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mercoledì 22 febbraio 2017

*** Balsamo per lo spirito anti cellulite celebrale***



Mai una gioia? /Tutta colpa loro? /Che stanchezza./ Non lo so?/ non ce la posso- puoi-possiamo-potete- fare.”
Affermazioni e domande molto negative, tipiche dei sintomi descritti da una malattia, a lungo ignorata ma capillarmente diffusa in tutto il mondo, che colpisce molt* indistintamente dal sesso e dall'età.
E' la cellulite nel cervello.
Questo disagio si crea a livello psichico perché i neuroni si ingabbiano nelle abitudini che li sottomettono in ranghi e stereotipi; idee preconcette che l'ambiente esterno introduce in noi.
-Omologati, convenzionati, abbassa la cresta, non essere troppo divers*-
da qui la crisi dell'individuo che rinuncia alla curiosità del sentirsi unico
per assuefarsi al ruolo sociale che recita.

Sentimento precisamente descritto da Pasolini nella "Ballata per le madri":


Il fatto è che si rischia e si rischia parecchio, nell'essere originale.
Espone alla critica (con conseguente derisione, denigrazione o isolamento) e non voglio assolutamente pensare a come possa ripercuotersi in maniera più pericolosa perché probabilmente avrei troppa paura delle conseguenze per permettermi la positiva arroganza che mi da l'ispirazione per scrivere; ma quello che è evidente è che l'originalità e la fedeltà a se stessi da un'adrenalina pazzesca: quella della libertà.

Vivo in una città non molto piccola, ma dalla mentalità estremamente provinciale.
Scrivendo il business plan parlo del targhet mercato imolese come:
il/ la consum-atore/trice medi* imolese ha una buona capacità di acquisto ma è estremamente vincolato alle logiche dettate dall'abitudine che lo portano ad affezionarsi a un locale senza considerare troppo approfonditamente le dinamiche che sottostanno all'attività stessa e senza dare molto spazio al provare cose nuove. La dinamica del gruppo e il marketing esteta prevalgono nell'individuazione delle scelte di consumo pertanto gli acquirenti si muovono come gregge di pecore che si insedia là dove l'immagine risulta essere più allettante. Si tratta di una zona provinciale dove vi è poca mobilità sociale e poca propensione all'apertura culturale”.
in questa mia ridente città natale, il modello aziendale di cui sono socia ha un enorme capitale umano e ideale che pare inevitabilmente collidere con le ambizioni di espansione economica.
Ma il BGF riesce a sopravvivere e a non andare (troppo spesso) in rosso sul conto corrente.
Come?
Ecco all'outing: Il BGF è una piccola comune di sorellanza.
viviamo assieme oltre a lavorarvici Chiara, Andrea ed io.
Facciamo yoga alla mattina prima di iniziare a cucinare e ascoltiamo musica meravigliosa mentre
prepariamo le portate del giorno.
La maggior parte degli ingredienti che lavoriamo vengono dai/lle produttori del Mercolbio, a cui partecipiamo oppure dal nostro orto, sebbene l'Appennino con le erbe spontanee contribuisca non poco.
Io ho una figlia, Chiara e Andrea un cane a testa e viviamo tutt* piuttosto felicemente sotto lo stesso tetto.
Il cibo non ci manca -potete immaginare- e nemmeno gli argomenti per conversare, e -vi posso assicurare – tanto meno le cose da fare.
Viviamo in maniera critica lo spirito edonista contemporaneo che indica la felicità nel lavorare il meno possibile e ci ribelliamo a tale istanza realizzandoci nell'attività che svogliamo.
Eppure, dato che credo che quando un sistema finisce per giustificarsi da solo sia molto triste perché significa che è chiuso, ecco che proponiamo l' invito del BGF all'aggregazione anti-cellultite celebrale.
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Una signora attempata si è fermata l'altra mattina davanti alla vetrina del BGF,
vedendola incuriosita sono uscita per invitarla ad entrare.
Mi ha chiesto: -ma voi vendete balsamo per lo spirito?-
Sul momento ho sorriso un po' spiazzata e ho bonficchiato qualche parola di convenevole ma ora so che no:
Noi non lo vendiamo il balsamo per lo spirito, noi lo regaliamo .


