venerdì 12 febbraio 2016

Metta, meditazione e yoga



“Quando medito
Riposo senza conflitti nel mio vero essere.
Riposo nello spazio, senza distrazioni.
Dimoro nella chiarezza dello spazio di Vacuità.
Dimoro nella consapevolezza dello spazio di beatitudine.
Riposo tranquillo nello spazio non concettuale.
Nello spazio diversificato riposo in concentrazione.
Dimorando così, questa è la mente originale.
La ricchezza di certezza si manifesta senza fine.
Senza nulla fare la luminosità della mente è attiva.
Non fermato dall’attendere risultati, sto bene.
Senza dualità, senza speranza, senza paura!
Le afflizioni trasformate in saggezza
sono essere gioioso e luminoso”.
Milarepa ( yogin tibetano 1051/1135)

Mercoledì sera al Bio Green Food abbiamo avuto il piacere di ospitare Andrea dell'associazione Jhana Retreat che ci ha illustrato e guidato nella pratica meditativa.
Focalizzando il triangolo che si forma rilassando le spalle e protendendo la testa verso l'altro la nostra mente si acquieta e si è in grado di percepire come le sensazioni vadano e vengano.
La natura dei fenomeni è quella del cambiamento e quindi mutano. Questo concetto dell'impermanenza si chiama Anitya e descrive come ogni fenomeno sia soggetto all'apparire e allo scomparire.
Il Bramahiara (dimore divine) è un'insieme di pratiche volte ad annichilire i nostri filtri del pensiero attraverso diversi aspetti mentali che connotano la ricerca spirituale nella disciplina buddista. Sono attitudini positive della mente che vengono sviluppate attraverso la pratica della presenza mentale e della meditazione. Sono esercizi di puro ed intenso allenamento dello spirito nella ricerca del qui ed ora. Tagliando le aspettative sul futuro e i ricordi del passato si giunge alla sospensione del giudizio e delle percezioni del mondo esterno per trovarsi quindi nella contemplazione delle sensazioni interne.

La prima dimora divina è la gentilezza amorevole ( metta) considerata amore indistinto ed universale, non frenato da nulla.
Il metta viene, prima di tutto, indirizzato verso se stessi, attraversol'attitudine al perdono verso noi stessi e verso gli altri.
Il secondo aspetto è la compassione (karuna) che si manifesta nella benevolenza per ogni essere senziente o non, entrando nella gestione della sofferenza altrui ed identificandosi in essa.
Terza attitudine è mudita (gioia compartecipe) ovvero la gioia di partecipare ai successi altrui come fossero i propri. E' intelligenza emotiva ed empatica.
Upekka ( equanimità) è la quarta casa, lo stadio superiore e più elevato che presuppone il non attaccamento e la consapevolezza non giudicante.
Nella pratica buddista si utilizzano due tecniche per raggiungere lo stato di quiete:
una è lo sviluppo della concentrazione (solitamente attraverso il respiro) e l'altra è la tecnica della chiara visione (mindfullness ovvero essere consapevoli di ciò che accade nel momento presente).
Fin dalla prima pratica emergono stati molto positivi, basati semplicemente sull'esperienza diretta.
Non c'è necessità di credere in qualche fede, anzi si tratta di conoscere analiticamente e di constatare come lavori la mente nelle sue reazioni.
Le frasi di metta sono parole gentili che invocano la libertà e la felicità per ogni essere.



SUTTA NIPATA 1.8
Karaniya Metta Sutta
L’amore universale

Questo dovrebbe fare chi pratica il bene
e conosce il sentiero della pace:
essere abile e retto,
chiaro nel parlare,
gentile e non vanitoso,
contento e facilmente appagato;
non oppresso da impegni e di modi frugali,
calmo e discreto, non altero o esigente;
incapace di fare
ciò che il saggio poi disapprova.
Che tutti gli esseri
vivano felici e sicuri:
tutti, chiunque essi siano,
deboli o forti,
grandi o possenti,
alti, medi o bassi,
visibili e non visibili,
vicini e lontani,
nati o non nati.
Che tutti gli esseri vivano felici!
Che nessuno inganni l'altro,
né lo disprezzi
né, con odio o ira,
desideri il suo male:
Come una madre
protegge con la sua vita
suo figlio, il suo unico figlio
così, con cuore aperto,
si abbia cura di ogni essere,
irradiando amore
sull'universo intero;
in alto verso il cielo,
in basso verso gli abissi,
in ogni luogo, senza limitazioni,
liberi da odio e rancore. Fermi o camminando,
seduti o distesi,
esenti da torpore,
sostenendo la pratica di Metta;
questa è la sublime dimora.
Il puro di cuore,
non legato ad opinioni,
dotato di chiara visione,
liberato da brame sensuali,
non tornerà a nascere in questo mondo.

