“Mai
una gioia? /Tutta colpa loro? /Che stanchezza./ Non lo so?/ non ce la
posso- puoi-possiamo-potete- fare.”
Affermazioni
e domande molto negative, tipiche dei sintomi descritti da una
malattia, a lungo ignorata ma capillarmente diffusa in tutto il
mondo, che colpisce molt* indistintamente dal sesso e dall'età.
E'
la cellulite nel cervello.
Questo
disagio si crea a livello psichico perché i neuroni si ingabbiano
nelle abitudini che li sottomettono in ranghi e stereotipi; idee
preconcette che l'ambiente esterno introduce in noi.
-Omologati,
convenzionati, abbassa la cresta, non essere troppo divers*-
da
qui la crisi dell'individuo che rinuncia alla curiosità del sentirsi
unico
per
assuefarsi al ruolo sociale che recita. Sentimento precisamente descritto da Pasolini nella "Ballata per le madri":
Il
fatto è che si rischia e si rischia parecchio, nell'essere
originale.
Espone
alla critica (con conseguente derisione, denigrazione o isolamento) e
non voglio assolutamente pensare a come possa ripercuotersi in
maniera più pericolosa perché probabilmente avrei troppa paura
delle conseguenze per permettermi la positiva arroganza che mi da
l'ispirazione per scrivere; ma quello che è evidente è che
l'originalità e la fedeltà a se stessi da un'adrenalina pazzesca:
quella della libertà.
Vivo
in una città non molto piccola, ma dalla mentalità estremamente
provinciale.
Scrivendo
il business plan parlo del targhet mercato imolese come:
“il/
la consum-atore/trice medi* imolese ha una buona capacità di
acquisto ma è estremamente vincolato alle logiche dettate
dall'abitudine che lo portano ad affezionarsi a un locale senza
considerare troppo approfonditamente le dinamiche che sottostanno
all'attività stessa e senza dare molto spazio al provare cose nuove.
La dinamica del gruppo e il marketing esteta prevalgono
nell'individuazione delle scelte di consumo pertanto gli acquirenti
si muovono come gregge di pecore che si insedia là dove l'immagine
risulta essere più allettante. Si tratta di una zona provinciale
dove vi è poca mobilità sociale e poca propensione all'apertura
culturale”.
in
questa mia ridente città natale, il modello aziendale di cui sono
socia ha un enorme capitale umano e ideale che pare inevitabilmente
collidere con le ambizioni di espansione economica.
Ma
il BGF riesce a sopravvivere e a non andare (troppo spesso) in rosso
sul conto corrente.
Come?
Ecco
all'outing: Il BGF è una piccola comune di sorellanza.
viviamo
assieme oltre a lavorarvici Chiara, Andrea ed io.
Facciamo
yoga alla mattina prima di iniziare a cucinare e ascoltiamo musica
meravigliosa mentre
prepariamo
le portate del giorno.
La
maggior parte degli ingredienti che lavoriamo vengono dai/lle
produttori del Mercolbio, a cui partecipiamo oppure dal nostro orto,
sebbene l'Appennino con le erbe spontanee contribuisca non poco.
Io
ho una figlia, Chiara e Andrea un cane a testa e viviamo tutt*
piuttosto felicemente sotto lo stesso tetto.
Il
cibo non ci manca -potete immaginare- e nemmeno gli argomenti per
conversare, e -vi posso assicurare – tanto meno le cose da fare.
Viviamo
in maniera critica lo spirito edonista contemporaneo che indica la
felicità nel lavorare il meno possibile e ci ribelliamo a tale
istanza realizzandoci nell'attività che svogliamo.
Eppure,
dato che credo che quando un sistema finisce per giustificarsi da
solo sia molto triste perché significa che è chiuso, ecco che
proponiamo l' invito del BGF all'aggregazione anti-cellultite
celebrale.
-----------------------------------------------
Una
signora attempata si è fermata l'altra mattina davanti alla vetrina
del BGF,
vedendola
incuriosita sono uscita per invitarla ad entrare.
Mi
ha chiesto: -ma voi vendete balsamo per lo spirito?-
Sul
momento ho sorriso un po' spiazzata e ho bonficchiato qualche parola
di convenevole ma ora so che no:
Noi non lo vendiamo il balsamo per lo
spirito, noi lo regaliamo .
