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lunedì 9 gennaio 2017

L'affaire Panettone


Premetto prima di iniziare con questo post che sono stata recentemente redarguita: 
“un* brav* commerciante si astiene dal prendere posizioni e fare politica”


*** L'affaire Panettone***
Ero a casa una sera di metà dicembre e stavo tranquillamente e amabilmente trafficando con i panni da stendere quando ho ascoltato la pubblicità della Motta:


Tofu tritato
Seitan e alghe esiccate
cotto per 30 secondi in microonde
...e invece no...
da oggi con bacche di goji!
..scherzo."


ho un attimo di mancamento ed è proprio il caso di scrivere che quasi mi casca la catinella (con i vestiti!)
ma poi mi incazzo e basta.
-Permalosità, vittimismo?-
bhè, un certa dose di sbroccosità da utero sconquassato ( non vorrete mica che scriva da “palle piene”?) dovuto alle infinite prese per il culo e sfottò sul movimento vegan da parte dei media e della massa ca(davere)rnivora mi sembra ben più che doverosa da considerare.






Superata la fase critica dell'incazzo, il cui unico frutto è farmi possedere da un arterio tale che non si ammansisce nemmeno se faccio su e giù per Imola-Valsalva in bici 2 volte (n.b. distanza 25 km in salita appenninica), grazie all'intervento di amicici* saggi* che con il dialogo riescono a far carburare la messa in moto della parte r(e)azionale del mio cervello (spesso preso da viaggi antropofilosofici che mi distolgono notevolmente dalla realtà concreta delle cose) ho deciso di sana pianta (o di sana foglia come da serranda BGF), che avrei insegnato alla Motta cosa significa mettere al mondo un panettone.


Il primo impasto l'ho fatto la mattina con:
230 grammi di farina tipo 1 del Podere Torre dei Campani
50 grammi di zucchero di canna integrale del commercio equo solidale
70 grammi di olio Evo bio
90 grammi di acqua
35 grammi di panna veg
60 grammi di lievito madre
Prima si prepara la miscela di olio e panna sbattendoli energicamente con una frusta affinché si leghino poi si scioglie lo zucchero nell'acqua e si impasta con la farina  per poi aggiungere il lievito madre.
L'impasto viene adagiato in una ciotola e coperto con un panno bagnato, posto a lievitare per 12 ore a una temperatura di 28°.



Alla sera, trascorse 12 ore ho reimpastato il composto aggiungendo 70 grammi di farina, 50 grammi di zucchero, un pizzico di sale, 20 grammi di malto ( precedentemente) aromatizzato con scorze d'arancia e bacche di vaniglia, 100 grammi di uvetta sultanina o di scaglie di cioccolato e per ultima l'emulsione di 30 grammi di panna veg con 60 grammi di olio Evo.
Una volta accorpati tutti gli ingredienti, si ottiene come risultato un'impasto elastico e flessibile.
Ora si dovranno aspettare 40 minuti in cui  si lascia puntare l'impasto per poi procedere con la pirlatura ( che è la tecnica di formare la rotondosità di un impasto con le mani) infine si adagia nello stampo da forno.



Ho scritto un haiku per benedirne la crescita:
*** haiku del Panettone***
L' impasto, nella notte, triplicherà.
Il lievito madre, in luna crescente,lo nutrirà
E un buon panettone diventerà
Grande come il mondo
Perché creato rotondo

Era luna crescente, l'impasto è triplicato.

La mattina successiva con cuore trepidante di mamma, alle ore 7 (tracorse 7 ore nella seconda levitazione) mi sono precipitata al BGF per controllare la crescita della mia creatura. (vi confesso che il cuore mi batteva forte allo stesso modo quando ho messo i pattini a mia figlia per la prima volta e scrivo da pattinatrice sfegatata di lunga data).
L'impasto non ha deluso: era cresciuto fino ad arrivare a 2 cm dal bordo della forma





 così ho cotto i panettoni a 150° per un ora per poi ribaltarli infilzati con bacchetti di legno e lasciarli riposare così per 12 ore.
Lo sguardo immortalato in questa foto descrive con precisione  iconografica la passione con cui ho creato i panettoni BGF.

La fine del procedimento è stato il confezionarli ed etichettarli.
In tutto ho sfornato 40 panettoni.
37 venduti. 1 regalato, 1 condiviso e 1 mangiato.