Attraverso la pratica meditativa le cose non spariscono ma al contrario si sperimentano in maniera più vivida poiché non si è più in mezzo alla corrente ma si guarda dalla riva il fiume che scorre.
Nella tradizione del buddismo Theravada ricorrono frequentemente anche le pratiche tantriche: per tantra si intende l'associazione con l'archetipo (immagine sacra) che rappresenta uno stato mentale con il quale coltiviamo una relazione.
Il tantra crea una breccia nella realtà poiché ha meccanismi propri che ci insegnano come la realtà in cui siamo inseriti sia un sogno collettivo dove ognuno ha il suo proprio sogno privato.
Con il buddismo Vajrayana, legato alla scuola tibetana (buddismo del veicolo di diamante), si mette in dubbio la percezione stessa che abbiamo del mondo.
A differenza del sistema yogico (elaborato in sistema filosofico da Patanjali nel II sec D.C) dove la scintilla divina del se si ricongiunge con il divino, nella visione buddista theravada non vi è io poiché credere in un io è già una fede e in questo modo si crea un sottile attaccamento. Il nostro io, la nostra personalità è quella che attraverso l'attaccamento ci lega al sogno della realtà e ci si attacca in maniera compulsiva e dolorosa.
Nel mondo frenetico in cui viviamo, sgomitando per ottenere gli obiettivi prefissati, superando ai 200 all'ora in autostrada per andare più veloci e riuscire forse a provare un po' di ebbrezza, la filosofia orientale ci insegna un approccio totalmente distaccato.
Le ricerche di neuropsicologia negli ultimi 20 anni hanno dimostrato come durante la meditazione siano sollecitate aree del cervello solitamente inutilizzate.

yoga acrobatico al parco tozzoni. Foto di Lorenza Grandi per Primi Piani


In sociologia quando si discute di quella che Z. Bauman ha genialmente etichettato come “società liquida” si presuppone l'individuo inetto poiché ha perduto la capacità di autodefinirsi in base a valori stabili e quindi tutto viene messo in continua discussione poiché si anela all'infinito nel tentativo di trovare nuovi stimoli e nuove prospettive alla stessa situazione. Ecco allora che l'approccio dell* yogin e del* meditat* volgendo a cercare la sospensione dalla coscienza individualista per lasciare emergere la super-coscienza ovvero l'idealità della collettività, emerge come arricchimento di nuovi significati e condivisione di questi nella ricerca dello stato di quiete e pace.

un oceano di silenzio - Franco Battiato-
Un Oceano di Silenzio scorre lento 
senza centro né principio 
cosa avrei visto del mondo 
senza questa luce che illumina 
i miei pensieri neri. 
(Der Schmerz, der Stillstand des Lebens 
Lassen die Zeit zu lang erscheinen) 
Quanta pace trova l'anima dentro 
scorre lento il tempo di altre leggi 
di un'altra dimensione 
e scendo dentro un Oceano di Silenzio 
sempre in calma. 
(Und mir scheint fast 
Dass eine dunkle Erinnerung mir sagt 
Ich hatte in fernen Zeiten 
Dort oben oder in Wasser gelebt


Illuminati di immenso,

S.