A tutta biogrinfanza contro la cellulite celebrale,
Simicca

sabato 11 febbraio 2017

***Appuntamento con la poesia di Jose***

\\ Incontro con la poesia di Jose giovedì 23 alle 18e30  //

Jose Jordan è un è un artista globale. Intendo definirlo globale all'insegna della relazione che ha la la geometria della sfera con il totale. E' nato a Tampico nel 1952 e in Messico ha studiato belle arti per poi laurearsi in scienze dell'educazione.
Lavorando nel Chiapas per un progetto di salvaguardia della cultura indigena si diletta con la sperimentazione scultorea e ceramica e con le tecniche incisorie per poi indagarsi nei contrasti del colore con la pittura e nel pathos catartico del teatro di marionette. 


 Grazie alla poliedricità del suo lavoro, sempre svolto con l'amorevole tenerezza dai colori sgargianti che è topico dell'indigeno che si evidenzia in ogni sfaccettatura dell'opera di Jose, viene invitato in Europa dove espone le sue opere prima in Svizzera poi in Italia.

 Arriva a Imola nel 2000. Negli ultimi anni inizia a dedicarsi alla poesia ricercando l'estetica delle parole nella semantica della grazia sentimentale.

Parole

Parole, parole, parole
parole d'amore come coltelli
che sfiorano la pelle
parole d'amore
che mordono l'anima
parole da bar
che diventano chiacchiere
parole senza senso
parole come muri
per bloccare il sentimenti
parole che diventano come una diga
per dosare le emozioni
parole invisibile senza senso
senza contenuto
parole affumicate
per fare il ripieno ai discorsi politici
parole di ribellione
per scatenare tempeste
parole d' amore
come una preghiera
per chiedere perdono.


Giovedì 23 febbraio avremo il piacere di ascoltare alcuni suoi versi accompagnati dai suoni del tank e dei cimbali.

Ho conosciuto Josè un paio di anni fa, entrambi spettatori di un concerto soul jazz da Elios.
Non ricordo molto della nostra prima conversazione, se non che fu estremamente eterea. Quello che so è che andai a casa con un plico delle sue poesie in borsa e inizia a covare l'idea di cantarle.
Da li a poco nacque il gruppo delle Aceituanas.


Avremo il piacere di ospitare Jose al BGF Giovedì 23 febbraio ore 18,30

Ciò che più vi colpirà del modo in cui lavora Jose, o meglio del modo in cui vive, è il fatto che riesce a trasportare un messaggio sempre estremamente preciso. Indigeno. Che da un carattere di forte tenerezza a tutte le sue creature.



Vi apettiamo giovedì 23 alle 18e30  con l'aperitivo biongrinfoso a 6 eurini.

giovedì 12 gennaio 2017

*** Appuntamento con le iridescenze***

L'iridescenza è un fenomeno ottico che descrive la percezione della luce.
Iridescenze, l'ultima raccolta di poesie di Daniela Visani, raccoglie uno spettro molto ampio di colori e di emozioni.



Suddivisa in 5 capitoli che indirizzano il/la lett-ore/rice sul sentiero percettivo dei movimenti fonetici e dei giochi di allitterazione, l'opera sprona il pensiero verso orizzonti di passione e di tenerezza mentre accarezza il sentire profondo dell'anima con riferimenti mitologici e iconografici.
Una poesia evocativa che sa essere, al tempo, agro-bucolica: vorrei partorire/radici e rami,/per cantare/ la terra al cielo/ quanto denuncia dell'alienazione cittadina: Nei centri commerciali/ canzonette /imballano oggetti, / freddi carrelli/ vomitano/ plastica e parole/ ma che non rinuncia alla ricerca dell'etereo o del senso divino: Seducimi,/ le mie catene/ spezza,/ ascolta il mio canto sacro,/ e ti farò salire/ al cielo.
Iridescenze ha molte sfaccettature -concedetemi di scrivere che- mai titolo fu più azzeccato.