In fin dei conti dovrei quasi ringraziarli quelli della Motta. Avevo pensato di mandargli uno dei panettoni BGF ma poi...
un po' perché non ne avevo a disposizione, un po' perché mi tirava il culo e ne avevo zero di fare la splendida, non l'ho fatto.
così ho pensato a questo spot:
“ Avreste potuto metterci:
farina bio locale, cioccolato del mercato equo e solidale, lievito madre
e invece avete fatto dei panettoni con gli ingredienti di sempre.”


Mi sento anche di dedicargli una poesia di Daniela Visani, poetessa imolese che il BGF avrà il piacere di ospitare giovedì 26 gennaio. 
Si chiama “Disagi”:

Nei centri commerciali


canzonette


imballano oggetti,


freddi carrelli


vomitano


plastica e parole,


mentre un disagio


di neon in mensa


insegue panettoni.


La morale di questa storia parte dal luogo comune“non tutto il male viene per nuocere” per arrivare
al motto più propositivo “ ti insegno a panettonate come si fa il bene.”

Quello che vorrei fare l'anno prossimo è bandire un contest in cui proporre l'assaggio del Panettone BGF e quello Motta chiedendo ai partecipanti di esprimersi sul confronto, e poi premiare l'analisi più critica.
Non lo farò perché mi toccherebbe comprare un panettone Motta.

Mi piacerebbe tantissimo rubarlo da un centro commerciale seguendo l'esempio di Juan Manuel Sánchez Gordillo, sindaco di Marileda, che nel 2012 è stato l'artefice dell'espropriazione forzata di alcuni prodotti alimentari dal supermercato Mercadona; ma il suo agire era giustificato da propositi ben più necessari dei miei, poiché i carrelli dei beni alimentari requisiti sono stati distribuiti alla parte più povera della popolazione.


Quindi diciamo che finisce qui questa storia turbolenta e iperbolica di panettoni; che se si è trattato del capriccio di un'esaltata radicale che vede il male nel sistema industriale capitalista e che si incazza quando si sente presa per i fondelli (...e pensare che i fornelli sono dei miei grandi amici!) come risultato finale c'è il riscatto dato dall'aver saputo trarre vantaggio dalla situazione.

Ma mi rimane un crogiolo e dato che la voglia di sermonare non mi è mai mancata, ammonisco:

-voi che comprate i panettoni motta,
 homo scemens adattati alle confezioni di plastica con le arance sbucciate per uno spuntino veloce ( che costa all'ambiente centinaia di anni in smaltimento) e alle vaschette sigillate con dentro wustel di improbabili ingredienti che hanno viaggiato mezzo mondo prima di finire sulle vostre tavole ikea di pessimo legno truciolato frutto del lavoro di operai sfruttati, 
dovreste farvi un po' schifo.-

Con questa provocazione, questo j'accuse ( si tratta pur sempre di un'affaire no?), rischiando di risultare dura, so che non riceverò giustificazioni o gloria, ma ritengo prezioso il sollecitare la riflessione in termini di sostenibilità su ciò che mangiamo, compriamo, consumiamo.

Ed ora mi avvio a concludere questo post in maniera propositiva dato che, come abbiamo detto, questa storia insegna il valore del riscatto e sappiamo che la differenza si fa in ogni istante, in ogni momento ed in ogni minima attenzione coltivata nell'ottica di cercare di rendere il mondo un posto migliore.

Come scriveva Castaneda, nella raccolta degli insegnamenti di Don Juan, alla fine non conta quale strada stiamo percorrendo perché tutte le strade sono uguali: portano alla stessa destinazione e passano tra i diversi scenari ( campi, boschi, città e mari). Quello che fa la differenza nel percorrere la strada è saper rispondere se il proprio cammino ha un cuore oppure no.

Con questa consapevolezza, vi elenco le azioni che vedono il BGF tra i suoi promotori:

*Impegno sul territorio per la promozione di un'alimentazione sana, basata sulla filosofia antispecista a base di ingredienti bio, svolto quotidianamente nella bottega stregata di via Valeriani e saltuariamente nelle scuole, in centri culturali o associazioni.
*Partecipazione al Mercolbio, mercato contadino di prossimità, biologico, da cui il BGF prende gran parte degli ingredienti alla base delle preparazioni e per il quale coordina molti dei laboratori divulgativi che quivi si svolgono
*Supporta la causa contro l'ampliamento della discarica ( ora causa contro la sopraelevata sulla discarica) di Via Pediano.
*E' tra i/le soci* fondatori del GES (gruppo economia solidale) insieme ad altre realtà economiche quali il Commercio Equo e Solidale e Cambiavento, e associative ( Gas, Legambiente, Riprendiamoci il Paesaggio, WWF). Gruppo che sta interloquendo l'amministrazione imolese e Conami al fine di trovare uno spazio comune in cui svolgere le attività che si sono sviluppate a partire dai principi elencati dalla legge di economia solidale regionale.
* Crea spazio e incontri per il dialogo inter-religioso e filosofico attraverso iniziative volte all'approfondimento delle differenti tradizioni sebbene si riconosca nel praticare l'antica religione della Natura (culto neo pagano o stregoneria)
* Promuove un linguaggio egualitario comunicando in maniera anti sessista. ( utilizzando gli asterischi al posto di accordare le parti flessive della lingua /sostantivi, articoli, aggettivi e verbi/  al genere femm/masch)




Io so, e lo sento profondamente, che è una strada dal grande cuore palpitante quella che traccia il BGF pertanto ringrazio tutt* coloro che lo sostengono ricordando che se Juan Manuel Sánchez Gordillo ha avuto l'audacia di espropriare carrelli di cibo dai supermercati è stato grazie al supporto del popolo di Marileda e dei 200 amici sindacalisti che hanno compiuto l'atto robinhoodiano con lui.

La premessa era che sono stata recentemente redarguita: “un* brav* commerciante si astiene dal prendere posizioni e fare politica”
bhè, ci ho pensato, ho analizzato la prospettiva e ho considerato i conti.
Quel che è risultato evidente è che la voce “astensione” non solo non risulta a bilancio nel BGF ma viene volutamente boicottata.


Vi saluto con uno dei capolavori di Battiato, dalle cui sagge parole emerge l'ispirazione per fare il bene:


Questo secolo oramai alla fine
Saturo di parassiti senza dignità
Mi spinge solo ad essere migliore
Con più volontà
Emanciparmi dall'incubo delle passioni
Cercare l'Uno al di sopra del Bene e del Male
Essere un'immagine divina
Di questa realtà”

Con biongrifianza,
Wicca Simicca, dalla bottega stregata Bio Green Food.


giovedì 29 dicembre 2016

*** il finocchio***


L'erbario del Bio Green Food si propone di approfondire la conoscenza degli alimenti che usa in cucina. Conoscere le proprietà, la storia della pianta aiuta a sintonizzarci meglio con essa, al fine di un cucinare più consapevole e armonioso.

Fuscello teso dal muro di
Eugenio Montale 

Fuscello teso dal muro
sì come l'indice d'una
meridiana che scande la carriera
del sole e la mia, breve;
in una additi i crepuscoli
e alleghi sul tonaco
che imbeve la luce d'accesi
riflessi - e t'attedia la ruota
che in ombra sul piano dispieghi,
t'è noja infinita la volta
che stacca da te una smarrita
sembianza come di fumo
e grava con l'infittita
sua cupola mai dissolta.

Ma tu non adombri stamane
più il tuo sostegno ed un velo
che nella notte hai strappato
a un'orda invisibile pende
dalla tua cima e risplende
ai primi raggi. Laggiù,
dove la piana si scopre
del mare, un trealberi carico
di ciurma e di preda reclina
il bordo a uno spiro, e via scivola.
Chi è in alto e s'affaccia s'avvede
che brilla la tolda e il timone
nell'acqua non scava una traccia.

