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martedì 18 aprile 2017

*** Dhamma, Vegan e Minoranze***

Istruzioni per il post:
ascolta il suono dei Cimbali

 

la mente reciti: ***Possano tutti gli esseri essere liberi e felici***
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Una storia di Dhamma:

Nel tempo in cui per fare i lunghi viaggi si era soliti utilizzare la nave capitò che un emerito professore di scienze dovette salpare per l'America.
La nave che lo trasportava era un mercantile e il professore non aveva molte persone attorno con cui parlare. Passava così gran parte del suo tempo a studiare ed approfondire i suoi argomenti.
Un giorno, stanco e un po' imbarazzato dal maldimare, incontrò a poppa un mozzo.
Il professore lo interrogò: tu che sei di bordo, cosa conosci dell'oceoneagrafia?
Il mozzo rispose: non so nemmeno cosa significhi…
Il professore allora lo istruì mentre con un certo disprezzo, pensava dentro sè : -che spreco che è la vita su una nave se non si conosce ei processi chimici e fisici che regolano l'ambiente.-
e il mozzo rispose umilmente: mi perdoni professore se non ho studiato.
Non ne ho avuto la possibilità di studiare e chissà se ne sarei stato in grado-
poi si congedarono amichevolmente e il mozzo ringraziò il professore della lezione.
Quando il professore tornò alla sua cabina, non fece in tempo a sedersi alla scrivania che la nave iniziò a vacillare bruscamente.
Il tempo era mutato e all'improvviso la tempesta imperversava fra le onde del mare adirate.
Riusci a stento a tornare a poppa.
I marinai si gettavano in mare, la barca sprofondava velocemente.
Il mozzo gridò : “ si butti professore, nuoti”
ma il professore restava e lo sguardo era triste.
Non sapeva nuotare.


"C'est pas l'homme qui prend la mer C'est la mer qui prend l'homme"





Questa è una parabola del maestro Goenka che viene tramandata tutt'oggi nella scuola di meditazione Vipassana e che invoca l' umiltà come qualità  radicabile, insegnabile, al pari di tutte altre scienze tradizionali.
Lo sviluppo dell'intelligenza emotiva e l'empatia altruistica sono una direzione dello sviluppo umano necessaria per una società felice e in questo centro si applicano per questo fine http://www.atala.dhamma.org/pub/index.php. Se avete la possibilità andate a visitarlo e a praticare la meditazione.
           Preambolo:
Oggi, anno domini 2017, la natura è disordine e declino?
Eppure quali evolutissimi livelli di scienza e di tecnica, di conoscenza abbiamo a disposizione…
Abbiamo a disposizione una serie di dati pressoché impossibili da elaborare per un cervello umano, per tanto viviamo in stretta simbiosi con gli/le altr*.
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Dopo questa lunga premessa andiamo a parlare di veganismo. 
E sarò noiosa, ve lo dico già così evito di sentirmi in colpa alla fine.
Discorrendo con la maggioranza delle persone di veganismo, da vegan quale io sono, si viene pedissequamente criticati nonostante che – e lo sottolineo con una certa soddisfazione- negli ultimi anni la tollerenza sociale stia velocemente migliorando ma laddove impazza la voglia di discriminare e dare la propria opinione ovvero sui social -questi catalizzatori di emozioni che ti danno l'ebbrezza di esprimerti parlando come da un palco a un pubblico- non sembra proprio voler ammansirsi lo scontro vegan contro no vegan.
Il fenomeno è tanto inflazionato da risultare sdoganato, per molt*, e “le battute sui vegani hanno rotto il cazzo molto più dei vegani stessi” cito Lercio.
Ma lo scontro è amato, in fondo alla gente piace la guerra così ho ritenuto opportuno concentrarmi nell'analisi delle motivazioni profonde che sono alla base del comportamento collettivo discriminatorio.

E' evidente che quanto quando si parla di cibo e di alimentazione scatta nell'individuo qualcosa di passionale nel dovere di difendere le proprie abitudini, e lo fa nella maniera che gli è più congeniale, spesso eclatante, disprezzante o svalutativa nei confronti di chi non condivide la propria dieta. Di fatti, dobbiamo considerare che l'atto del nutrirsi è istinto vitale primario, ricordo inconscio dei primi attimi che decretano la sopravvivenza di quando veniamo al mondo. E' forte e imprescindibile dunque la valenza affettiva e identitaria in cui ci si riconosce nella propria dieta; questo valore archetipico che ci lega alla vita e ci da attaccamento all'identità.


Discostarsi dalle scelte del gruppo originario, o dalle abitudini condivise dalla moltitudine, deve avere una profonda e forte motivazione oltre che, come pare ovvio, una certa propensione di apertura mentale, essenziale per ogni cambiamento.
Lo stimolo a scrivere questo post me l'ha dato un mio caro amico, dalla mente lucida e brillante. Abbiamo scatenato un dibattito sul veganismo e sulla tolleranza per le minoranze a partire dalla notizia del Tar di Bolzano che ha accolto la richiesta di una madre vegan, che ha ottenuto la possibilità di mangiare vegan per il suo bambino. http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/27/bolzano-niente-menu-vegano-allasilo-il-tar-condanna-il-comune-di-merano/3478949/#disqus_thread 
Ci si è chiesto se sia giusto che un genitore possa decidere la dieta del figlio quando possibilmente pericolosa.
Prima di tentare di rispondere è opportuno ricordarci che se leggete i giornali sapete benissimo come vengano riportati con grande clamore i casi di bambin* ricoverat* per carenze nutrizionali, evidenziando come la causa sia sempre la stessa: genitori vegan. Fanatici genitori vegan.
Raramente tali notizie vengono smentite o anche solo corrette quando non si rivelano fondate perché - lasciatemelo dire in tutta onestà e senza per questo dover essere additata come complottista- ci sono interessi economici enormi dietro l'industria della carne.