lunedì 8 febbraio 2016

Sull'amore platonico fra la poesia salinasiana e musiche dervisce

Nel progettare gli eventi di questa settimana che dedichiamo all'amore mi tornavano spesso alla mente le parole del mio professore di filosofia al liceo.
Il mio prof.  era un personaggio incredibile, animato da un encomiabile entusiasmo e da un pensiero estremamente lucido, suonava la tromba con il suo complesso jazz al Peace Maker, il centro sociale occupato dai resistenti imolesi.
Fumava volentieri maria con i suoi studenti dissertando sui grandi temi… con gratitudine ripenso all'influenza (e ai soffietti ;) che ha esercitato su di me.
Quando mi spiegò l'amore platonico lo descrisse come la più potente delle forze perché al fine di giungere al rapporto vicendevole (dell'uno rispetto all'altro) spalancava le porte del mondo, esplorando molteplici sentieri ed esprimendosi inclusivamente per tutte le forme della vita.
La capacità di amare un altro essere umano presuppone la necessità di amare la terra, la vita, il cielo, gli animali, ogni ingrediente della natura, ogni elemento del cosmo.
Irradiare, dal se profondo, luce. L'amore è forza migliorativa, mette a soqquadro un sistema, mette in discussione se stessi ed è una sfida quotidiana da alimentare per tenere viva la fiamma che brucia.
Indefinibile per sua natura, leitmotiv di ogni produzione artistica. Cosa ci salverà dall'avanzare della banalità e del vuoto se non dare significato di amore alla vita?
Il modo migliore che io conosca per dare significato sono le poesie.
Eccone alcune del poeta spagnolo Pedro Salinas che ritengo di superba eleganza nella purezza espressiva e semantica:

Eterna presenza

Non importa che non ti abbia,
non importa che non ti veda.
Prima ti abbracciavo,
prima ti guardavo,
ti cercavo tutta,
ti desideravo intera.
Oggi non chiedo più
né alle mani, né agli occhi,
le ultime prove.
Di starmi accanto
ti chiedevo prima,
sì, vicino a me, sì,
sì, però lì fuori.
E mi accontentavo
di sentire che le tue mani
mi davano le tue mani,
che ai miei occhi
assicuravano presenza.
Quello che ti chiedo adesso
è di più, molto di più,
che bacio o sguardo:
è che tu stia più vicina
a me, dentro.
Come il vento è invisibile, pur dando
la sua vita alla candela.
Come la luce è
quieta, fissa, immobile,
fungendo da centro
che non vacilla mai
al tremulo corpo
di fiamma che trema.
Come è la stella,
presente e sicura,
senza voce e senza tatto,
nel cuore aperto,
sereno, del lago.
Quello che ti chiedo
è solo che tu sia
anima della mia anima,
sangue del mio sangue
dentro le vene.
Che tu stia in me
come il cuore
mio che mai
vedrò, toccherò
e i cui battiti
non si stancano mai
di darmi la mia vita
fino a quando morirò.
Come lo scheletro,
il segreto profondo
del mio essere, che solo
mi vedrà la terra,
però che in vita
è quello che si incarica
di sostenere il mio peso,
di carne e di sogno,
di gioia e di dolore
misteriosamente
senza che ci siano occhi
che mai lo vedano.
Quello che ti chiedo
è che la corporea
passeggera assenza,
non sia per noi dimenticanza,
né fuga, né mancanza:
ma che sia per me
possessione totale
dell'anima lontana,
eterna presenza.

Non ho bisogno di tempo 

Non ho bisogno di tempo
per sapere chi sei:
conoscersi è luce improvvisa.
Chi ti potrà conoscere
là dove taci, o nelle
parole con cui tu taci?
Chi ti cerchi nella vita
che stai vivendo, non sa
di te che allusioni,
pretesti in cui ti nascondi.
E seguirti all'indietro
in ciò che hai fatto, prima,
sommare azioni a sorriso,
anni a nomi, sarà
come perderti. Io no.
Ti ho conosciuto nella tempesta.
Ti ho conosciuto, improvvisa,
in quello squarcio brutale
di tenebra e luce,
dove si rivela il fondo
che sfugge al giorno e alla notte.
Ti ho visto, mi hai visto, ed ora,
nuda ormai dell'equivoco,
della storia, del passato,
tu, amazzone sulla folgore,
palpitante di recente
ed inatteso arrivo,
sei così anticamente mia,
da tanto tempo ti conosco,
che nel tuo amore chiudo gli occhi,
e procedo senza errare,
alla cieca, senza chiedere nulla
a quella luce lenta e sicura
con cui si riconoscono lettere
e forme e si fanno conti
e si crede di vedere
chi tu sia, o mia invisibile.









