universo :

Madre, che mi nutri, curi e proteggi
grazie a te io cresco benedicendo
l'umanità, l'animalità e la flora.

Madre, che mi infondi la vita
e il coraggio per il mondo
che mi instilli nel mio occhio
la bellezza dell'attorno.

Madre, a te levo le mie mani
unite nella preghiera per questa luna piena
che illumina il mio cuore e purifica la mia anima.

Gli elementi che la tradizione wicca associa all'esbat di luglio sono:
Spiriti della natura : hobgoblins ( piccoli, grotteschi ma simpatici ), fate del raccolto

Erbe: caprifoglio, agrimonia, verbena di limone, issopo

Colori : argento, blu-grigio

Fiori : loto, lillà, gelsomino

Profumi : giglio, incenso

Cristalli : perla, pietra di luna, agata bianca

Alberi : quercia, acacia

Animali : granchio, tartaruga, delfino, balena

Divinità : Khepera, Athena, Giunone, Cerridwen, Venere
Come si raccolgono ed essiccano le erbe, allo stesso modo si annuncia l’inizio del raccolto spirituale personale. Le attività magiche sembrano riuscire con maggiore facilità poiche abbonda lo psichismo, le letture divinatorie diventano chiare e i sogni carichi di premonizioni.


La Luna delle Erbe ci suggerisce di caricarci, come talismani in prima persona, con la luce e la potenza piena dell'estate: sia essa sotto forma di luce lunare o solare. Ci permette anche di esplorare a fondo la nostra personalità, di sondare le nostre abitudini, di capire gli sbagli e di trovare la volontà di correggerli. Si tratta di investire su quanto stiamo compiendo e di focalizzare l'obiettivo verso cui vogliamo dirigerci.
Siamo prossim* a Lughnasadh, uno dei Sabba maggiori, il culmine ultimo della meravigliosa danza della prosperità estiva, la festa del raccolto e dunque il simbolico parto dell'estate che volge alla conclusione.

Le attività predilette durante la Luna delle Erbe sono quelle dedicate alla magia e al divinazione poiché il velo tra il nostro mondo e quello degli Spiriti si fa molto più sottile ed è come se il vento lo sollevasse sommessamente, così permettendo all'immenso potere che unisce questa realtà con l'Altro mondo di dialogare senza confini netti. Fate particolare attenzione ai sogni, prendetene nota poichè potrebbero rivelarsi messaggi importanti per il vostro immediato futuro.


Meditazione della Luna
Quando la luna sorge accoglietela bruciando un incenso e accendendo una candela. Mettetevi sedut*, possibilmente nell'asana del fiore di loto. Cercate una posizione in cui i raggi lunari cadano su di voi ed osservate attentamente la luna praticando il respiro yogico.
 
Quando vi sentirete rilassat* e conness* , chiudete gli occhi e continuate a concentrarvi sul respiro portandolo ad essere sempre più lento, arrivando ad essere voi stess* sempre più rilassat*. Immaginate la luce della Luna che sgorga come liquido argenteo, vivo, luminoso che lentamente, discende sul vostro capo come acqua luminosa ed entra in ogni poro. La Luna vi sta bagnando e benedicendo con la sua luce per farvi diventare luminos*, argente*, ebbr* del suo potere guaritore.
Il liquido viene del tutto assorbito dal vostro corpo, che emana da sé la luce regalata dalla Luna. Continuate a respirare, prendendo con calma coscienza del mondo esterno: la Luce viene inglobata nel corpo, diminuendo perché entra fino a divenire eparte integrante di voi. Pacatamente, sollevate le palpebre e tornate a guardare la Luna. Ringraziatela del dono.
 Madre Luna vieni a me,
 questo io ti chiedo...
aiutami a sentire la tua forza
e a trovare la Dea che vive in me