                                                                ***IL FINOCCHIO***

Etimologia:
Foeniculum vulgaris è il nome originario del finocchio . Il nome deriva dal latino foeniculum, diminutivo di foenum,"fieno" ad indicare una pianta dalle foglie sottili come il fieno.
Storia:
Il finocchio dolce è una pianta spontanea che cresce nella maggior parte delle regioni temperate d'Europa ma attualmente sono paesi come India, Messico, Cina, Iran  a produrlo principalmente.
Autoctona delle sponde del Mediterraneo si è diffusa verso oriente fino all'India.
Era conosciuto dai Greci, Demostene, nel III secolo a.C, racconta che per il rito a Dionisio occorrevano corone di finocchio.
Era apprezzato dai Romani, che lo diffusero in tutta l'Europa Continentale lo testimonia Plinio il Vecchio (I secolo d.C) nel raccontare che i serpenti si sfregavano contro la pianta di finocchio, dopo aver cambiato la pelle, per riacquistare la vista.
Il posto che il finocchio occupa nelle manifestazioni religiose antiche ne riallaccia la simbologia a un'idea di rigenerazione spirituale eppure nell'antica Roma era spesso utilizzato per coprire sapore ed odore di cibi talvolta poco freschi.
Sembra che il termine "infinocchiare" sia nato da questo escamotage culinario o anche dall'abitudine dei cantinieri di offrire spicchi di finocchio orticolo a chi si presentava per acquistare il vino custodito nelle botti. Il grumolo infatti contiene sostanze aromatiche che rendono gustoso anche un vino di qualità scadente o prossimo all'acetificazione.
Successivamente, nel Medioevo, si connota il legame di questa pianta con il regno degli spiriti. Attribuendole il potere di allontanare quelli cattivi si diffuse l'usanza di appendere dei mazzi sopra le porte d’ingresso.
Re Edoardo I d’Inghilterra aveva una vera fissazione per i semi di finocchio e alla corte se ne consumavano circa 2 kg al mese, probabilmente come soppressore della fame, oltre che come condimento.
Una tradizione fondata dai Puritani, che solevano andare in chiesa con dei fazzoletti nei quali erano avvolti un po’ di semi da masticare per allontanare la fame, durante le lunghe cerimonie religiose. 


Descrizione botanica
il finocchio è un pianta erbacea biennale o perenne che raggiunge fino a 2 metri di altezza. Il fusto è eretto, robusto e ramificato.
Le foglie hanno una guaina molto sviluppata con lamina divisa in lacinie filiformi e apice appuntito.
Presenta dei fiori gialli e piccoli, disposte in ombrelle composte con una ventina di raggi.
Il frutto è un diachenio verde scuro con canali oleiferi.

Usi in erboristeria:
i frutti e le radici contengono un olio essenziale ricco di anetolo che è utilizzato in erboristeria come diuretico, stimolante della motilità intestinale e carminativo. Grazie al suo principio attivo, viene anche utilizzato come aromatizzante.

Proprietà benefiche:  
Foeniculum pellit spiracula culi, il finocchio espelle l’aria dal ventre, si legge in un trattato medioevale della Scuola Medica Salernitana (XI secolo). Infatti il finocchio ha la proprietà di ridurre la flatulenza e il meteorismo ed è usato come digestivo.


Ricetta del BGF:
***Pesto di finocchietto selvatico***
Raccogliete del finocchietto selvatico e sminuzzatelo in un mortaio, aggiungete uno spicchio di aglio e pestate a lungo aggiungendo olio Evo.
Mescolate con pane integrale grattugiato e lievito in scaglie.
Questo è un ottimo pesto per condire la pasta.



giovedì 24 novembre 2016

*** Anice Verde***


L'erbario del Bio Green Food si propone di approfondire la conoscenza degli alimenti che usa in cucina. Conoscere le proprietà, la storia della pianta aiuta a sintonizzarci meglio con essa, al fine di un cucinare più consapevole e armonioso.


Lungo le rive del fiume
la notte si sta bagnando
e sui seni di Lolita
muoiono d'amore i rami.
Muoiono d'amore i rami.
La notte nuda
canta sui ponti di marzo.
Lolita lava il suo corpo
con acqua salmastra e nardi.
Muoiono d'amore i rami.
Luccica in alto sui tetti
la notte d'argento e d'anice.
Argento di rivi e specchi.
Anice di cosce candide.
Muoiono d'amore i rami
Serenata di Federico Garcia Lorca

***L'anice Verde***
Descrizione botanica: questa pianta è originaria del Medio Oriente, poi diffusa anche in Cina , Egitto ed India; viene ampiamente coltivata anche in Italia. E' un' erbacea annuale, che raggiunge 50 cm di altezza, sostenuta da un fusto esile ed eretto.
Presenta foglie basali lungamente picciolate, con margine dentato e a forma di cuore. Le foglie inferiori hanno 3-5 foglie piu' piccole.
I fiori sono costituite da petali bianchi e azzurrognoli, riunti in piccole ombrelle.
Il frutto è un diachenio ovoidale con creste e vallecole, verde.

Uso in erboristeria: la droga dell' anice verde sono i frutti aromatici ricchi di olio essenziale costituito principalmente da anetolo, che gli conferisce il caratteristico aroma.
E' utilizzato in erboristeria come eupeptico, carminativo e correttivo del sapore. E' anche digestivo e antispasmodico.