TUTTO L'UNIVERSO OBBEDISCE ALL'AMORE -Franco Battiato-
performance con Carmen  Consoli







venerdì 5 febbraio 2016

ERBARIO: L'AGLIO





L'erbario del Bio Green Food si propone di approfondire la conoscenza degli alimenti che usa in cucina. Conoscere le proprietà e la storia della pianta aiuta a sintonizzarci meglio con essa, al fine di un cucinare più consapevole e armonioso.

AGLIO


DESCRIZIONE BOTANICA

E' una pianta erbacea che raggiunge l' altezza di 30-80 cm. Presenta 8-12 foglie lanceolate, guiainanti il fusto, con nervature parallelinervie.I fiori sono riuniti in una pseudombrella sferica e sono di colori variabili dal bianco al verde al rosato.
Il frutto è una capsula loculicida.
La parte ipogea prende il nome di bulbo, suddiviso in spicchi e rivestito da catafilli bianchi e rosati.

STORIA


Già conosciuto dai Sumeri 5000 anni fa, esso era molto amato anche dagli Egiziani perché convinti che aumentasse la resistenza fisica. Presso i Greci e Romani era cibo abituale degli atleti e dei soldati, poiché credevano che sviluppasse forza e aggressività; mentre le levatrici lo appendevano nelle stanze da parto, per salvaguardare i neonati da malattie e sortilegi. Fu durante il medioevo che la superstizione popolare assegnò all'aglio la virtù di proteggere dal malocchio, dal morso dei vampiri e da quelle “malattie” provocate dagli spiriti maligni (ovvero i disturbi mentali).

IN CUCINA


Ingrediente tipico della cucina contadina e preziosissimo farmaco naturale, l'aglio rientra nella preparazione di numerosissime zuppe e minestre, oltre a costituire uno dei condimenti base più usati per sughi e salse.

RICETTA VEGAN


SALSA ALL'AGLIO 

Per condimento cereali o da spalmare su bruschette
  • 150 ml di latte di soia
  • 2 Spicchi d’aglio
  • 1 cucchiaio di zenzero di polvere
  • 1 Cucchiaino raso di curry
  • 1 cucchiaio di olio EVO
  • 1 limone spremuto
  • Sale (q.b.)
In un boule schiacciamo l'aglio poi lo montiamo assieme all'olio minipimerizzando il composto.
Aggiungiamo gli altri ingredienti fino ad ottenere una salsa cremosa.


USO MAGICO


Genere: Maschile
Pianeta: Marte
Elemento: Fuoco
Poteri: Protezione, Guarigione, Esorcismo, Lussuria

E’ estremamente protettivo. Viene messo in casa a guardia contro il male e appeso alla porta per allontanare le persone invidiose. Spargi della polvere di aglio sul pavimento per allontanare gli spiriti maligni.


USO IN ERBORISTERIA


Con i suoi composti solforati contenuti nei bulbilli ricurvi, viene utilizzato in erboristeria come ipotensivo e ipolipemizzante.
E' un ottimo antisettico ed immunostimolante naturale. 

BIBLIOGRAFIA
La grande enciclopedia delle erbe, RL gruppo editoriale S.r.l.
http://antrodellamagia.forumfree.it/?t=56598760

mercoledì 3 febbraio 2016

IMBOLC E BRIGID


IMBOLC E BRIGID




La luce che è nata al Solstizio di Inverno comincia a manifestarsi all’inizio del mese di febbraio: le giornate si allungano poco alla volta e anche se la stagione invernale continua a mantenere la sua gelida morsa, ci accorgiamo che qualcosa sta cambiando. Le genti antiche erano molto più attente di noi ai mutamenti stagionali, anche per motivi di sopravvivenza. Questo era il più difficile periodo dell’anno poiché le riserve alimentari accumulate per l’inverno cominciavano a scarseggiare. Pertanto, i segni che annunciavano il ritorno della primavera erano accolti con uno stato d’animo che oggi, al riparo delle nostre case riscaldate e ben fornite, facciamo fatica ad immaginare.

Se sovrapponiamo la Ruota dell’Anno al nostro moderno calendario, la prima festa che incontriamo cade l’1 febbraio.