Ciò è evidente anche notando il poco spazio mediatico dedicato ai genitori dei bambini affetti da obesità o da sindrome di iperattività che ai fatti non sono processati per aver cresciuto i figli a mc Donald e merendine industriali.
Socialmente viene quindi accettato che i bambini si ingozzino di cibo spazzatura ma non che vengano alimentati in maniera vegan.
Il discorso ora si sposta sulla scienza nutrizionista, sulle informazioni di cui disponiamo per decidere come alimentarci in maniera salutare.
Il mio amico è uno scienziato e mi ha invitato a indagare nella letteratura scientifica di riviste specializzate per poter difendere il mio essere vegan e se in un primo momento ho pensato che era quello che avrei fatto, poi ho capito che non è questo ciò su cui voglio specializzare il mio essere. Come il mozzo della storia con cui ho iniziato, non ho la preparazione per sostenere che la dieta vegan è più sana per il nostro fisico di quella onnivora, perché non sono un medico nutrizionista o una biochimica dell'alimentazione.
Ma sono vegan da 5 anni, prima vegetariana da 17 e ad oggi posso accertarvi che sto bene, non ho carenze. Sono cresciuta nella filosofia vegan che per quanto mi riguarda è stata una scelta dettata dall'empatia con gli animali e di logica ecologica. Riconoscendo l'assunto tat twam asi delle Upanishad vediche “ cio tu sei” si interpreta il macrocosmo dell'universo nel microcosmo dell'individuo. Tale coscienza olistica mi porta a cercare la completezza dell'individuo nell'unione di mente e corpo e sui differenti livelli di materia ed energia, con uno devozione profonda per l'ambiente che mi ospita, in sintonia con una concezione di natura che viene resa antropomorfica dalla necessità stessa del mio cuore di amare.

Dell'essere vegan ne faccio un discorso d'amore, nei confronti degli animali e della terra.


-Boia, che outing post hippista!-
 me ne rendo conto,
tuttavia lo preferisco -e di gran lunga - al post nichelismo.


ora, tornando al discorso della scelta genitoriale sulla dieta dei/lle figli*: a differenza dei genitori che alimentano la prole a junkie food che spesso – perlomeno dobbiamo augurarcelo- sono ignari della scelta alimentare che compiono, pilotati da pubblicità provocatorie e ammalianti che giustificano un'economia da centri commerciali e shopping compulsivo; i genitori vegan scelgono consapevoli di andare contro corrente, di venire criticati.
Sarà uno stereotipo, in questi tempi di femminismo da pentimento di essere madri, ma io credo che sia naturale che un genitore voglia trasmettere ai/lle figl* la saggezza della propria esperienza di vita che che lo orienta nel mondo e nel decidere di cosa alimentarsi.
I vegan sono ancora la minoranza della popolazione, incutono un certo timore perché l'espansione è molto rapida ed eterogenea rispetto ad altre minoranze come quelle immigrate o di credo religiosi.
I supermercati si stanno adeguando con scansie dedicante, anche se, francamente, il fatto che abbiano creato un'offerta surrogata all'offerta carnivora della quale vengono anche scimmiottati i titoli “ fiorentina di seitan” mi pare allucinante. Ma ancora più allucinante ritengo gli imballaggi, la plastica, le etichette e i codici a barra quando i dati sull'emergenza ambientale hanno stabilito il 2100 come inizio di distruzione della razza umana.
Ma tornando a noi, che fino al 2100 non campiamo comunque.
Parlavamo delle minoranze e ritengo importante scrivere che le minoranze creano quella eterogeneità di idee con cui si evolve la democrazia, di cui si nutre la società per tanto dovremmo essere tutt* rispettat*, anzi tutt* liber* e felic*.
- ce lo ricordiamo ancora il mantra con cui ho aperto il post?-
Concludo dicendovi che alla mamma, che si è sbattuta non poco per far sì che suo figlio mangiasse vegan, io dico grazie come dico grazie alle minoranze degli indiani d'America che lottano per far riconoscere il proprio diritto alla terra, ai/lle militanti in Val di Susa che da 20 anni sono presidiati dall'esercito, alle donne di Plaza de Mayo, ai copti d'Egitto, alle altre minoranze tutte che conosco e non mi vengono in mente al momento e quelle di cui non so per mia ignoranza. Oltre  dire grazie, laddove mi è a portata cerco di aiutare i gruppi di pressione: il comitato contro l'ampliamento della discarica tre monti; per il quale al Mercolbio abbiamo allestito laboratori con il fine di raccogliere fondi per il ricorso al Tar in merito alla sopraelevazione della discarica di Imola.
Con tanta gratitudine nel cuore per tutt* coloro che si danno da fare per non solo preservare il mondo dal devasto ma che tentano con la dignità di renderlo un posto migliore, ammonisco chi fa della discriminazione un esercizio, anche intelligente, di potere lo e invito ad usare per fini più nobili la propria energia.
Concludo con un estratto dell'ultimo libro che ho letto: Le prigioni che abbiamo dentro di Doris Lessing:

“Se fai parte di una comunità unita sai che puoi permetterti di non essere d'accordo con le idee di quella comunità solo a tuo rischio e pericolo (...) la cosa più difficile al mondo è proprio sostenere un'opinione contraria a quella dominante nel gruppo, continuandone a farne parte (…) il futuro di tutt*, dipende da questa minoranza. Dovremmo escogitare i modi per educare i nostri figli in modo che vadano a rafforzare quella minoranza e non, come facciamo oggi perlopiù, a riverire il branco perché nei momenti di sobrietà, nei momenti umani, quando pensiamo, quando riflettiamo, tutti noi sospettiamo che questo “io ho ragione e tu hai torto” sia un'idiozia. Tutta la storia, tutto il progresso , procede grazie all'interazione e all'influenza reciproca, e anche i più violenti ed estremi di pensiero e di azione s'inseriscono nella trama complessiva della vita umana di cui rappresentano un filo.”


Vi saluto con una canzone:




Dall'avamposto vegan biologico imolese,
Bio Green Food
SimoSimicca

domenica 26 marzo 2017

Acrobatica Antifascista

L'ultima iniziativa del Bio Green Food punta a fare andare il sangue al cervello,
dopo il trattamento anti cellulite celebrale con caffè filosofico del sabato pomeriggio,
abbiamo deciso di proporre verticali, ponti e spaccate come appuntamento del lunedì sera: allenamento acrobatico; che serve sì a rendere più flessibile e tonico il corpo ma giova anche -e tanto, come ogni attività sportiva- alla mente.
L'iniziativa è gratuita grazie alla disponibilità del CSA Brigata 36 che ci mette a disposizione i suoi locali; il BGF offre il servizio di cena da asporto a 9 euro per il dopo allenamento ( che è bene stare leggeri o essere a digiuno prima di fare acrobazie ;)
Iniziamo alle 20.30 e ne abbiamo per un'oretta abbondante.
Tutt* sono benvenut*


Fata Chiara, mia sorella socia, ha pubblicizzato l'evento sulla pagina facebook sei di Imola se… il primo commento è stato dell'amministratore ( a questa pagina sono iscritti ben più di 13.000 profili): “ ma non è il covo delle zecche rosse locali?”.

Dopo aver indagato sull'origine etimologica,che come prevedibile, è un termine ereditato dal linguaggio fascista degli anni '30 utilizzato per discriminare socialisti e comunisti; l'amministratore della pagina, che l'ironia della sorte vuole si chiami Salvatore, mi insegna come durante i fatti del G8 di Genova, famosi -ahimè- per la brutalità con cui gli agenti delle forze dell'ordine hanno malmenato i manifestanti, l'espressione “zecche rosse” fosse in voga presso i celerini. Infine Salvini, leader della Lega, erede di un movimento nato sotto slogan “perchè noi ce l'abbiamo duro” ha utilizzato in diverse occasioni.

Potrei rispondere a tono -il vocabolario rosso è forbito quanto il nero di insulti-ma non farebbe che alimentare la cattiveria dello scontro ed io ritengo che sia più giusto promuovere l'atteggiamento di chi ama il mondo, con la mia espressività.
Detto ciò, volevo presentarvi il brigata 36: centro culturale antifascista di Imola che è attivo e si da da fare per difendere i diritti negati dal fascismo e lo fa organizzando proiezioni di video, presentazioni di libri, laboratori musicali, di ginnastica ( come il nostro :), di giardinaggio. Serate di approfondimento e manifestazioni.
questo il sito: http://www.brigata36.it/

Io non ho vissuto la guerra e ho avuto la fortuna di studiare solo sui libri di scuola il genocidio e le nefandezze commesse in questo truce periodo storico italiano.
-Tanto vergognoso che viene solennemente sancita dalla costituzione l'impossibilità di ricostituire il partito fascista e viene condannata l'apologia dell'ideologia a questo sottostante, che si fonda sull'uso indiscriminato della forza per affermare una presunta supremazia nazionale-






ma nel mondo, attualmente, ci sono dittature fondate su questi presupposti e le notizie - poche- che circolano, o di cui vengo a conoscenza, mi preoccupano.
E vi dico la verità: Sono preoccupata. Sono molto ma molto preoccupata.
Ho paura dell'odio e di coloro che lo fomentano.


Idealmente mi piace pensare di lavorare per realizzare  inclusione e creazione, pertanto credo che siano da superare i movimenti di opposizione, ma riconosco come ancora attualmente l'anti-fascismo si trovi costretto a combattere schierato a difesa delle/gli immigrat*, delle donne, delle/gli omosessuali, dei trans, delle/gli sfrattat*, delle/i pover* e di tutt* coloro che vengono discriminat*.


Vivo a Imola, città medaglia d'oro al valore partigiano, sede di un circolo Anpi molto attivo, a cui il mio papa è orgogliosamente iscritto, sede del Brigata 36, di cui ho già scritto quanto vanti un calendario intenso e interessante di iniziative  e dal mio piccolo pulpito che è questo blog non so se ho il potere di fare grandi e passionali arringhe  per spronare chi mi legge a riflettere e a crescere nell'ottica del bene...