Augurando felicità e libertà a tutti gli esseri,
Simicca
Sitografia
Bibliografia:
L'arte della Magia di P. Currot

sabato 6 maggio 2017

l'incontro nella notte

Dove andavo nella notte?
Dove caspita stavo andando?
Ero come rapita. Seguivo i miei passi in automatico, uno dietro l'altro.
A un certo punto della notte avevo solo sentito necessario il camminare e così mi ero avviata nel bosco.
 All our running ahead
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Era piovuto, la strada era bagnata e aveva un'odore acre di terriccio, quasi nauseabondo.
Io avanzavo in silenzio per sentire il fruscio delle foglie che si accartocciavano sotto i miei piedi, volevo essere sicura di fare attenzione a ciò che pestavo, a cogliere ogni particolare del suono. Solo questa attenzione riusciva a farmi dare un senso al mio essere su quel sentiero in quella notte di luna crescente. L'attenzione mi rendeva tranquilla. L'aria frizzante e gelata, respiro del vento, mi gonfiava i polmoni e il cuore tamburellava al chiarore della pallida falce nel cielo.
Al centro di una radura sulla quale si apriva il mio sentiero, scorsi una figura dalle ampie vesti bianche e il capo chino su una roccia.

Mi avvicinai sussurrando il canto delle madri affinché non si spaventasse
Sono una donna della terra,
danzo con la luce della luna
la divinità è viva in me
danzo nell'universo
la mia allegria è una medicina
Sono una bambina selvaggia
innocente libera e selvatica
ho tutte le età
le mie antenate sono vive in me
Sono sorella delle nuvole
so solo condividere
so che tutto è di tutti
e che tutto è vivo in me
Il mio cuore è una stella
viaggio a bordo del mio spirito
sono figlia della terra.


Rimasi alle sue spalle fintanto che non terminai il canto, e quella tamburellava a ritmo le dita sulla pietra.
    -danzo nell'universo e la mia allegria è una medicina- cantai ancora una volta, mentre con una piroetta mi portai davanti alla creatura.
    Quella alzò il capo dalla pietra e ridemmo insieme timidamente poi repentinamente, come cambia la pioggia dal sole nelle giornate di primavera a Finisterre, le si rabbuiò il volto e senza guardare,come nell'ovatta della nebbia, mi chiese di andarmene.
    risposi- ho fatto molta strada per arrivare fin qui-
    - perché sei venuta tanto lontano?- ribatté
    - mi ci hanno portato i miei piedi e le mie orecchie curiose del suono delle foglie calpestate-
    le sue dita disegnavano rune sulla pietra
    - non credi che sia abbastanza?-
    - che cosa? La curiosità?-
    -certamente, la curiosità è un eterno partire… dico non ne hai abbastanza? Pensi mai a come ci si deve sentire arrivati?
    - dimmelo tu se vuoi togliermi questa curiosità.-
    - perché credi che abbia la risposta?-
    - in effetti fai solo domande ma forse le tue rune suggeriscono se non risposte, interpretazioni.-
    - Non è così. Guarda la luna. Solo lei suggerisce interpretazioni.-





La sua voce mi sembrava stanca così l'invitai in casa a bere una tisana di betulla e verbena per ristorarsi.
Mi seguì senza troppo entusiasmo e una volta entrate, sedette a gambe incrociate sul pavimento di legno.
Imbronciando il volto mi disse: -C'è solo da imparare nel lento esercizio del masticare giorni tutti uguali. 
Persi lo slancio fissando l'orizzonte e ora le ali pesano curvandomi la schiena-

cercai di consolarla: -Imparerai ad aggomitolarti e le ali ti riscalderanno; saranno la tua protezione-
-eppure per camminare sono un peso morto- constatò risolutamente e alzandosi concluse: -io non le voglio se non posso più volare-.
Si avviò verso il tavolo. Estrasse un coltello dal cassetto e me lo porse con decisione.
- ora aiutami a camminare leggero.-
Rabbrividì per la richiesta.
Eppure era così deciso il suo sguardo, evidenza della chiarezza delle sue idee,
che non ebbi la forza per contraddire.
Afferrai il coltello mentre deglutivo saliva amarissima. Come se la febbre mi fosse piombata addosso all'improvviso tremavo clamorosamente e respiravo a fatica.