A tutta biogrinfanza contro la cellulite celebrale,
Simicca
\\ Incontro
con la poesia di Jose giovedì 23 alle 18e30 //
Jose
Jordan è un è un artista globale. Intendo definirlo globale
all'insegna della relazione che ha la la geometria della sfera con il
totale. E' nato a Tampico nel 1952 e in Messico ha studiato belle
arti per poi laurearsi in scienze dell'educazione.
Lavorando
nel Chiapas per un progetto di salvaguardia della cultura indigena si
diletta con la sperimentazione scultorea e ceramica e con le tecniche
incisorie per poi indagarsi nei contrasti del colore con la pittura e
nel pathos catartico del teatro di marionette.
Grazie alla
poliedricità del suo lavoro, sempre svolto con l'amorevole tenerezza
dai colori sgargianti che è topico dell'indigeno che si evidenzia in
ogni sfaccettatura dell'opera di Jose, viene invitato in Europa dove
espone le sue opere prima in Svizzera poi in Italia.
Arriva a Imola
nel 2000. Negli ultimi anni inizia a dedicarsi alla poesia ricercando l'estetica delle parole nella semantica della grazia sentimentale.
Parole
Parole,
parole, parole
parole
d'amore come coltelli
che
sfiorano la pelle
parole
d'amore
che
mordono l'anima
parole
da bar
che
diventano chiacchiere
parole
senza senso
parole
come muri
per
bloccare il sentimenti
parole
che diventano come una diga
per
dosare le emozioni
parole
invisibile senza senso
senza
contenuto
parole
affumicate
per
fare il ripieno ai discorsi politici
parole
di ribellione
per
scatenare tempeste
parole
d' amore
come
una preghiera
per
chiedere perdono.
Giovedì
23 febbraio avremo il piacere di ascoltare alcuni suoi versi
accompagnati dai suoni del tank e dei cimbali.
Ho
conosciuto Josè un paio di anni fa, entrambi spettatori di un concerto soul jazz da
Elios.
Non
ricordo molto della nostra prima conversazione, se non che fu
estremamente eterea. Quello che so è che andai a casa con un plico
delle sue poesie in borsa e inizia a covare l'idea di cantarle.
Da
li a poco nacque il gruppo delle Aceituanas.
Avremo
il piacere di ospitare Jose al BGF Giovedì 23 febbraio ore 18,30
Ciò
che più vi colpirà del modo in cui lavora Jose, o meglio del modo in
cui vive, è il fatto che riesce a trasportare un messaggio sempre
estremamente preciso. Indigeno. Che da un carattere di forte
tenerezza a tutte le sue creature.
Vi
apettiamo giovedì 23 alle 18e30 con l'aperitivo biongrinfoso a 6 eurini.
L'iridescenza
è un fenomeno ottico che descrive la percezione della luce.
Iridescenze,
l'ultima raccolta di poesie di Daniela Visani, raccoglie uno spettro
molto ampio di colori e di emozioni.
Suddivisa
in 5 capitoli che indirizzano il/la lett-ore/rice sul sentiero
percettivo dei movimenti fonetici e dei giochi di allitterazione,
l'opera sprona il pensiero verso orizzonti di passione e di tenerezza
mentre accarezza il sentire profondo dell'anima con riferimenti
mitologici e iconografici.
Una
poesia evocativa che sa essere, al tempo, agro-bucolica: vorrei
partorire/radici e rami,/per cantare/ la terra al cielo/ quanto
denuncia dell'alienazione cittadina: Nei centri commerciali/
canzonette /imballano oggetti, / freddi carrelli/ vomitano/ plastica
e parole/ ma
che non rinuncia alla ricerca dell'etereo o del senso
divino: Seducimi,/ le mie catene/ spezza,/ ascolta il mio
canto sacro,/ e ti farò salire/ al cielo.
Iridescenze
ha molte sfaccettature -concedetemi di scrivere che- mai titolo fu più
azzeccato.
Daniela
Visani è una concittadina imolese che -consentitemi ancora- vanta
una carriera iridescente; poiché oltre ad essere poetessa, è
chitarrista (diplomata al conservatorio di Modena) e lavora nel
settore ambientale ( è laureata in Scienze Naturali).
Con
le sue poesie ha guadagnato il posto di finalista al “Premio
Europeo Wilde 2014” e al “Premio Nazionale di poesia … in cerca
della seconda Perla… 2014”.