Daniela Visani è una concittadina imolese che -consentitemi ancora- vanta una carriera iridescente; poiché oltre ad essere poetessa, è chitarrista (diplomata al conservatorio di Modena) e lavora nel settore ambientale ( è laureata in Scienze Naturali).
Con le sue poesie ha guadagnato il posto di finalista al “Premio Europeo Wilde 2014” e al “Premio Nazionale di poesia … in cerca della seconda Perla… 2014”.
Grazie al 3° premio ricevuto al “Concorso Internazionale Salvatore Quasimodo 2015” Aletti Editore ha pubblicato una sua silloge.
Una sua opera verrà inserita nell’Antologia Accademica “La Poesia nel XXI secolo” in collaborazione con l’ Osservatorio Parlamentare Europeo. La Fondazione “Mario Luzi” ha pubblicato sue poesie nell’Enciclopedia di Poesia Contemporanea. Suoi componimenti umoristici, “zirudelle”, sono pubblicati periodicamente nel blog di Alberto Forchielli.


Giovedì 26 gennaio dalle ore 18.30 avremo il piacere di ospitare Daniela al BGF, che suonerà con la figlia Beatrice Martelli ( giovane e virtuosa violinista) un raffinatissimo repertorio musicale :

* Pavana di G. Faurè per violino e chitarra
* Meditation da Thais di J. Massenet per violino e chitarra
* Allemanda dalla Partita in Re min. di J. S. Bach per violino solo
* Un dia de Noviembre di L. Brower per chitarra sola
* Gabriel's Oboe di E. Morricone per violino e chitarra 

Ogni brano verrà intervallato da 3 poesie tratte da Iridescenze, interpretate dalla voce Giulia Bardoni.


Segue conversazione con l'autrice, aperitivo a cura del BGF a 6 eurini.


Per stuzzicare la vostra curiosità vi dedico la poesia: Rosso

Quanto sangue

versato nell’arena

del mondo.

Un rosso tiranno

tinge la sabbia,

riflesso d’“amor brujo”,

rosso rubino di Marte

nell’infinita lotta,

passione

amore sacro

nel Cuore di Gesù.



lunedì 9 gennaio 2017

L'affaire Panettone


Premetto prima di iniziare con questo post che sono stata recentemente redarguita: 
“un* brav* commerciante si astiene dal prendere posizioni e fare politica”


*** L'affaire Panettone***
Ero a casa una sera di metà dicembre e stavo tranquillamente e amabilmente trafficando con i panni da stendere quando ho ascoltato la pubblicità della Motta:


Tofu tritato
Seitan e alghe esiccate
cotto per 30 secondi in microonde
...e invece no...
da oggi con bacche di goji!
..scherzo."


ho un attimo di mancamento ed è proprio il caso di scrivere che quasi mi casca la catinella (con i vestiti!)
ma poi mi incazzo e basta.
-Permalosità, vittimismo?-
bhè, un certa dose di sbroccosità da utero sconquassato ( non vorrete mica che scriva da “palle piene”?) dovuto alle infinite prese per il culo e sfottò sul movimento vegan da parte dei media e della massa ca(davere)rnivora mi sembra ben più che doverosa da considerare.






Superata la fase critica dell'incazzo, il cui unico frutto è farmi possedere da un arterio tale che non si ammansisce nemmeno se faccio su e giù per Imola-Valsalva in bici 2 volte (n.b. distanza 25 km in salita appenninica), grazie all'intervento di amicici* saggi* che con il dialogo riescono a far carburare la messa in moto della parte r(e)azionale del mio cervello (spesso preso da viaggi antropofilosofici che mi distolgono notevolmente dalla realtà concreta delle cose) ho deciso di sana pianta (o di sana foglia come da serranda BGF), che avrei insegnato alla Motta cosa significa mettere al mondo un panettone.