L'angelo si avvicinò e mi guardò dritto negli occhi.
Vidi lunghi sentieri ombreggiati da enormi gelsomini. Mi parve di poterne sentire il profumo.
La creatura mi strinse fra le braccia e fui completamente pervasa dal piacere dell'abbraccio.
Sorrisi allora e lascia che si voltasse.
Iniziai a recidere le ali dalla base delle spalle.
Piangeva. L'angelo piangeva, non si voleva fare udire e tratteneva i singhiozzi stoicamente ma potevo vedere le sue mani  insanguinate dalla stretta morsa dei suoi denti, che somatizzavano le grida di dolore che avrebbe voluto lanciare.
Eppure non chiese mai, nemmeno per un momento, di fermarmi.
Non so quanto tempo passò. La mia percezione era totalmente assoggettata alla concentrazione sul taglio di quei tessuti di carne. Quando finii e finalmente riuscì a staccare le ali dalla sua schiena saturai le ferite con il fuoco.
Ormai non più angelo ma umano con grandi cicatrici sulla schiena, si addormentò o più probabilmente aveva perso i sensi.
Ci mise molti giorni per riprendersi ma infine una mattina risvegliandosi mi chiese di riaccompagnarlo nel bosco così capii che era guarito.
Partimmo che era ancora presto e l'erba coperta di brina.
Sul sentiero, lui camminava con eleganza. I suoi passi erano leggeri e toccavano soavemente la terra.
Ci fermammo davanti al fiume e meditammo.
Quando il silenzio si fece intenso sentì chiaramente la sua voce, suonò come fosse una carezza.
 Disse solo: -sono arrivata.-
Aprì gli occhi d'istinto e osservai lo spazio naturale attorno a me.
L'angelo non c'era più.
Ascoltai il fiume per un po' e ripensai alle parole che ci eravamo scambiate quando ci incontrammo: "a come ci si deve sentire arrivati e alla curiosità che è un eterno partire".
Ora la sapevo arrivata ed io ripartivo.

Mi alzai e sussurrando il canto del circolo ritornai a casa


Simicca, 
dal bosco delle idee incantante
dove ogni albero è un racconto

martedì 18 aprile 2017

*** Dhamma, Vegan e Minoranze***

Istruzioni per il post:
ascolta il suono dei Cimbali

 

la mente reciti: ***Possano tutti gli esseri essere liberi e felici***
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Una storia di Dhamma:

Nel tempo in cui per fare i lunghi viaggi si era soliti utilizzare la nave capitò che un emerito professore di scienze dovette salpare per l'America.
La nave che lo trasportava era un mercantile e il professore non aveva molte persone attorno con cui parlare. Passava così gran parte del suo tempo a studiare ed approfondire i suoi argomenti.
Un giorno, stanco e un po' imbarazzato dal maldimare, incontrò a poppa un mozzo.
Il professore lo interrogò: tu che sei di bordo, cosa conosci dell'oceoneagrafia?
Il mozzo rispose: non so nemmeno cosa significhi…
Il professore allora lo istruì mentre con un certo disprezzo, pensava dentro sè : -che spreco che è la vita su una nave se non si conosce ei processi chimici e fisici che regolano l'ambiente.-
e il mozzo rispose umilmente: mi perdoni professore se non ho studiato.
Non ne ho avuto la possibilità di studiare e chissà se ne sarei stato in grado-
poi si congedarono amichevolmente e il mozzo ringraziò il professore della lezione.
Quando il professore tornò alla sua cabina, non fece in tempo a sedersi alla scrivania che la nave iniziò a vacillare bruscamente.
Il tempo era mutato e all'improvviso la tempesta imperversava fra le onde del mare adirate.
Riusci a stento a tornare a poppa.
I marinai si gettavano in mare, la barca sprofondava velocemente.
Il mozzo gridò : “ si butti professore, nuoti”
ma il professore restava e lo sguardo era triste.
Non sapeva nuotare.


"C'est pas l'homme qui prend la mer C'est la mer qui prend l'homme"