Grazie
al 3° premio ricevuto al “Concorso Internazionale Salvatore
Quasimodo 2015” Aletti Editore ha pubblicato una sua silloge.
Una
sua opera verrà inserita nell’Antologia Accademica “La Poesia
nel XXI secolo” in collaborazione con l’ Osservatorio
Parlamentare Europeo. La Fondazione “Mario Luzi” ha pubblicato
sue poesie nell’Enciclopedia di Poesia Contemporanea. Suoi
componimenti umoristici, “zirudelle”, sono pubblicati
periodicamente nel blog di Alberto Forchielli.
Giovedì
26 gennaio dalle ore 18.30avremo il piacere di
ospitare Daniela al BGF, che suonerà con la figlia
Beatrice Martelli ( giovane e virtuosa violinista) un raffinatissimo
repertorio musicale :
*
Pavana di G. Faurè per violino e chitarra
*
Meditation da Thais di J. Massenet per violino e chitarra
*
Allemanda dalla Partita in Re min. di J. S. Bach per violino solo
*
Un dia de Noviembre di L. Brower per chitarra sola
*
Gabriel's Oboe di E. Morricone per violino e chitarra
Ogni
brano verrà intervallato da 3 poesie tratte da Iridescenze,
interpretate dalla voce Giulia Bardoni.
Segue
conversazione con l'autrice, aperitivo a cura del BGF a 6 eurini.
Per stuzzicare la vostra curiosità vi dedico la poesia: Rosso
Premetto prima di iniziare con questo post che sono stata recentemente redarguita:
“un* brav* commerciante si
astiene dal prendere posizioni e fare politica”
***
L'affaire Panettone***
Ero
a casa una sera di metà dicembre e stavo tranquillamente e
amabilmente trafficando con i panni da stendere quando ho ascoltato
la pubblicità della Motta:
“Tofu
tritato Seitan e alghe esiccate cotto per 30 secondi in
microonde ...e invece no... da oggi con bacche di
goji! ..scherzo."
ho
un attimo di mancamento ed è proprio il caso di scrivere che quasi
mi casca la catinella (con i vestiti!)
ma
poi mi incazzo e basta.
-Permalosità,
vittimismo?-
bhè,
un certa dose di sbroccosità da utero sconquassato ( non vorrete
mica che scriva da “palle piene”?) dovuto alle infinite prese per
il culo e sfottò sul movimento vegan da parte dei media e della
massa ca(davere)rnivora mi sembra ben più che doverosa da
considerare.
Superata
la fase critica dell'incazzo, il cui unico frutto è farmi possedere
da un arterio tale che non si ammansisce nemmeno se faccio su e giù
per Imola-Valsalva in bici 2 volte (n.b. distanza 25 km in salita
appenninica), grazie all'intervento di amicici* saggi* che con il
dialogo riescono a far carburare la messa in moto della parte
r(e)azionale del mio cervello (spesso preso da viaggi antropofilosofici
che mi distolgono notevolmente dalla realtà concreta delle cose) ho deciso di
sana pianta (o di sana foglia come da serranda BGF), che avrei
insegnato alla Motta cosa significa mettere al mondo un panettone.
Il
primo impasto l'ho fatto la mattina con:
230
grammi di farina tipo 1 del Podere Torre dei Campani
50
grammi di zucchero di canna integrale del commercio equo solidale
70
grammi di olio Evo bio
90
grammi di acqua
35
grammi di panna veg
60
grammi di lievito madre Prima si prepara la miscela di olio e panna sbattendoli energicamente con una
frusta affinché si leghino poi si scioglie lo zucchero nell'acqua e si impasta con la farina per poi aggiungere il lievito madre.
L'impasto
viene adagiato in una ciotola e coperto con un panno bagnato, posto a
lievitare per 12 ore a una temperatura di 28°.
Alla
sera, trascorse 12 ore ho reimpastato il composto aggiungendo 70
grammi di farina, 50 grammi di zucchero, un pizzico di sale, 20
grammi di malto ( precedentemente) aromatizzato con scorze d'arancia
e bacche di vaniglia, 100 grammi di uvetta sultanina o di scaglie di
cioccolato e per ultima l'emulsione di 30 grammi di panna veg con 60
grammi di olio Evo.