Ci sono momenti nella vita in cui sembra che l'unica soluzione sia spegnere tutto, disattivare, darci su, fare silenzio.
La saggezza orientale ci insegna come sia il silenzio ad avere vibrazioni più alte,
la musica quanto le pause diano senso al ritmo;
e in mezzo alla bruttura dei nostri tempi, in questa città con il fiato di discarica, continuano a fiorire gli albicocchi.


Da figlia della città medaglia d'oro al valore partigiano, Imola


Simona Biagi

chiudo con una canzone:
"solo io chiedo" di Mercedes Sosa
traduzione di C. Cormio:

Solo io chiederò

che la guerra non mi lasci indifferente

è un mostro grande e si divora 

la povera innocenza della gente

Solo io chiederò 

che il dolore non mi lasci indifferente

e che la Porca Morte non m'incontri

prima che queste parole siano spente

Solo io chiederò 

l'ingiustizia non mi lasci indifferente

non voglio mai più porger l'altra guancia

ed il cielo non ci ha mai donato niente

Solo io chiederò

che la rabbia non mi esca dalla mente

che chi è poi un bastardo non m'incanti

col sorriso che nasconde il niente

Solo io chiederò 

che il passato non sia mai dimenticato

e non si cancelli la memoria

dell'arroganza che ci ha sempre calpestato

E ancora chiederò

che il futuro non mi trovi diffidente

c'è ancora tanto da inventare 

per costruire una cultura differente

c'è ancora tanto da inventare 

per costruire una cultura differente




sabato 11 marzo 2017

Ecologicamente scrivendo


Il 2100 è l'anno che è stato pronosticato dalla maggioranza delle/gli scienziat* come data d'inizio della distruzione della razza umana poiché i ritmi di consumo e di produzione attuali stanno comportato una tale trasformazione dell'ecosistema tale per cui gli elementi che consentono la vita per la specie umana ( terra,aria e acqua ) saranno irrimediabilmente compromessi.

Questa è stata una delle considerazioni che ho ascoltato l'altra sera da Alberto Bellini, professore universitario, ingegnere con l'esperienza di assessore all'ambiente per il comune di Forlì che ha presentato il suo libro: Ambiente, clima e salute, alla libreria Monsignani grazie l'iniziativa organizzata dal Comitato Vediamoci Chiaro.

Sono informazioni pesanti e gravose sulla coscienza quelle di cui oggi grazie all'ecologia possiamo venire a conoscenza, creano panico e allarme ma purtroppo sono ineludibili quanto veritiere.

E' auspicabile che più pesante e grave sia giudicato il comportamento di chi davanti a questa evidente emergenza collettiva se ne lava le mani pensando solo al suo ora qui e adesso.
Combattere l'egoismo dettato dalla società dei consumi significa lavorare a livello culturale per cambiare i valori di riferimento.
E diciamocelo: ristabilire quelli che devono essere i valori umani.
Sono anch'io figlia di una generazione che ci ha cresciuto a merendine e portato a pascolare al centro commerciale, la tv mi ha drogato abbastanza quanto i videogiochi durante l'infanzia.

Capisco, mi sforzo di capire a dire la verità, chi oggi continua a essere dentro questi meccanismi ma
vedete, ci sono alternative. Alternative attrattive. Desiderabili.

Parliamo dell'auto ad esempio.
Io la uso poco e male (lo ammetto che la guida non è tra i miei talenti) e preferisco spostarmi in pattini o con la bicicletta.
Abito in periferia e ci sono 3 kilometri dal BGF a casa mia, e ora lasciatemi scrivere un po' di banalità:

-Fare movimento fa bene. Non solo per il fisico e il culo sodo ma per il cervello. Ossigena i neuroni. Quando sono costretta ad utilizzare l'automobile ( esclusivamente per motivi di spostamento di carichi) ho chiara la percezione psicologica di essere rinchiusa in un abitacolo e ho la sensazione che sia questa a manifestarsi nell'aggressività di chi clacsona o si mette a litigare per il parcheggio.
- Ci metto di meno a livello di tempo. Passando per le ciclabili e andando veloce percorro in 10 minuti la distanza. Con l'automobile barcamenandomi tra le rotonde, i semafori e la circonvallazione ce ne metto almeno 15.
-I livelli di Polveri sottili sono aberranti. La Pianura Padana è tra le zone più inquinate del pianeta. A meno che non utilizziate un auto elettrica, ogni volta che utilizziamo l'automobile contribuiamo ad avvelenare quest'aria-

Sono piuttosto critica sull'operare dell'amministrazione ma se c'è una cosa di cui proprio non mi posso lamentare sono le piste ciclabili.
Ci sono, collegano bene quasi tutta la città. Utilizziamole allora massivamente.

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Bellini da assessore all'ambiente ha analizzato il funzionamento della gestione dei rifiuti.
Se la gestione dei rifiuti viene appaltata a un'azienda privata quotata in borsa, il cui obiettivo è trarre il massimo profitto e che quindi lucra sullo smaltimento dei rifiuti, ovvio è constatare che non potrà mai essere interessata a ridurne il volume.
Sappiamo che i rifiuti inquinano, le direttive che ci arrivano dall'Ue affrontano con il concetto di economia circolare e suggeriscono pratiche virtuose per la gestione che Bellini ha elaborato in un modello che vede l'azienda comunale a raccogliere i rifiuti, che premia il comportamento dei/lle cittadin* virtuosi, non nel differenziare meno ma, nel produrre meno rifiuti.
E come si fa a produrre meno rifiuti? Bisogna evitare gli imballaggi, la plastica. Comprare sfuso, ai mercati di prossimità, attraverso i gruppi di acquisto solidali.