Questa è una parabola del maestro Goenka che viene tramandata tutt'oggi nella scuola di meditazione Vipassana e che invoca l' umiltà come qualità  radicabile, insegnabile, al pari di tutte altre scienze tradizionali.
Lo sviluppo dell'intelligenza emotiva e l'empatia altruistica sono una direzione dello sviluppo umano necessaria per una società felice e in questo centro si applicano per questo fine http://www.atala.dhamma.org/pub/index.php. Se avete la possibilità andate a visitarlo e a praticare la meditazione.
           Preambolo:
Oggi, anno domini 2017, la natura è disordine e declino?
Eppure quali evolutissimi livelli di scienza e di tecnica, di conoscenza abbiamo a disposizione…
Abbiamo a disposizione una serie di dati pressoché impossibili da elaborare per un cervello umano, per tanto viviamo in stretta simbiosi con gli/le altr*.
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Dopo questa lunga premessa andiamo a parlare di veganismo. 
E sarò noiosa, ve lo dico già così evito di sentirmi in colpa alla fine.
Discorrendo con la maggioranza delle persone di veganismo, da vegan quale io sono, si viene pedissequamente criticati nonostante che – e lo sottolineo con una certa soddisfazione- negli ultimi anni la tollerenza sociale stia velocemente migliorando ma laddove impazza la voglia di discriminare e dare la propria opinione ovvero sui social -questi catalizzatori di emozioni che ti danno l'ebbrezza di esprimerti parlando come da un palco a un pubblico- non sembra proprio voler ammansirsi lo scontro vegan contro no vegan.
Il fenomeno è tanto inflazionato da risultare sdoganato, per molt*, e “le battute sui vegani hanno rotto il cazzo molto più dei vegani stessi” cito Lercio.
Ma lo scontro è amato, in fondo alla gente piace la guerra così ho ritenuto opportuno concentrarmi nell'analisi delle motivazioni profonde che sono alla base del comportamento collettivo discriminatorio.

E' evidente che quanto quando si parla di cibo e di alimentazione scatta nell'individuo qualcosa di passionale nel dovere di difendere le proprie abitudini, e lo fa nella maniera che gli è più congeniale, spesso eclatante, disprezzante o svalutativa nei confronti di chi non condivide la propria dieta. Di fatti, dobbiamo considerare che l'atto del nutrirsi è istinto vitale primario, ricordo inconscio dei primi attimi che decretano la sopravvivenza di quando veniamo al mondo. E' forte e imprescindibile dunque la valenza affettiva e identitaria in cui ci si riconosce nella propria dieta; questo valore archetipico che ci lega alla vita e ci da attaccamento all'identità.


Discostarsi dalle scelte del gruppo originario, o dalle abitudini condivise dalla moltitudine, deve avere una profonda e forte motivazione oltre che, come pare ovvio, una certa propensione di apertura mentale, essenziale per ogni cambiamento.
Lo stimolo a scrivere questo post me l'ha dato un mio caro amico, dalla mente lucida e brillante. Abbiamo scatenato un dibattito sul veganismo e sulla tolleranza per le minoranze a partire dalla notizia del Tar di Bolzano che ha accolto la richiesta di una madre vegan, che ha ottenuto la possibilità di mangiare vegan per il suo bambino. http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/27/bolzano-niente-menu-vegano-allasilo-il-tar-condanna-il-comune-di-merano/3478949/#disqus_thread 
Ci si è chiesto se sia giusto che un genitore possa decidere la dieta del figlio quando possibilmente pericolosa.
Prima di tentare di rispondere è opportuno ricordarci che se leggete i giornali sapete benissimo come vengano riportati con grande clamore i casi di bambin* ricoverat* per carenze nutrizionali, evidenziando come la causa sia sempre la stessa: genitori vegan. Fanatici genitori vegan.
Raramente tali notizie vengono smentite o anche solo corrette quando non si rivelano fondate perché - lasciatemelo dire in tutta onestà e senza per questo dover essere additata come complottista- ci sono interessi economici enormi dietro l'industria della carne.