Una
volta accorpati tutti gli ingredienti, si ottiene come risultato un'impasto elastico e
flessibile. Ora si dovranno aspettare 40 minuti in cui si lascia puntare l'impasto per poi
procedere con la pirlatura ( che è la tecnica di formare la
rotondosità di un impasto con le mani) infine si
adagia nello stampo da forno.
Ho
scritto un haiku per benedirne la crescita:
***
haiku del Panettone*** L'
impasto, nella notte, triplicherà. Il
lievito madre, in luna crescente,lo nutrirà E
un buon panettone diventerà Grande
come il mondo Perché
creato rotondo
Era luna crescente, l'impasto è triplicato.
La
mattina successiva con cuore trepidante di mamma, alle ore 7 (tracorse 7 ore nella seconda levitazione) mi sono
precipitata al BGF per controllare la crescita della mia creatura.
(vi confesso che il cuore mi batteva forte allo stesso modo quando ho
messo i pattini a mia figlia per la prima volta e scrivo da
pattinatrice sfegatata di lunga data).
L'impasto
non ha deluso: era cresciuto fino ad arrivare a 2 cm dal bordo della
forma
così ho cotto i panettoni a 150° per un ora per poi
ribaltarli infilzati con bacchetti di legno e lasciarli riposare così
per 12 ore. Lo sguardo immortalato in questa foto descrive con precisione iconografica la passione con cui ho creato i panettoni BGF.
La fine del procedimento è stato il confezionarli ed etichettarli.
In
tutto ho sfornato 40 panettoni.
37
venduti. 1 regalato, 1 condiviso e 1 mangiato.
In
fin dei conti dovrei quasi ringraziarli quelli della Motta. Avevo
pensato di mandargli uno dei panettoni BGF ma poi...
un
po' perché non ne avevo a disposizione, un po' perché mi tirava il
culo e ne avevo zero di fare la splendida, non l'ho fatto.
così
ho pensato a questo spot:
“ Avreste
potuto metterci:
farina
bio locale, cioccolato del mercato equo e solidale, lievito madre
e
invece avete fatto dei panettoni con gli ingredienti di sempre.”
Mi sento anche di dedicargli una poesia di Daniela Visani, poetessa
imolese che il BGF avrà il piacere di ospitare giovedì 26 gennaio. Si chiama “Disagi”:
Nei
centri commerciali
canzonette
imballano
oggetti,
freddi
carrelli
vomitano
plastica
e parole,
mentre
un disagio
di
neon in mensa
insegue
panettoni.
La
morale di questa storia parte dal luogo comune“non tutto il male
viene per nuocere” per arrivare
al
motto più propositivo “ ti insegno a panettonate come si fa il
bene.”
Quello
che vorrei fare l'anno prossimo è bandire un contest in cui proporre
l'assaggio del Panettone BGF e quello Motta chiedendo ai partecipanti
di esprimersi sul confronto, e poi premiare l'analisi più critica.
Non
lo farò perché mi toccherebbe comprare un panettone Motta.
Mi
piacerebbe tantissimo rubarlo da un centro commerciale seguendo
l'esempio di Juan Manuel Sánchez Gordillo, sindaco di Marileda, che
nel 2012 è stato l'artefice dell'espropriazione forzata di alcuni
prodotti alimentari dal supermercato Mercadona; ma il suo agire era
giustificato da propositi ben più necessari dei miei, poiché i
carrelli dei beni alimentari requisiti sono stati distribuiti alla
parte più povera della popolazione.
Quindi
diciamo che finisce qui questa storia turbolenta e iperbolica di
panettoni; che se si è trattato del capriccio di un'esaltata
radicale che vede il male nel sistema industriale capitalista e che
si incazza quando si sente presa per i fondelli (...e pensare che i
fornelli sono dei miei grandi amici!) come risultato finale c'è il
riscatto dato dall'aver saputo trarre vantaggio dalla situazione.