Proprietà magiche: I semi possono essere bruciati come incenso o portati addosso per aumentare i poteri pshichici e favorire il contatto con l'inconsci infatti Pestare i semi e bruciarli sui carboncini è utilissimo per aumentare la propria potenza psichica. Il loro fumo inoltre, se sparso sugli oggetti, li carica magicamente

Ricetta del Bio Green Food :
Biscotti integrali all'anice:
70 gr di olio di cocco
ingredienti: 500 gr di farina integrale
150 gr di zucchero di canna
15 gr di lievito
1 litro di infusione all'anice
5 cucchiai di semi di anice

Mescolare farina, zucchero e lievito, aggiungere il burro di cocco precedentemente sciolto a bagno maria, impastare con l'infusione all'anice e decorare con semi di anice in cima.
Qui bottega noi facciamo questi biscottini a forma di luna per cui li chiamiamo mezzelune di anice.
Voi potete scegliere la forma che vi è più congeniale.



martedì 4 ottobre 2016

*** I Fiori D'arancio***



L'erbario del Bio Green Food si propone di approfondire la conoscenza degli alimenti che usa in cucina. Conoscere le proprietà, la storia della pianta aiuta a sintonizzarci meglio con essa, al fine di un cucinare più consapevole e armonioso.


RIDE LA GAZZA, NERA SUGLI ARANCI
poesia di Salvatore Quasimodo

Forse è un segno vero della vita:
intorno a me fanciulli con leggeri
moti del capo danzano in un gioco
di cadenze e di voci lungo il prato
della chiesa. Pietà della sera, ombre
riaccese sopra l'erba così verde,
bellissime nel fuoco della luna!
Memoria vi concede breve sonno;
ora, destatevi. Ecco, scroscia il pozzo
per la prima marea. Questa è l'ora:
non più mia, arsi, remoti simulacri.
E tu vento del sud forte di zàgare,
spingi la luna dove nudi dormono
fanciulli, forza il puledro sui campi
umidi d'orme di cavalle, apri
il mare, alza le nuvole dagli alberi:
già l'airone s'avanza verso l'acqua
e fiuta lento il fango tra le spine,
ride la gazza, nera sugli aranci.





STORIA
Fu soltanto dopo le conquiste arabe dell'alto Medioevo che gli aranci cominciarono ad essere coltivati nell'area occidentale del Mediterraneo: anche il nome arancio testimonia l'origine orientale, in arabo “narang”, a sua volta derivante dal sanscrito “naranjia”, che letteralmente significa “frutto preferito dell'elefante”.

IN CUCINA
I frutti dell'arancio oltre ad essere adatti per essere consumati freschi, quelli amari risultano ottimi nella preparazione di marmellate e gelatine. Inoltre la scorza candita – assai cremosa e profumata – è utilizzata nella preparazione di dolci e budini
L'olio essenziale ai fiori di arancia è un alleato preziossimo nella pasticceria

RICETTA VEGAN
Crema all'aroma di fiori di arancia
100 gr di farina
30 gr di zucchero integrale di canna
1 pizzico di sale
400 ml di latte di riso
1 pizzico di curcuma

tostare la farina e lo zucchero in una casseruola, aggiungere la curcuma e il sale.
Rimescolando di continuo aggiungere lentamente il latte di riso, portare ad ebollizione e fare addensare il composto fino a renderlo della consistenza desiderata.
Aggiungere infine 3 gocce di olio essenziale biologico di fiori di arancio.

Questa crema è ottima per farcire crostate e da utilizzare come crema pasticcera.


USO MAGICO
Genere: Maschile
Pianeta: Sole
Elemento: Fuoco
Poteri: Amore, Divinazione, Fortuna, Denaro

La buccia d’arancia viene aggiunta a polveri, incensi o misture per la prosperità, e i cinesi consideravano le arance simbolo di fortuna mentre buccia essiccata e semi vengono aggiunti a sacchetti per l’amore, mentre i fiori a quelli per le spose.
L’acqua distillata dai fiori, gli stessi fiori freschi o secchi, si aggiungono a pozioni e bagni per amore e lussuria, mentre il succo d’arancia si può bere nei rituali al posto del vino.