Nel modello di Bellini che è realtà per Forlì, lo smaltimento dei rifiuti è appaltato alle aziende del libero mercato ma nell'ottica del recupero e la raccolta gestita direttamente da un'impresa comunale.

Bellini era stato invitato l'anno scorso dalla CGIL durante la festa che fanno d'estate alla Tozzona a confrontarsi con Tronconi, il nostro assessore all'ambiente, sulla gestione dei rifiuti.
Commenta piuttosto sorpreso che erano in 4 gatti ad ascoltare.
Gli è stato chiesto cosa pensava dell'ampliamento della Discarica ed espresso il suo parere negativo, analizzando in termini di risorse economiche l'ipotesi, è stato attaccato dal Tronconi che ha chiesto di togliergli la parola e l'ha accusato di essere di parte politica.

Prima cosa che ci tengo a dire è che mi dispiace di non esserci stata io in prima persona a questo incontro ma ancor più mi dispiaccio di non trovare in rete informazioni sul dibattito di quella sera.

Bellini è entrato nella giunta piddina, è stato additato come leghista e come grillino ma ai fatti non ha mai preso tessere di partito. Quello che ha dimostrato è un'esempio di grande coerenza: da inizio mandato ha affermato che si sarebbe dimesso se a Forlì avessero autorizzato l'ampliamento dell'inceneritore e così ha fatto.

Una lezione evidente che non servono i simboli e le bandiere di partito per fare la buona politica. Servono uomini e donne di buona volontà, dotat* di forte coerenza etica e civile.
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Grosso taxi giallo
Hanno pavimentato il paradiso
e ci hanno messo su un parcheggio,
con un hotel rosa, una boutique
ed un riflettore che ondeggia.
Non ti sembra sempre
di non sapere quello che hai
finché non l'hai perduto?
Hanno pavimentato il paradiso
e ci hanno messo su un parcheggio.

Hanno preso tutti gli alberi
e li hanno messi in un museo degli alberi,
e hanno fatto pagare a tutti
un dollaro e mezzo per vederli.
Non ti sembra sempre
di non sapere quello che hai
finché non l'hai perduto?
Hanno pavimentato il paradiso
e ci hanno messo su un parcheggio
.

Hey, contadino
metti via il tuo DDT.
Non mi importa delle
macchie sulle mele,
lasciami gli uccelli e le api,
ti prego!
Non ti sembra sempre
di non sapere quello che hai
finché non l'hai perduto?
Hanno pavimentato il paradiso
e ci hanno messo su un parcheggio
.Hanno pavimentato il paradiso
e ci hanno messo su un parcheggio
.
 
Una notte...


Ascolta, l'altra notte, sul tardi,
ho sentito la porta a vetri oscillare,
ed un grosso taxi giallo
si è portato via la mia ragazza.
Non ti sembra sempre
di non sapere quello che hai
finché non l'hai perduto?
Hanno pavimentato il paradiso
e ci hanno messo su un parcheggio
.Non ti sembra sempre
di non sapere quello che hai
finché non l'hai perduto?
Hanno pavimentato il paradiso
e ci hanno messo su un parcheggio
.

Una notte h
anno pavimentato il paradiso
e ci hanno messo su un parcheggio
.
Io non voglio darlo via,
tu perché vuoi darlo?
Perché vuoi dar tutto via?
Hey hey hey
Io non voglio darlo via,
tu perché vuoi darlo?
Perché vuoi dar tutto via?
Io non voglio darlo via,
tu perché vuoi darlo?
Perché vuoi dar tutto via?
Darlo, darlo tutto via...
Perché vuoi?... Perché vuoi?Perché lo sta dando tutto via...
Hey hey hey"
J.Mitchell, traduzione di Gianni Festa


Tornando alle premesse di questo post: il 2100 è la data di inizio di distruzione della specie
mi chiedo, ma lo chiedo sopratutto a chi confrontandosi sul tema della discarica ha commentato con benaltrismo: “se la passano peggio a Taranto con l'Ilva” o ha sentenziato“ da qualche parte dobbiamo metterli i rifiuti”che senso hanno le nostre  opinioni se qua possiamo iniziare tranquillamente a parlare di estinzione umana?

Gente dobbiamo fare qualcusa, ognun* deve fare qualcosa.
E ci sia d'ispirazione Gandhi: sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.

Al BGF partiamo dalla socialità e creiamo un momento di dibattito filosofico il sabato pomeriggio alle 17.
Vi saluto ringraziando a tutt* coloro che vi partecipano e alle persone degne di stima che con il loro esempio mi danno speranza.

Simona

sabato 4 marzo 2017

***La ciusté***

Oggi ho ricevuto la chiamata:
“Sai al nuovo centro commerciale c'è una linea molto ben fornita di prodotti vegani e per il benessere così ci chiedevamo se tu fossi interessata a fare qualche corso o attività per promuoverli.”

Ecco che mi si palesa davanti la linea separatoria fra marketing e marchetta.

Ci sono un po' di considerazioni da fare, premettendo la buona fede del mio interlocutore.

1- Mi occupo di cucina biologica vegana. Questo significa sì che produco“cibi del benessere” ma occorre ben chiarire alla base cosa questo significhi.