Ma
mi rimane un crogiolo e dato che la voglia di sermonare non mi è mai
mancata, ammonisco:
-voi
che comprate i panettoni motta, homo scemens adattati alle confezioni
di plastica con le arance sbucciate per uno spuntino veloce ( che
costa all'ambiente centinaia di anni in smaltimento) e alle vaschette
sigillate con dentro wustel di improbabili ingredienti che hanno
viaggiato mezzo mondo prima di finire sulle vostre tavole ikea di
pessimo legno truciolato frutto del lavoro di operai sfruttati, dovreste farvi un po' schifo.-
Con
questa provocazione, questo j'accuse ( si tratta pur sempre di
un'affaire no?), rischiando di risultare dura, so che non riceverò
giustificazioni o gloria, ma ritengo prezioso il sollecitare la
riflessione in termini di sostenibilità su ciò che mangiamo,
compriamo, consumiamo.
Ed
ora mi avvio a concludere questo post in maniera propositiva dato
che, come abbiamo detto, questa storia insegna il valore del riscatto
e sappiamo che la differenza si fa in ogni istante, in ogni momento
ed in ogni minima attenzione coltivata nell'ottica di cercare di
rendere il mondo un posto migliore.
Come
scriveva Castaneda, nella raccolta degli insegnamenti di Don Juan,
alla fine non conta quale strada stiamo percorrendo perché tutte le
strade sono uguali: portano alla stessa destinazione e passano tra i
diversi scenari ( campi, boschi, città e mari). Quello che fa la
differenza nel percorrere la strada è saper rispondere se il proprio
cammino ha un cuore oppure no.
Con
questa consapevolezza, vi elenco le azioni che vedono il BGF tra i
suoi promotori:
*Impegno
sul territorio per la promozione di un'alimentazione sana, basata
sulla filosofia antispecista a base di ingredienti bio, svolto
quotidianamente nella bottega stregata di via Valeriani e
saltuariamente nelle scuole, in centri culturali o associazioni.
*Partecipazione
al Mercolbio, mercato contadino di prossimità, biologico, da cui il
BGF prende gran parte degli ingredienti alla base delle preparazioni
e per il quale coordina molti dei laboratori divulgativi che quivi si
svolgono
*Supporta
la causa contro l'ampliamento della discarica ( ora causa contro la
sopraelevata sulla discarica) di Via Pediano.
*E'
tra i/le soci* fondatori del GES (gruppo economia solidale) insieme ad
altre realtà economiche quali il Commercio Equo e Solidale e
Cambiavento, e associative ( Gas, Legambiente, Riprendiamoci il
Paesaggio, WWF). Gruppo che sta interloquendo l'amministrazione
imolese e Conami al fine di trovare uno spazio comune in cui svolgere
le attività che si sono sviluppate a partire dai principi elencati
dalla legge di economia solidale regionale.
*
Crea spazio e incontri per il dialogo inter-religioso e filosofico
attraverso iniziative volte all'approfondimento delle differenti
tradizioni sebbene si riconosca nel praticare l'antica religione
della Natura (culto neo pagano o stregoneria)
*
Promuove un linguaggio egualitario comunicando in maniera anti
sessista. ( utilizzando gli asterischi al posto di accordare le parti flessive della lingua /sostantivi, articoli, aggettivi e verbi/ al genere femm/masch)
Io
so, e lo sento profondamente, che è una strada dal grande cuore
palpitante quella che traccia il BGF pertanto ringrazio tutt* coloro
che lo sostengono ricordando che se Juan Manuel Sánchez Gordillo ha
avuto l'audacia di espropriare carrelli di cibo dai supermercati è
stato grazie al supporto del popolo di Marileda e dei 200 amici
sindacalisti che hanno compiuto l'atto robinhoodiano con lui.
La
premessa era che sono stata recentemente redarguita: “un* brav*
commerciante si astiene dal prendere posizioni e fare politica”
bhè,
ci ho pensato, ho analizzato la prospettiva e ho considerato i conti.
Quel
che è risultato evidente è che la voce “astensione” non solo non risulta
a bilancio nel BGF ma viene volutamente boicottata.
Vi
saluto con uno dei capolavori di
Battiato, dalle cui sagge parole emerge l'ispirazione per fare il bene:
“Questo
secolo oramai alla fine Saturo di parassiti senza dignità Mi
spinge solo ad essere migliore Con più volontà
Emanciparmi
dall'incubo delle passioni Cercare l'Uno al di sopra del Bene e
del Male Essere un'immagine divina Di questa realtà”
Con biongrifianza,
Wicca
Simicca, dalla bottega stregata Bio Green Food.