Ciò è evidente anche notando il poco spazio mediatico dedicato ai genitori dei bambini affetti da obesità o da sindrome di iperattività che ai fatti non sono processati per aver cresciuto i figli a mc Donald e merendine industriali.
Socialmente viene quindi accettato che i bambini si ingozzino di cibo spazzatura ma non che vengano alimentati in maniera vegan.
Il discorso ora si sposta sulla scienza nutrizionista, sulle informazioni di cui disponiamo per decidere come alimentarci in maniera salutare.
Il mio amico è uno scienziato e mi ha invitato a indagare nella letteratura scientifica di riviste specializzate per poter difendere il mio essere vegan e se in un primo momento ho pensato che era quello che avrei fatto, poi ho capito che non è questo ciò su cui voglio specializzare il mio essere. Come il mozzo della storia con cui ho iniziato, non ho la preparazione per sostenere che la dieta vegan è più sana per il nostro fisico di quella onnivora, perché non sono un medico nutrizionista o una biochimica dell'alimentazione.
Ma sono vegan da 5 anni, prima vegetariana da 17 e ad oggi posso accertarvi che sto bene, non ho carenze. Sono cresciuta nella filosofia vegan che per quanto mi riguarda è stata una scelta dettata dall'empatia con gli animali e di logica ecologica. Riconoscendo l'assunto tat twam asi delle Upanishad vediche “ cio tu sei” si interpreta il macrocosmo dell'universo nel microcosmo dell'individuo. Tale coscienza olistica mi porta a cercare la completezza dell'individuo nell'unione di mente e corpo e sui differenti livelli di materia ed energia, con uno devozione profonda per l'ambiente che mi ospita, in sintonia con una concezione di natura che viene resa antropomorfica dalla necessità stessa del mio cuore di amare.

Dell'essere vegan ne faccio un discorso d'amore, nei confronti degli animali e della terra.


-Boia, che outing post hippista!-
 me ne rendo conto,
tuttavia lo preferisco -e di gran lunga - al post nichelismo.


ora, tornando al discorso della scelta genitoriale sulla dieta dei/lle figli*: a differenza dei genitori che alimentano la prole a junkie food che spesso – perlomeno dobbiamo augurarcelo- sono ignari della scelta alimentare che compiono, pilotati da pubblicità provocatorie e ammalianti che giustificano un'economia da centri commerciali e shopping compulsivo; i genitori vegan scelgono consapevoli di andare contro corrente, di venire criticati.
Sarà uno stereotipo, in questi tempi di femminismo da pentimento di essere madri, ma io credo che sia naturale che un genitore voglia trasmettere ai/lle figl* la saggezza della propria esperienza di vita che che lo orienta nel mondo e nel decidere di cosa alimentarsi.
I vegan sono ancora la minoranza della popolazione, incutono un certo timore perché l'espansione è molto rapida ed eterogenea rispetto ad altre minoranze come quelle immigrate o di credo religiosi.
I supermercati si stanno adeguando con scansie dedicante, anche se, francamente, il fatto che abbiano creato un'offerta surrogata all'offerta carnivora della quale vengono anche scimmiottati i titoli “ fiorentina di seitan” mi pare allucinante. Ma ancora più allucinante ritengo gli imballaggi, la plastica, le etichette e i codici a barra quando i dati sull'emergenza ambientale hanno stabilito il 2100 come inizio di distruzione della razza umana.
Ma tornando a noi, che fino al 2100 non campiamo comunque.
Parlavamo delle minoranze e ritengo importante scrivere che le minoranze creano quella eterogeneità di idee con cui si evolve la democrazia, di cui si nutre la società per tanto dovremmo essere tutt* rispettat*, anzi tutt* liber* e felic*.
- ce lo ricordiamo ancora il mantra con cui ho aperto il post?-
Concludo dicendovi che alla mamma, che si è sbattuta non poco per far sì che suo figlio mangiasse vegan, io dico grazie come dico grazie alle minoranze degli indiani d'America che lottano per far riconoscere il proprio diritto alla terra, ai/lle militanti in Val di Susa che da 20 anni sono presidiati dall'esercito, alle donne di Plaza de Mayo, ai copti d'Egitto, alle altre minoranze tutte che conosco e non mi vengono in mente al momento e quelle di cui non so per mia ignoranza. Oltre  dire grazie, laddove mi è a portata cerco di aiutare i gruppi di pressione: il comitato contro l'ampliamento della discarica tre monti; per il quale al Mercolbio abbiamo allestito laboratori con il fine di raccogliere fondi per il ricorso al Tar in merito alla sopraelevazione della discarica di Imola.
Con tanta gratitudine nel cuore per tutt* coloro che si danno da fare per non solo preservare il mondo dal devasto ma che tentano con la dignità di renderlo un posto migliore, ammonisco chi fa della discriminazione un esercizio, anche intelligente, di potere lo e invito ad usare per fini più nobili la propria energia.
Concludo con un estratto dell'ultimo libro che ho letto: Le prigioni che abbiamo dentro di Doris Lessing:

“Se fai parte di una comunità unita sai che puoi permetterti di non essere d'accordo con le idee di quella comunità solo a tuo rischio e pericolo (...) la cosa più difficile al mondo è proprio sostenere un'opinione contraria a quella dominante nel gruppo, continuandone a farne parte (…) il futuro di tutt*, dipende da questa minoranza. Dovremmo escogitare i modi per educare i nostri figli in modo che vadano a rafforzare quella minoranza e non, come facciamo oggi perlopiù, a riverire il branco perché nei momenti di sobrietà, nei momenti umani, quando pensiamo, quando riflettiamo, tutti noi sospettiamo che questo “io ho ragione e tu hai torto” sia un'idiozia. Tutta la storia, tutto il progresso , procede grazie all'interazione e all'influenza reciproca, e anche i più violenti ed estremi di pensiero e di azione s'inseriscono nella trama complessiva della vita umana di cui rappresentano un filo.”


Vi saluto con una canzone:




Dall'avamposto vegan biologico imolese,
Bio Green Food
SimoSimicca

lunedì 13 febbraio 2017

***Il pesce Valentino non sapeva cosa fosse l'acqua***

Non molto tempo fa, tra le schiume delle onde dell'oceano, in una insenatura della barriera corallina viveva felicemente un piccolo pesciolino rosso di nome Valentino.
Aveva pinne dai colori tanto sgargianti e viveva quieto giornate sempre uguali, senza tanti pensieri e senza molte preoccupazioni.
Il pesciolino non aveva idea di cosa fosse l'acqua ma sapeva benissimo che la rete era qualcosa di malvagio e di sbagliato.
Un giorno,venne alla spiaggia, arrivando da terre molto lontane, un bellissimo toro che era riuscito a sfuggire alle atrocità degli uomini che lo obbligavano alla corrida.

L'animale era assetato ma sapeva bene che non poteva bere l'acqua salata dell'oceano.
Mentre ammirava le acque trasparenti e il moto sensuale delle onde il suo sguardo fu catturato dalle brillanti squame del piccolo pesce. Al toro parve di vedere il rosso più rosso che mai prima di tale momento, neppure negli istanti più ispirati della sua vita intensa, fosse mai  riuscito ad immaginare. Rapito da cotanta pienezza di colore mise una zampa in acqua e poi l'altra per avviarsi lentamente nella direzione del pesce Valentino.
Quest'ultimo da parte sua rimase pietrificato dalla vista del colosso che marciava verso di lui e non gli riuscì di muoversi.
Il toro avanzò fintanto che ebbe l'acqua alla gola e si ricordo chiaramente che alla sua specie non era dato il talento del nuoto.
Proprio quando l'acqua finì per arrivargli alle narici si trovò davanti al pesce rosso. Questi vedendo davanti a se le zampe del toro e i peli di queste librarsi leggeri nell'acqua, come le alghe che tanto gli piacevano, gli si avvicinò e iniziò a strofinarsi contro.
Il pelo nero e lucido del toro gli risultò morbido e godeva molto della sensazione data dallo strofinamento
Stettero così a lungo, nell'acqua, il toro e il pesce rosso contenti della loro vicinanza e della coccola che questa rappresentava nella loro vita di solitudine.
Ad un centro punto il toro non poté più resistere: l'acqua salata gli rattrappiva la pelle e aveva una terribile sete così si diresse verso riva.
Il pesce, si fece al suo fianco e lo seguì. Aveva gli occhi a cuoricino ancora più brillanti delle sue pinne dal colore vivace e sgargiante.
Quando giunsero alla terra, Valentino si trovò tutt'a un tratto sdraiato boccheggiante sulla riva ed ebbe chiara la comprensione dell'elemento 'acqua'.
Il toro vedendolo sofferente con il muso, delicatamente, spinse il pesce in acqua per salvarlo dall'asfissia.
I due rimasero a fissarsi increduli perché accesi dal desiderio ma distrutti dalla disillusione data dalle reali possibilità di spartire la vita assieme. Videro una borsa di plastica, stracciata e corrosa dal logorio della corrente del mare che tuttavia conservava un fondo piuttosto integro. Il toro ne prese i manici fra i denti la riempì d'acqua, per quello che la capienza della sporta consentiva, e invitò il pesciolino rosso a saltarvici dentro. Questo esitò non poco ma negli occhi profondi del toro trovò l'ispirazione per lo slancio e saltò nella borsa di plastica biodegradabile che aveva tutta l'apparenza di una rete.