2- Essere vegan significa fare una scelta etica che è la stessa alla base della filosofia bio: rispetto per madre terra e per tutti gli esseri che la abitano.


Io collaboro con una rete di agricoltori/agricoltrici produttori/trici e consumatori/trici riunit* dall'intento di adoperarci per costruire un modello differente di consumo in cui i/le protagonisti sino effettivamente i/le sol* che dovrebbero partecipare a questo processo: consumatori/trici e produttori/trici.
In questo piccolo circuito diretto oltre ai prodotti che scambiamo, coltiviamo in maniera sana i rapporti interpersonali basati sulla fiducia e la condivisione dei principi della filosofia bio.

Alla luce di queste considerazioni, mi chiedo:  se mai mi mettessi a fare corsi di cucina nei centri commerciali questi cosa penserebbero di me?
Ed io, riuscirei alla mattina, a guardarmi allo specchio, senza vergognarmi?

La critica che muovo al modello economico dominante da supermercato verte fondamentalmente su 4 fattori:

1- l'industrializzazione del prodotto: comprare un tofu al supermercato o qualsiasi burgher vegan pre-confezionato e aiutato a resistere negli scaffali frigoriferi grazie agli additivi e ai conservanti non può e non deve essere considerato “cibo del benessere”
2- tutta la plastica e il cartone da imballaggio per rendere più attrattive le confezioni non migliorano la qualità del “cibo benessere” ma causano solo dispendio di risorse.
3- per creare il nuovo centro commerciale a Imola è stata completamente cementificata un'area verde.
4- l'area in questione è nel raggio di 1 km nemmeno dall'altro centro commerciale.

Alla luce dei punti 3 e 4 che parlano del nuovo superstore su cui mi sono già espressa sui social definendolo una fàta ciustè ( dal romagnolo: La ciusté è quel marciume recondito soprattutto nella gente e nel sistema, saltuariamente connessa alla sporcizia. La ciustè di oggi è data dalla pessima abitudine dell'uomo di non ascoltare, di decidere contro ogni senso e ogni logica di perseverare nell'errore e, soprattutto, di danneggiare volutamente chi non ha il minimo interesse nel cercare di comandare una situazione. ) credo che possiamo tutt* concordare che si sia trattato di un investimento poco strategico, di notevole impatto ambientale in una città che ha già evidenziato enormi problemi ambientali ( dalla qualità dell'acqua alla gestione della discarica)

Potete chiamare chi volete per cercare di promuovere sta ciusté: dalle veline ai comici o altri che lavorano per denaro e la viltà che comporta, ma al bio green food abbiamo una missione che dice:
sia il cibo gioia per il palato, medicina per il corpo e balsamo per lo spirito”
e ritengo che sia la mia fortuna più grande potermi guardare allo specchio ogni mattina dicendomi “stai facendo un buon lavoro” pertanto declino l'offerta e continuo a boicottare i centri commerciali.

Mi sento dire spesso “ sei troppo avanti”
no signor* siete voi ad essere dei/lle mentecatt*.

Simiccca

venerdì 24 febbraio 2017

Domande sessiste

Udite udite Signor*,
il trattamento d'urto per cellulite celebrale che si svolgerà domani al caffè filosofico
avrà un tema che giunge dalla fresca notizia che Imola si doterà di un regolamento contro le pubblicità sessiste:


Premetto che aborro la fallocrazia  e vi propongo le seguenti domande:

1- Le donne che hanno contribuito al prodotto che si pubblicizza con provocazione sessista e alla pubblicità stessa non si sono sentite offese dal messaggio che veicola?


A tal proposito il documentario di  Lorella Zanardo e Marco Malfi Chindemi e Cesare Cantù 

" Il corpo delle donne" analizza come i corpi e i ruoli femminili siano rappresentati nei programmi televisivi,

 nelle immagini pubblicitarie, nei discorsi di politici e di gente comune.




2- Le donne che decidono di lavorare con la loro immagine e che questa vendono sono troie?
le pornostar dovrebbero vergognarsi? chi si fa le seghe dovrebbe vergognarsi?
Dove finisce la morale religiosa-civile e dove inizia la libertà di scelta? 

3- La società auspicabile è femminista o anti- sessista?

Vi linko il documentario sul popolo Moso in Cina, di Francesca Rosati Freeman, società  organizzata in matriarcato:



4- Quali sono gli stereotipi di genere? Vanno combattuti tutti o tutto sommato è giusto che sia l'uomo a dover pagare il conto e la donna a piangere ?

5- Può un regolamento comunale decidere che cosa è di buon gusto e cosa no per le/i sue/oi cittadin*?
in tal caso non trovate che usare l'immagine di una prateria per la pubblicità di  un superstore sia di cattivo gusto?


Il BGF,  a chi dona il suo contributo intellettuale, contro la cellulite celebrale, offre una tisana o un caffè.