L'erbario del Bio Green Food si propone di approfondire la conoscenza degli alimenti che usa in cucina. Conoscere le proprietà, la storia della pianta aiuta a sintonizzarci meglio con essa, al fine di un cucinare più consapevole e armonioso. Fuscello teso dal muro di Eugenio Montale Fuscello teso dal muro sì come l'indice d'una meridiana che scande la carriera del sole e la mia, breve; in una additi i crepuscoli e alleghi sul tonaco che imbeve la luce d'accesi riflessi - e t'attedia la ruota che in ombra sul piano dispieghi, t'è noja infinita la volta che stacca da te una smarrita sembianza come di fumo e grava con l'infittita sua cupola mai dissolta.
Ma tu non adombri stamane più il tuo sostegno ed un velo che nella notte hai strappato a un'orda invisibile pende dalla tua cima e risplende ai primi raggi. Laggiù, dove la piana si scopre del mare, un trealberi carico di ciurma e di preda reclina il bordo a uno spiro, e via scivola. Chi è in alto e s'affaccia s'avvede che brilla la tolda e il timone nell'acqua non scava una traccia.
***IL FINOCCHIO***
Etimologia:
Foeniculum
vulgaris è il nome originario del finocchio . Il nome deriva dal
latino foeniculum, diminutivo di foenum,"fieno" ad indicare
una pianta dalle foglie sottili come il fieno.
Storia:
Il
finocchio dolce è una pianta spontanea che cresce nella maggior
parte delle regioni temperate d'Europa ma attualmente sono paesi come
India, Messico, Cina, Iran a produrlo principalmente.
Autoctona
delle sponde del Mediterraneo si è diffusa verso oriente fino
all'India.
Era
conosciuto dai Greci, Demostene, nel III secolo a.C, racconta che per
il rito a Dionisio occorrevano corone di finocchio.
Era
apprezzato dai Romani, che lo diffusero in tutta l'Europa
Continentale lo testimonia Plinio il Vecchio (I secolo d.C) nel
raccontare che i serpenti si sfregavano contro la pianta di
finocchio, dopo aver cambiato la pelle, per riacquistare la vista. Il
posto che il finocchio occupa nelle manifestazioni religiose antiche
ne riallaccia la simbologia a un'idea di rigenerazione spirituale
eppure nell'antica Roma era spesso utilizzato per coprire sapore ed
odore di cibi talvolta poco freschi.
Sembra
che il termine "infinocchiare" sia nato da questo
escamotage culinario o anche dall'abitudine dei cantinieri di offrire
spicchi di finocchio orticolo a chi si presentava per acquistare il
vino custodito nelle botti. Il grumolo infatti contiene sostanze
aromatiche che rendono gustoso anche un vino di qualità scadente o
prossimo all'acetificazione.
Successivamente,
nel Medioevo, si connota il legame di questa pianta con il regno
degli spiriti. Attribuendole il potere di allontanare quelli cattivi si diffuse l'usanza di appendere dei mazzi sopra le porte
d’ingresso.
Re
Edoardo I d’Inghilterra aveva una vera fissazione per i semi di
finocchio e alla corte se ne consumavano circa 2 kg al mese,
probabilmente come soppressore della fame, oltre che come
condimento.
Una
tradizione fondata dai Puritani, che solevano andare in chiesa con
dei fazzoletti nei quali erano avvolti un po’ di semi da masticare
per allontanare la fame, durante le lunghe cerimonie religiose.
Descrizione
botanica:
il finocchio è un pianta erbacea biennale o perenne
che raggiunge fino a 2 metri di altezza. Il fusto è eretto, robusto
e ramificato.
Le
foglie hanno una guaina molto sviluppata con lamina divisa in lacinie
filiformi e apice appuntito.
Presenta
dei fiori gialli e piccoli, disposte in ombrelle composte con una
ventina di raggi.
Il
frutto è un diachenio verde scuro con canali oleiferi.
Usi
in erboristeria:
i frutti e le radici contengono un olio
essenziale ricco di anetolo che è utilizzato in erboristeria come
diuretico, stimolante della motilità intestinale e carminativo.
Grazie al suo principio
attivo, viene anche utilizzato come aromatizzante.
Proprietà
benefiche:
“Foeniculum
pellit spiracula culi”,
il finocchio espelle l’aria dal ventre, si legge in un trattato
medioevale della Scuola Medica Salernitana (XI secolo). Infatti il
finocchio ha la proprietà di ridurre la flatulenza e il meteorismo
ed è usato come digestivo.