Si udì in quel momento nel soffiare del vento come il suono di un canto femminile: era la voce Ochun, la dea dell'amore, che proprio in quel momento stava viaggiando per tornare al fiume, sua dimora, dopo essere stata a visitare la madre Yemeyà nel suo regno di Oceano.




Vide la scena di un toro che stringeva frai denti una sportina sbrandellata nel cui fondo si adagiava scomodamente un pesce dalle brillanti squame rosse, con occhi a cuoricino. Sorpresa da tanta tenerezza , Ochun fu colta dalla compassione per le due creature ed agitò il suo ventaglio tempestato di perle sopra i due che si trasformarono all'istante in uccelli magnifici.
Spiccarono il volo con grande slancio, entusiasti delle nuove spoglie e si allontanarono nel tramonto del tropico per giungere a una palma dove costruirono il nido e vissero per sempre felici e contenti.

Morale: l'amore è scomodità perché obbliga il proprio ego ad andare oltre le esigenze del se, vincola allo sforzo nell'ottica dell'altro, rimane individualmente inadeguato fintanto che non incontra la magia che trasforma le sostanze e le forme.
L'amore si libera quindi attraverso la magia.

Altri finali a scelta :

- pessimista: il toro annegava o il pesciolino moriva asfissiato.
- catastrofico: muoiono entrambi
- realista: se ne facevano una ragione ed ognuno se ne andava per la sua strada

Ho scelto il finale romantico perché sono una delle tante vittime degli stereotipi disneyani d'infanzia, che con tutti quei lieto fine del cazzo, hanno fottuto il cervello alla mia generazione, ma almeno c'è un che di misterico nell'intercedere della Dea e i riferimenti mitologici, da sempre, fanno da panacea al malessere esistenziale.


Ordunque si tratta di un ulteriore, dozzinale esulto di follia poiché la follia si è oramai affermata come attitudine esistenziale fondamentale per essere senziente.
Perché se non  folle, le probabilità che i disturbi siano peggiori, sono molto alte.

Rincuoriamoci: -La costruzione di un amore spezza la schiena- scrisse, con molta struggenza, Fossati.
Ne cantò una delle versioni più belle Mia Martini, sua travagliatissima amante.



L' anti-morale della favola del pesce Valentino è evidente: l'amore è una favola che si può solo raccontare.
Se dobbiamo considerare pragmaticamente l'amore, in termini di funzionalità della coppia, occorre riconoscere il lavorio di anime che tessono assieme la vita


Il telaio di Anna Segre:
Non è vero:
Finché morte non ci separi.
La morte non separa.
E la vita non unisce
Per definizione.
Etichettare appiattisce
Fino alla bidimensione
Non è vero che il tempo
Cura tutto:
Ci sono sofferenze
Incurabili
Che si ripresentano ciclicamente
alla coscienza
Febbri malariche,
Pezzi di legno che affiorano
Imprevedibilmente
Dopo l'affondamento.
Non è vero che tutto è relativo:
Se fai del male o subisci un male
Ciò ha un valore assoluto
Un'infinità di carbonio 14
Che ci mette ère a decadere
E pesa più della buona volontà
Dell'ottima fede
E di tutti i non pensavo
Non credevo
Non sapevo.
L'universo si smaglia
Perché il male tira i fili
Mentre il bene
Si ostina a tessere.


Buon San Valentino care anime,
che siate pesci, toro o uccelli
quel che più importa è che vi diate da fare per tessere.
Vi auguro di trascorrere amorevolmente questa giornata, con la persona che avete al vostro fianco o pensando a quella che sicuramente incontrerete nel cammino poiché siamo fatt* per amare ed essere amat*.



Se proprio non vi prende bene
 beh, trovate un'escamotage!
Al  BGF, per esempio c'è del rum cubano e  goyaba.

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Io non lo so se ha ragione chi dice che ho visto troppi film,
so solo che lo dice perché non sa quanti libri ho letto.
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Con benedizione,

Simicca dal nido biogrinfolovoso