Il primo impasto l'ho fatto la mattina con:
230 grammi di farina tipo 1 del Podere Torre dei Campani
50 grammi di zucchero di canna integrale del commercio equo solidale
70 grammi di olio Evo bio
90 grammi di acqua
35 grammi di panna veg
60 grammi di lievito madre
Prima si prepara la miscela di olio e panna sbattendoli energicamente con una frusta affinché si leghino poi si scioglie lo zucchero nell'acqua e si impasta con la farina  per poi aggiungere il lievito madre.
L'impasto viene adagiato in una ciotola e coperto con un panno bagnato, posto a lievitare per 12 ore a una temperatura di 28°.



Alla sera, trascorse 12 ore ho reimpastato il composto aggiungendo 70 grammi di farina, 50 grammi di zucchero, un pizzico di sale, 20 grammi di malto ( precedentemente) aromatizzato con scorze d'arancia e bacche di vaniglia, 100 grammi di uvetta sultanina o di scaglie di cioccolato e per ultima l'emulsione di 30 grammi di panna veg con 60 grammi di olio Evo.
Una volta accorpati tutti gli ingredienti, si ottiene come risultato un'impasto elastico e flessibile.
Ora si dovranno aspettare 40 minuti in cui  si lascia puntare l'impasto per poi procedere con la pirlatura ( che è la tecnica di formare la rotondosità di un impasto con le mani) infine si adagia nello stampo da forno.



Ho scritto un haiku per benedirne la crescita:
*** haiku del Panettone***
L' impasto, nella notte, triplicherà.
Il lievito madre, in luna crescente,lo nutrirà
E un buon panettone diventerà
Grande come il mondo
Perché creato rotondo

Era luna crescente, l'impasto è triplicato.

La mattina successiva con cuore trepidante di mamma, alle ore 7 (tracorse 7 ore nella seconda levitazione) mi sono precipitata al BGF per controllare la crescita della mia creatura. (vi confesso che il cuore mi batteva forte allo stesso modo quando ho messo i pattini a mia figlia per la prima volta e scrivo da pattinatrice sfegatata di lunga data).
L'impasto non ha deluso: era cresciuto fino ad arrivare a 2 cm dal bordo della forma





 così ho cotto i panettoni a 150° per un ora per poi ribaltarli infilzati con bacchetti di legno e lasciarli riposare così per 12 ore.
Lo sguardo immortalato in questa foto descrive con precisione  iconografica la passione con cui ho creato i panettoni BGF.

La fine del procedimento è stato il confezionarli ed etichettarli.
In tutto ho sfornato 40 panettoni.
37 venduti. 1 regalato, 1 condiviso e 1 mangiato.


In fin dei conti dovrei quasi ringraziarli quelli della Motta. Avevo pensato di mandargli uno dei panettoni BGF ma poi...
un po' perché non ne avevo a disposizione, un po' perché mi tirava il culo e ne avevo zero di fare la splendida, non l'ho fatto.
così ho pensato a questo spot:
“ Avreste potuto metterci:
farina bio locale, cioccolato del mercato equo e solidale, lievito madre
e invece avete fatto dei panettoni con gli ingredienti di sempre.”


Mi sento anche di dedicargli una poesia di Daniela Visani, poetessa imolese che il BGF avrà il piacere di ospitare giovedì 26 gennaio. 
Si chiama “Disagi”:

Nei centri commerciali


canzonette


imballano oggetti,


freddi carrelli


vomitano


plastica e parole,


mentre un disagio


di neon in mensa


insegue panettoni.


La morale di questa storia parte dal luogo comune“non tutto il male viene per nuocere” per arrivare
al motto più propositivo “ ti insegno a panettonate come si fa il bene.”

Quello che vorrei fare l'anno prossimo è bandire un contest in cui proporre l'assaggio del Panettone BGF e quello Motta chiedendo ai partecipanti di esprimersi sul confronto, e poi premiare l'analisi più critica.
Non lo farò perché mi toccherebbe comprare un panettone Motta.

Mi piacerebbe tantissimo rubarlo da un centro commerciale seguendo l'esempio di Juan Manuel Sánchez Gordillo, sindaco di Marileda, che nel 2012 è stato l'artefice dell'espropriazione forzata di alcuni prodotti alimentari dal supermercato Mercadona; ma il suo agire era giustificato da propositi ben più necessari dei miei, poiché i carrelli dei beni alimentari requisiti sono stati distribuiti alla parte più povera della popolazione.