Fatti un'opinione perché le le opinioni diventano i fatti.
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Io volevo fare la filosofa poetessa,
mi han messo in guardia: "non ci mangi"
così mi sono messa a cucinare
e dato che mangio, scrivo senza remore.
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Simicca





lunedì 9 gennaio 2017

L'affaire Panettone


Premetto prima di iniziare con questo post che sono stata recentemente redarguita: 
“un* brav* commerciante si astiene dal prendere posizioni e fare politica”


*** L'affaire Panettone***
Ero a casa una sera di metà dicembre e stavo tranquillamente e amabilmente trafficando con i panni da stendere quando ho ascoltato la pubblicità della Motta:


Tofu tritato
Seitan e alghe esiccate
cotto per 30 secondi in microonde
...e invece no...
da oggi con bacche di goji!
..scherzo."


ho un attimo di mancamento ed è proprio il caso di scrivere che quasi mi casca la catinella (con i vestiti!)
ma poi mi incazzo e basta.
-Permalosità, vittimismo?-
bhè, un certa dose di sbroccosità da utero sconquassato ( non vorrete mica che scriva da “palle piene”?) dovuto alle infinite prese per il culo e sfottò sul movimento vegan da parte dei media e della massa ca(davere)rnivora mi sembra ben più che doverosa da considerare.






Superata la fase critica dell'incazzo, il cui unico frutto è farmi possedere da un arterio tale che non si ammansisce nemmeno se faccio su e giù per Imola-Valsalva in bici 2 volte (n.b. distanza 25 km in salita appenninica), grazie all'intervento di amicici* saggi* che con il dialogo riescono a far carburare la messa in moto della parte r(e)azionale del mio cervello (spesso preso da viaggi antropofilosofici che mi distolgono notevolmente dalla realtà concreta delle cose) ho deciso di sana pianta (o di sana foglia come da serranda BGF), che avrei insegnato alla Motta cosa significa mettere al mondo un panettone.


Il primo impasto l'ho fatto la mattina con:
230 grammi di farina tipo 1 del Podere Torre dei Campani
50 grammi di zucchero di canna integrale del commercio equo solidale
70 grammi di olio Evo bio
90 grammi di acqua
35 grammi di panna veg
60 grammi di lievito madre
Prima si prepara la miscela di olio e panna sbattendoli energicamente con una frusta affinché si leghino poi si scioglie lo zucchero nell'acqua e si impasta con la farina  per poi aggiungere il lievito madre.
L'impasto viene adagiato in una ciotola e coperto con un panno bagnato, posto a lievitare per 12 ore a una temperatura di 28°.



Alla sera, trascorse 12 ore ho reimpastato il composto aggiungendo 70 grammi di farina, 50 grammi di zucchero, un pizzico di sale, 20 grammi di malto ( precedentemente) aromatizzato con scorze d'arancia e bacche di vaniglia, 100 grammi di uvetta sultanina o di scaglie di cioccolato e per ultima l'emulsione di 30 grammi di panna veg con 60 grammi di olio Evo.
Una volta accorpati tutti gli ingredienti, si ottiene come risultato un'impasto elastico e flessibile.
Ora si dovranno aspettare 40 minuti in cui  si lascia puntare l'impasto per poi procedere con la pirlatura ( che è la tecnica di formare la rotondosità di un impasto con le mani) infine si adagia nello stampo da forno.



Ho scritto un haiku per benedirne la crescita:
*** haiku del Panettone***
L' impasto, nella notte, triplicherà.
Il lievito madre, in luna crescente,lo nutrirà
E un buon panettone diventerà
Grande come il mondo
Perché creato rotondo

Era luna crescente, l'impasto è triplicato.

La mattina successiva con cuore trepidante di mamma, alle ore 7 (tracorse 7 ore nella seconda levitazione) mi sono precipitata al BGF per controllare la crescita della mia creatura. (vi confesso che il cuore mi batteva forte allo stesso modo quando ho messo i pattini a mia figlia per la prima volta e scrivo da pattinatrice sfegatata di lunga data).
L'impasto non ha deluso: era cresciuto fino ad arrivare a 2 cm dal bordo della forma





 così ho cotto i panettoni a 150° per un ora per poi ribaltarli infilzati con bacchetti di legno e lasciarli riposare così per 12 ore.
Lo sguardo immortalato in questa foto descrive con precisione  iconografica la passione con cui ho creato i panettoni BGF.

La fine del procedimento è stato il confezionarli ed etichettarli.
In tutto ho sfornato 40 panettoni.
37 venduti. 1 regalato, 1 condiviso e 1 mangiato.


In fin dei conti dovrei quasi ringraziarli quelli della Motta. Avevo pensato di mandargli uno dei panettoni BGF ma poi...
un po' perché non ne avevo a disposizione, un po' perché mi tirava il culo e ne avevo zero di fare la splendida, non l'ho fatto.
così ho pensato a questo spot:
“ Avreste potuto metterci:
farina bio locale, cioccolato del mercato equo e solidale, lievito madre
e invece avete fatto dei panettoni con gli ingredienti di sempre.”


Mi sento anche di dedicargli una poesia di Daniela Visani, poetessa imolese che il BGF avrà il piacere di ospitare giovedì 26 gennaio. 
Si chiama “Disagi”:

Nei centri commerciali


canzonette


imballano oggetti,


freddi carrelli


vomitano


plastica e parole,


mentre un disagio


di neon in mensa


insegue panettoni.


La morale di questa storia parte dal luogo comune“non tutto il male viene per nuocere” per arrivare
al motto più propositivo “ ti insegno a panettonate come si fa il bene.”

Quello che vorrei fare l'anno prossimo è bandire un contest in cui proporre l'assaggio del Panettone BGF e quello Motta chiedendo ai partecipanti di esprimersi sul confronto, e poi premiare l'analisi più critica.
Non lo farò perché mi toccherebbe comprare un panettone Motta.