Ricetta
del BGF:
***Pesto
di finocchietto selvatico***
Raccogliete
del finocchietto selvatico e sminuzzatelo in un mortaio, aggiungete
uno spicchio di aglio e pestate a lungo aggiungendo olio Evo.
Mescolate
con pane integrale grattugiato e lievito in scaglie.
Una poesia e una canzone per aprire il post sul Solstizio d'Inverno:
Albero
Secco
Un albero secco fuori dalla mia
finestra solitario leva nel cielo freddo i suoi rami
bruni: Il vento sabbioso la neve e il gelo non possono
ferirlo. Ogni giorno quell'albero mi dà pensieri di gioia, da
quei rami secchi indovino il verde a venire.
Wang Ya Ping
Inverno di Faber, cantata da Battiato:
*** Yule ***
per le wicca, esseri in totale sincronia lunare, il solstizio d'inverno
ha una carica portentosa: ci troviamo davanti alla notte più lunga
dell'anno.
Il
momento sacro richiede sempre un'importante introspezione ora che
osserviamo, non senza una certa trepidazione, come l'oscurità
trionfi nel respiro della natura che si affievolisce, mentre gli
spiriti dei boschi giacciono rapiti dal riposo.
Il
sostantivo Yule è di probabile derivazione scandinava ("Iul"),
un lessema che significa "ruota".
Si
tratta di una festa pagana la cui origine si perde nella notte dei
tempi e che ci è stata tramandata dalle genti del Nord, attraverso
mitologie suggestive, forti, colorate, che suggellano il legame fra
il ciclo naturale delle stagioni e l'alternanza dei ritmi vitali di
nascita e della morte; che in Yule indicano la nascita del bambino.
Si
crea un paradosso significativo tra il triste panorama di alberi
spogliati e abbruttiti dal buio e il potere generativo della madre
Terra che da la vita al Dio Sole proprio in questo momento. L'utero
della Dea genera la vita dentro la morte.
Nel
freddo, lei, si trova ad essere la regina del ghiaccio e nonostante
la morsa del gelo, sprigiona il potere di mettere al mondo il Figlio
della Promessa, il Sole suo amante, che la ri feconderá ri portando
calore e luce al suo regno.
Yule,
è la data della Ruota che segna il punto dell'inizio dell'anno nato
con Samain, dal momento di tale nuova genesi, dallo zero, è giunto
il momento della generazione.
C'è
profonda calma e speranza che dall'esterno dobbiamo condurre nella
silenziosa e oscura profondità del nostro essere per prenderci cura
della scintilla del nuovo Sole.
Coltiviamo
sentimenti di gioia ed ottimismo perchè consapevoli che i giorni
si allungheranno e sta a noi uscire dalle tenebre rigenerat*.
Benedetto Yule.
Possa questo solstizio e il giro della ruota
portare amore, pace e buona fortuna nell'anno che viene
Diamo il benvenuto al ritorno del sole
con speranza e gioia
Possiate non essere mai assetati.
L'elemento
più importante per propiziare questo rito è indubbiamente la luce
del fuoco che muove la mano della strega nel sostenere il potere del
sole.
Accedente
le candele, questa notte e affidate il vostro spirito alla
purificazione della fiamma affinché tutto ciò che non serve più
portare con voi, tutto ciò che vi appesantisce, venga bruciato.
Possa
essere leggero e aggraziato il passo e totale la devozione con cui
dedicarci a illuminare il mondo. E' il momento di scacciare tutte
paure e le loro insinuazioni, di scartare domande vuote e trovare
risposte piene e per farlo occorre forzatamente eliminare le idee logore ed i
progetti finiti.
Lasciare
andare il passato è un passaggio obbligatorio e molto catartico per avere libertà e
lucidità. Queste sono le compagne a cui affidarsi per camminare
verso la luce.
In
questa lunga notte arriva il rinnovamento; con gioia, gratitudine e
speranza piantiamo i semi del cambiamento.
Nell'altare
della bottega fatata bruciamo la ghirlanda di foglie che avevamo
intrecciato per Mabon e poniamo una ghirlanda di rami di agrifoglio
per onorare Yule
Per
augurarvi il meglio da Yule vi propongo la lettura e la recitazione
della Rede, il testo che disciplina la spiritualità wicca.