Quindi diciamo che finisce qui questa storia turbolenta e iperbolica di panettoni; che se si è trattato del capriccio di un'esaltata radicale che vede il male nel sistema industriale capitalista e che si incazza quando si sente presa per i fondelli (...e pensare che i fornelli sono dei miei grandi amici!) come risultato finale c'è il riscatto dato dall'aver saputo trarre vantaggio dalla situazione.

Ma mi rimane un crogiolo e dato che la voglia di sermonare non mi è mai mancata, ammonisco:

-voi che comprate i panettoni motta,
 homo scemens adattati alle confezioni di plastica con le arance sbucciate per uno spuntino veloce ( che costa all'ambiente centinaia di anni in smaltimento) e alle vaschette sigillate con dentro wustel di improbabili ingredienti che hanno viaggiato mezzo mondo prima di finire sulle vostre tavole ikea di pessimo legno truciolato frutto del lavoro di operai sfruttati, 
dovreste farvi un po' schifo.-

Con questa provocazione, questo j'accuse ( si tratta pur sempre di un'affaire no?), rischiando di risultare dura, so che non riceverò giustificazioni o gloria, ma ritengo prezioso il sollecitare la riflessione in termini di sostenibilità su ciò che mangiamo, compriamo, consumiamo.

Ed ora mi avvio a concludere questo post in maniera propositiva dato che, come abbiamo detto, questa storia insegna il valore del riscatto e sappiamo che la differenza si fa in ogni istante, in ogni momento ed in ogni minima attenzione coltivata nell'ottica di cercare di rendere il mondo un posto migliore.

Come scriveva Castaneda, nella raccolta degli insegnamenti di Don Juan, alla fine non conta quale strada stiamo percorrendo perché tutte le strade sono uguali: portano alla stessa destinazione e passano tra i diversi scenari ( campi, boschi, città e mari). Quello che fa la differenza nel percorrere la strada è saper rispondere se il proprio cammino ha un cuore oppure no.

Con questa consapevolezza, vi elenco le azioni che vedono il BGF tra i suoi promotori:

*Impegno sul territorio per la promozione di un'alimentazione sana, basata sulla filosofia antispecista a base di ingredienti bio, svolto quotidianamente nella bottega stregata di via Valeriani e saltuariamente nelle scuole, in centri culturali o associazioni.
*Partecipazione al Mercolbio, mercato contadino di prossimità, biologico, da cui il BGF prende gran parte degli ingredienti alla base delle preparazioni e per il quale coordina molti dei laboratori divulgativi che quivi si svolgono
*Supporta la causa contro l'ampliamento della discarica ( ora causa contro la sopraelevata sulla discarica) di Via Pediano.
*E' tra i/le soci* fondatori del GES (gruppo economia solidale) insieme ad altre realtà economiche quali il Commercio Equo e Solidale e Cambiavento, e associative ( Gas, Legambiente, Riprendiamoci il Paesaggio, WWF). Gruppo che sta interloquendo l'amministrazione imolese e Conami al fine di trovare uno spazio comune in cui svolgere le attività che si sono sviluppate a partire dai principi elencati dalla legge di economia solidale regionale.
* Crea spazio e incontri per il dialogo inter-religioso e filosofico attraverso iniziative volte all'approfondimento delle differenti tradizioni sebbene si riconosca nel praticare l'antica religione della Natura (culto neo pagano o stregoneria)
* Promuove un linguaggio egualitario comunicando in maniera anti sessista. ( utilizzando gli asterischi al posto di accordare le parti flessive della lingua /sostantivi, articoli, aggettivi e verbi/  al genere femm/masch)




Io so, e lo sento profondamente, che è una strada dal grande cuore palpitante quella che traccia il BGF pertanto ringrazio tutt* coloro che lo sostengono ricordando che se Juan Manuel Sánchez Gordillo ha avuto l'audacia di espropriare carrelli di cibo dai supermercati è stato grazie al supporto del popolo di Marileda e dei 200 amici sindacalisti che hanno compiuto l'atto robinhoodiano con lui.