USO IN ERBORISTERIA
Il pregio di questo frutto risiede nell'alto contenuto di vitamina C: elemento fondamentale per l'organismo, aiuta ad accrescere le difese immunitarie e a fissare il ferro; essa, in quanto antiossidante, rallenta l'invecchiamento delle cellule del corpo. Per le loro proprietà toniche ed erpetiche, le scorze di arancio amaro sono di ausilio in caso di cattiva digestione e di inappetenza, di sostegno in caso di scarsa secrezione di bile, di conforto nelle coliche di fegato e reni; svolgono infine un'azione febbrifuga, leniscono gli stati di agitazione e insonnia (infuso con 10-15g di foglie seccate o da 2 a 10g di fiori), mitigano il meteorismo. Grazie a tutte le sue virtù benefiche, l'arancio amaro (del quale si usano oltre al frutto anche il fiore e le foglie) è altamente consigliabile nelle convalescenze. Spesso utilizzate per rendere più gradevole il sapore e l'odore di numerosi preparati medicinali ed erboristici. Nell'uso cosmetico se ne apprezzano le proprietà per ottenere maschere antirughe dall'effetto rivitalizzante, grazie all'alto contenuto di vitamine e sali minerali.

BIBLIOGRAFIA
La grande enciclopedia delle erbe, RL gruppo editoriale S.r.l.

http://antrodellamagia.forumfree.it/?t=56598760


venerdì 5 febbraio 2016

ERBARIO: L'AGLIO





L'erbario del Bio Green Food si propone di approfondire la conoscenza degli alimenti che usa in cucina. Conoscere le proprietà e la storia della pianta aiuta a sintonizzarci meglio con essa, al fine di un cucinare più consapevole e armonioso.

AGLIO


DESCRIZIONE BOTANICA

E' una pianta erbacea che raggiunge l' altezza di 30-80 cm. Presenta 8-12 foglie lanceolate, guiainanti il fusto, con nervature parallelinervie.I fiori sono riuniti in una pseudombrella sferica e sono di colori variabili dal bianco al verde al rosato.
Il frutto è una capsula loculicida.
La parte ipogea prende il nome di bulbo, suddiviso in spicchi e rivestito da catafilli bianchi e rosati.

STORIA


Già conosciuto dai Sumeri 5000 anni fa, esso era molto amato anche dagli Egiziani perché convinti che aumentasse la resistenza fisica. Presso i Greci e Romani era cibo abituale degli atleti e dei soldati, poiché credevano che sviluppasse forza e aggressività; mentre le levatrici lo appendevano nelle stanze da parto, per salvaguardare i neonati da malattie e sortilegi. Fu durante il medioevo che la superstizione popolare assegnò all'aglio la virtù di proteggere dal malocchio, dal morso dei vampiri e da quelle “malattie” provocate dagli spiriti maligni (ovvero i disturbi mentali).

IN CUCINA


Ingrediente tipico della cucina contadina e preziosissimo farmaco naturale, l'aglio rientra nella preparazione di numerosissime zuppe e minestre, oltre a costituire uno dei condimenti base più usati per sughi e salse.

RICETTA VEGAN


SALSA ALL'AGLIO 

Per condimento cereali o da spalmare su bruschette
  • 150 ml di latte di soia
  • 2 Spicchi d’aglio
  • 1 cucchiaio di zenzero di polvere
  • 1 Cucchiaino raso di curry
  • 1 cucchiaio di olio EVO
  • 1 limone spremuto
  • Sale (q.b.)
In un boule schiacciamo l'aglio poi lo montiamo assieme all'olio minipimerizzando il composto.
Aggiungiamo gli altri ingredienti fino ad ottenere una salsa cremosa.


USO MAGICO


Genere: Maschile
Pianeta: Marte
Elemento: Fuoco
Poteri: Protezione, Guarigione, Esorcismo, Lussuria

E’ estremamente protettivo. Viene messo in casa a guardia contro il male e appeso alla porta per allontanare le persone invidiose. Spargi della polvere di aglio sul pavimento per allontanare gli spiriti maligni.


USO IN ERBORISTERIA


Con i suoi composti solforati contenuti nei bulbilli ricurvi, viene utilizzato in erboristeria come ipotensivo e ipolipemizzante.
E' un ottimo antisettico ed immunostimolante naturale. 

BIBLIOGRAFIA
La grande enciclopedia delle erbe, RL gruppo editoriale S.r.l.
http://antrodellamagia.forumfree.it/?t=56598760