Mi piacerebbe tantissimo rubarlo da un centro commerciale seguendo l'esempio di Juan Manuel Sánchez Gordillo, sindaco di Marileda, che nel 2012 è stato l'artefice dell'espropriazione forzata di alcuni prodotti alimentari dal supermercato Mercadona; ma il suo agire era giustificato da propositi ben più necessari dei miei, poiché i carrelli dei beni alimentari requisiti sono stati distribuiti alla parte più povera della popolazione.


Quindi diciamo che finisce qui questa storia turbolenta e iperbolica di panettoni; che se si è trattato del capriccio di un'esaltata radicale che vede il male nel sistema industriale capitalista e che si incazza quando si sente presa per i fondelli (...e pensare che i fornelli sono dei miei grandi amici!) come risultato finale c'è il riscatto dato dall'aver saputo trarre vantaggio dalla situazione.

Ma mi rimane un crogiolo e dato che la voglia di sermonare non mi è mai mancata, ammonisco:

-voi che comprate i panettoni motta,
 homo scemens adattati alle confezioni di plastica con le arance sbucciate per uno spuntino veloce ( che costa all'ambiente centinaia di anni in smaltimento) e alle vaschette sigillate con dentro wustel di improbabili ingredienti che hanno viaggiato mezzo mondo prima di finire sulle vostre tavole ikea di pessimo legno truciolato frutto del lavoro di operai sfruttati, 
dovreste farvi un po' schifo.-

Con questa provocazione, questo j'accuse ( si tratta pur sempre di un'affaire no?), rischiando di risultare dura, so che non riceverò giustificazioni o gloria, ma ritengo prezioso il sollecitare la riflessione in termini di sostenibilità su ciò che mangiamo, compriamo, consumiamo.

Ed ora mi avvio a concludere questo post in maniera propositiva dato che, come abbiamo detto, questa storia insegna il valore del riscatto e sappiamo che la differenza si fa in ogni istante, in ogni momento ed in ogni minima attenzione coltivata nell'ottica di cercare di rendere il mondo un posto migliore.

Come scriveva Castaneda, nella raccolta degli insegnamenti di Don Juan, alla fine non conta quale strada stiamo percorrendo perché tutte le strade sono uguali: portano alla stessa destinazione e passano tra i diversi scenari ( campi, boschi, città e mari). Quello che fa la differenza nel percorrere la strada è saper rispondere se il proprio cammino ha un cuore oppure no.

Con questa consapevolezza, vi elenco le azioni che vedono il BGF tra i suoi promotori:

*Impegno sul territorio per la promozione di un'alimentazione sana, basata sulla filosofia antispecista a base di ingredienti bio, svolto quotidianamente nella bottega stregata di via Valeriani e saltuariamente nelle scuole, in centri culturali o associazioni.
*Partecipazione al Mercolbio, mercato contadino di prossimità, biologico, da cui il BGF prende gran parte degli ingredienti alla base delle preparazioni e per il quale coordina molti dei laboratori divulgativi che quivi si svolgono
*Supporta la causa contro l'ampliamento della discarica ( ora causa contro la sopraelevata sulla discarica) di Via Pediano.
*E' tra i/le soci* fondatori del GES (gruppo economia solidale) insieme ad altre realtà economiche quali il Commercio Equo e Solidale e Cambiavento, e associative ( Gas, Legambiente, Riprendiamoci il Paesaggio, WWF). Gruppo che sta interloquendo l'amministrazione imolese e Conami al fine di trovare uno spazio comune in cui svolgere le attività che si sono sviluppate a partire dai principi elencati dalla legge di economia solidale regionale.
* Crea spazio e incontri per il dialogo inter-religioso e filosofico attraverso iniziative volte all'approfondimento delle differenti tradizioni sebbene si riconosca nel praticare l'antica religione della Natura (culto neo pagano o stregoneria)
* Promuove un linguaggio egualitario comunicando in maniera anti sessista. ( utilizzando gli asterischi al posto di accordare le parti flessive della lingua /sostantivi, articoli, aggettivi e verbi/  al genere femm/masch)




Io so, e lo sento profondamente, che è una strada dal grande cuore palpitante quella che traccia il BGF pertanto ringrazio tutt* coloro che lo sostengono ricordando che se Juan Manuel Sánchez Gordillo ha avuto l'audacia di espropriare carrelli di cibo dai supermercati è stato grazie al supporto del popolo di Marileda e dei 200 amici sindacalisti che hanno compiuto l'atto robinhoodiano con lui.

La premessa era che sono stata recentemente redarguita: “un* brav* commerciante si astiene dal prendere posizioni e fare politica”
bhè, ci ho pensato, ho analizzato la prospettiva e ho considerato i conti.
Quel che è risultato evidente è che la voce “astensione” non solo non risulta a bilancio nel BGF ma viene volutamente boicottata.


Vi saluto con uno dei capolavori di Battiato, dalle cui sagge parole emerge l'ispirazione per fare il bene:


Questo secolo oramai alla fine
Saturo di parassiti senza dignità
Mi spinge solo ad essere migliore
Con più volontà
Emanciparmi dall'incubo delle passioni
Cercare l'Uno al di sopra del Bene e del Male
Essere un'immagine divina
Di questa realtà”

Con biongrifianza,
Wicca Simicca, dalla bottega stregata Bio Green Food.