La premessa era che sono stata recentemente redarguita: “un* brav* commerciante si astiene dal prendere posizioni e fare politica”
bhè, ci ho pensato, ho analizzato la prospettiva e ho considerato i conti.
Quel che è risultato evidente è che la voce “astensione” non solo non risulta a bilancio nel BGF ma viene volutamente boicottata.


Vi saluto con uno dei capolavori di Battiato, dalle cui sagge parole emerge l'ispirazione per fare il bene:


Questo secolo oramai alla fine
Saturo di parassiti senza dignità
Mi spinge solo ad essere migliore
Con più volontà
Emanciparmi dall'incubo delle passioni
Cercare l'Uno al di sopra del Bene e del Male
Essere un'immagine divina
Di questa realtà”

Con biongrifianza,
Wicca Simicca, dalla bottega stregata Bio Green Food.


giovedì 29 dicembre 2016

*** il finocchio***


L'erbario del Bio Green Food si propone di approfondire la conoscenza degli alimenti che usa in cucina. Conoscere le proprietà, la storia della pianta aiuta a sintonizzarci meglio con essa, al fine di un cucinare più consapevole e armonioso.

Fuscello teso dal muro di
Eugenio Montale 

Fuscello teso dal muro
sì come l'indice d'una
meridiana che scande la carriera
del sole e la mia, breve;
in una additi i crepuscoli
e alleghi sul tonaco
che imbeve la luce d'accesi
riflessi - e t'attedia la ruota
che in ombra sul piano dispieghi,
t'è noja infinita la volta
che stacca da te una smarrita
sembianza come di fumo
e grava con l'infittita
sua cupola mai dissolta.

Ma tu non adombri stamane
più il tuo sostegno ed un velo
che nella notte hai strappato
a un'orda invisibile pende
dalla tua cima e risplende
ai primi raggi. Laggiù,
dove la piana si scopre
del mare, un trealberi carico
di ciurma e di preda reclina
il bordo a uno spiro, e via scivola.
Chi è in alto e s'affaccia s'avvede
che brilla la tolda e il timone
nell'acqua non scava una traccia.

                                                                ***IL FINOCCHIO***

Etimologia:
Foeniculum vulgaris è il nome originario del finocchio . Il nome deriva dal latino foeniculum, diminutivo di foenum,"fieno" ad indicare una pianta dalle foglie sottili come il fieno.
Storia:
Il finocchio dolce è una pianta spontanea che cresce nella maggior parte delle regioni temperate d'Europa ma attualmente sono paesi come India, Messico, Cina, Iran  a produrlo principalmente.
Autoctona delle sponde del Mediterraneo si è diffusa verso oriente fino all'India.
Era conosciuto dai Greci, Demostene, nel III secolo a.C, racconta che per il rito a Dionisio occorrevano corone di finocchio.
Era apprezzato dai Romani, che lo diffusero in tutta l'Europa Continentale lo testimonia Plinio il Vecchio (I secolo d.C) nel raccontare che i serpenti si sfregavano contro la pianta di finocchio, dopo aver cambiato la pelle, per riacquistare la vista.
Il posto che il finocchio occupa nelle manifestazioni religiose antiche ne riallaccia la simbologia a un'idea di rigenerazione spirituale eppure nell'antica Roma era spesso utilizzato per coprire sapore ed odore di cibi talvolta poco freschi.
Sembra che il termine "infinocchiare" sia nato da questo escamotage culinario o anche dall'abitudine dei cantinieri di offrire spicchi di finocchio orticolo a chi si presentava per acquistare il vino custodito nelle botti. Il grumolo infatti contiene sostanze aromatiche che rendono gustoso anche un vino di qualità scadente o prossimo all'acetificazione.
Successivamente, nel Medioevo, si connota il legame di questa pianta con il regno degli spiriti. Attribuendole il potere di allontanare quelli cattivi si diffuse l'usanza di appendere dei mazzi sopra le porte d’ingresso.
Re Edoardo I d’Inghilterra aveva una vera fissazione per i semi di finocchio e alla corte se ne consumavano circa 2 kg al mese, probabilmente come soppressore della fame, oltre che come condimento.
Una tradizione fondata dai Puritani, che solevano andare in chiesa con dei fazzoletti nei quali erano avvolti un po’ di semi da masticare per allontanare la fame, durante le lunghe cerimonie religiose. 


Descrizione botanica
il finocchio è un pianta erbacea biennale o perenne che raggiunge fino a 2 metri di altezza. Il fusto è eretto, robusto e ramificato.
Le foglie hanno una guaina molto sviluppata con lamina divisa in lacinie filiformi e apice appuntito.
Presenta dei fiori gialli e piccoli, disposte in ombrelle composte con una ventina di raggi.
Il frutto è un diachenio verde scuro con canali oleiferi.

Usi in erboristeria:
i frutti e le radici contengono un olio essenziale ricco di anetolo che è utilizzato in erboristeria come diuretico, stimolante della motilità intestinale e carminativo. Grazie al suo principio attivo, viene anche utilizzato come aromatizzante.

Proprietà benefiche:  
Foeniculum pellit spiracula culi, il finocchio espelle l’aria dal ventre, si legge in un trattato medioevale della Scuola Medica Salernitana (XI secolo). Infatti il finocchio ha la proprietà di ridurre la flatulenza e il meteorismo ed è usato come digestivo.


Ricetta del BGF:
***Pesto di finocchietto selvatico***
Raccogliete del finocchietto selvatico e sminuzzatelo in un mortaio, aggiungete uno spicchio di aglio e pestate a lungo aggiungendo olio Evo.
Mescolate con pane integrale grattugiato e lievito in scaglie.
Questo è un ottimo pesto per condire la pasta.



lunedì 19 dicembre 2016

***Yule e la magia del solstizio d'Inverno***

Una poesia e una canzone per aprire il post sul Solstizio d'Inverno:

Albero Secco

Un albero secco
fuori dalla mia finestra
solitario
leva nel cielo freddo
i suoi rami bruni:
Il vento sabbioso la neve e il gelo
non possono ferirlo.
Ogni giorno quell'albero
mi dà pensieri di gioia,
da quei rami secchi
indovino il verde a venire.
 
Wang Ya Ping

Inverno di Faber, cantata da Battiato:

                                         *** Yule ***




per le wicca, esseri in totale sincronia lunare, il solstizio d'inverno ha una carica portentosa: ci troviamo davanti alla notte più lunga dell'anno.
Il momento sacro richiede sempre un'importante introspezione ora che osserviamo, non senza una certa trepidazione, come l'oscurità trionfi nel respiro della natura che si affievolisce, mentre gli spiriti dei boschi giacciono rapiti dal riposo.
Il sostantivo Yule è di probabile derivazione scandinava ("Iul"), un lessema che significa "ruota".
Si tratta di una festa pagana la cui origine si perde nella notte dei tempi e che ci è stata tramandata dalle genti del Nord, attraverso mitologie suggestive, forti, colorate, che suggellano il legame fra il ciclo naturale delle stagioni e l'alternanza dei ritmi vitali di nascita e della morte; che in Yule indicano la nascita del bambino.
Si crea un paradosso significativo tra il triste panorama di alberi spogliati e abbruttiti dal buio e il potere generativo della madre Terra che da la vita al Dio Sole proprio in questo momento.
L'utero della Dea genera la vita dentro la morte.
Nel freddo, lei, si trova ad essere la regina del ghiaccio e nonostante la morsa del gelo, sprigiona il potere di mettere al mondo il Figlio della Promessa, il Sole suo amante, che la ri feconderá ri portando calore e luce al suo regno.
Yule, è la data della Ruota che segna il punto dell'inizio dell'anno nato con Samain, dal momento di tale nuova genesi, dallo zero, è giunto il momento della generazione.
C'è profonda calma e speranza che dall'esterno dobbiamo condurre nella silenziosa e oscura profondità del nostro essere per prenderci cura della scintilla del nuovo Sole.
Coltiviamo sentimenti di gioia ed ottimismo perchè consapevoli che i giorni si allungheranno e sta a noi uscire dalle tenebre rigenerat*.

Benedetto Yule.
Possa questo solstizio e il giro della ruota
portare amore, pace e buona fortuna nell'anno che viene
Diamo il benvenuto al ritorno del sole 
con speranza e gioia
Possiate non essere mai assetati.
L'elemento più importante per propiziare questo rito è indubbiamente la luce del fuoco che muove la mano della strega nel sostenere il potere del sole.
Accedente le candele, questa notte e affidate il vostro spirito alla purificazione della fiamma affinché tutto ciò che non serve più portare con voi, tutto ciò che vi appesantisce, venga bruciato.

Possa essere leggero e aggraziato il passo e totale la devozione con cui dedicarci a illuminare il mondo. E' il momento di scacciare tutte paure e le loro insinuazioni, di scartare domande vuote e trovare risposte piene e per farlo occorre forzatamente eliminare le idee logore ed i progetti finiti.
Lasciare andare il passato è un passaggio obbligatorio e molto catartico per avere libertà e lucidità. Queste sono le compagne a cui affidarsi per camminare verso la luce.
In questa lunga notte arriva il rinnovamento; con gioia, gratitudine e speranza piantiamo i semi del cambiamento.

Nell'altare della bottega fatata bruciamo la ghirlanda di foglie che avevamo intrecciato per Mabon e poniamo una ghirlanda di rami di agrifoglio per onorare Yule



Per augurarvi il meglio da Yule vi propongo la lettura e la recitazione della Rede, il testo che disciplina la spiritualità wicca.


Osservare la Rede noi dobbiamo,
Con tutto l'Amore e Fiducia che abbiamo.
Vivi e poi vivere sappi lasciare,
onesto nel prendere e giusto nel dare.
Devi tre volte il cerchio segnare,
Perché i maligni tu possa cacciare.
Incatena la formula, incatenala bene,
Esprimila in rima come conviene.
Dolce lo sguardo e tocco leggero,
Ascolta molto e parla sincero.
Quando la Luna va in crescendo,
Runa di Streghe devi andar ripetendo.
Quando invece la Luna è Calante,
ascolta l'ululato angosciante.
Quando la Luna nel cielo non vedrai,
la mano alla Madre due volte baciar dovrai.
E quando Piena la Luna rimane,
le attese del cuore non saranno vane.
Attento quando dal Nord la forte tempesta viene:
chiudi le porte e molla le vele.
Quando il vento dall'Est comincia a soffiare,
ci son novità e feste da fare.
Quando il vento del Sud sta per arrivare,
l'amor sulle labbra ti vuole baciare.
Quando dall'Ovest il vento sussurrerà,
ogni cuore pace e riposo troverà.
Nove legni nel calderone devono andare,
veloci nell'accendere, lenti nel bruciare.
Sia il sambuco l'albero della Signora,
la sua cenere maledizioni sprigiona.
Quando la Ruota inizia a girare,
lascia i fuochi di Beltain bruciare.
Quando la ruota a Yule è arrivata,
accendi il ceppo, la testa del Cornuto va incoronata.
Bada tu al fiore, al cespuglio e al boschetto,
e dalla Signora sarai benedetto.
E dove l'acqua si va ad increspare,
getta una pietra e la verità traspare.
Quando un vero bisogno tu avrai,
l'avidità altrui ignorerai.
Con degli sciocchi il tuo tempo è sprecato,
e come loro sarai giudicato.
In gioia l'addio, in gioia l'incontro,
cuore caldo e sorriso sul volto.
Ricorda la Legge del Triplo: è fatale,
ritorna tre volte sia il bene che il male.
Se la sfortuna è alle porte,
segna una stella blu sulla fronte.
E che tu sia leale in amore,
o anche il tuo amante sarà ingannatore.
Son otto parole la rede per noi:
Se male non fai, fa' ciò che vuoi.
dall'originale Rede di Lady Gwen Thompson, pubblicato per la prima volta su Green Egg magazine, Vol. III. No. 69 (Ostara 1975)

Con benedizione,
Wicca Simicca dalla Coven del BGF