Presso i Celti l’1 febbraio era Imbolc (pronuncia Immol’c) detta anche Oimelc o Imbolg. L’etimologia della parola è controversa ma i significati rinviano tutti al senso profondo di questa festa. Infatti Imbolc pare derivare da Imb-folc, cioè “grande pioggia’ e in molte località dei paesi celtici questa data è chiamata anche “Festa della Pioggia”: ciò può riferirsi ai mutamenti climatici della stagione ma anche all’idea di una lustrazione che purifica dalle impurità invernali.
Invece Oimelc significa “lattazione delle pecore” mentre Imbolg vorrebbe dire ‘nel sacco” inteso nel senso di “nel grembo” con riferimento simbolico al risveglio della Natura nel grembo della Madre Terra e con un riferimento più materiale agli agnelli, nuova fonte di cibo e di ricchezza, che la previdenza della Natura e degli allevatori avrebbe fatto nascere all’inizio della buona stagione.
L’allattamento degli agnelli garantiva un rifornimento provvidenziale di proteine. Il nuovo latte, il burro, il formaggio costituivano spesso la differenza tra la vita e la morte per bambini e anziani nei freddi giorni di febbraio.

Imbolc è una delle quattro feste celtiche, dette “feste del fuoco” perché l’accensione rituale di fuochi e falò ne costituiscono una caratteristica essenziale. In questa ricorrenza il fuoco è però considerato sotto il suo aspetto di luce, questo è infatti il periodo della luce crescente. Gli antichi Celti, consapevoli dei sottili mutamenti di stagione come tutte le genti del passato, celebravano in maniera adeguata questo tempo di risveglio della Natura. Non vi erano grandi celebrazioni tribali in questo buio e freddo periodo dell’anno, tuttavia le donne dei villaggi si radunavano per celebrare insieme la Dea della Luce (le celebrazioni iniziavano la vigilia, perché per i Celti ogni giorno iniziava all'imbrunire del giorno precedente).

Brigid



Nell’Europa celtica era infatti onorata Brigit (conosciuta anche come Brighid o Brigantia), dea del triplice fuoco; infatti era la patrona dei fabbri, dei poeti e dei guaritori. Il suo nome deriva dalla radice “breo” (fuoco): il fuoco della fucina si univa a quello dell’ispirazione artistica e dell’energia guaritrice.
Brigit, figlia del Grande Dio Dagda e controparte celtica di Athena-Minerva, è la conservatrice della tradizione, perché per gli antichi Celti la poesia era un’arte sacra che trascendeva la semplice composizione di versi e diventava magia, rito, personificazione della memoria ancestrale delle popolazioni.

La capacità di lavorare i metalli era ritenuta anche essa una professione magica e le figure di fabbri semi-divini si stagliano nelle mitologie non solo europee ma anche extra-europee; l’alchimia medievale fu l’ultima espressione tradizionale di questa concezione sacra della metallurgia.

Sotto l’egida di Brigit erano anche i misteri druidici della guarigione, e di questo sono testimonianza le numerose “sorgenti di Brigit”. Diffuse un po’ ovunque nelle Isole Britanniche, alcune di esse hanno preservato fino ad oggi numerose tradizioni circa le loro qualità guaritrici. Ancora oggi, ai rami degli alberi che sorgono nelle loro vicinanze, i contadini appendono strisce di stoffa o nastri a indicare le malattie da cui vogliono essere guariti.

Sacri a Brigit erano la ruota del filatoio, la coppa e lo specchio.
Lo specchio è strumento di divinazione e simboleggia l’immagine dell’Altro Mondo cui hanno accesso eroi e iniziati.
La ruota del filatoio è il centro ruotante del cosmo, il volgere della Ruota dell’Anno e anche la ruota che fila i fili delle nostre vite.
La coppa è il grembo della Dea da cui tutte le cose nascono.

Cristianizzata come Santa Bridget o Bride, come viene chiamata familiarmente in gaelico, essa venne ritenuta la miracolosa levatrice o madre adottiva di Gesù Cristo e la sua festa si celebra appunto l’1 febbraio, giorno di Santa Bridget o Là Fhéile Brfd.
Riguardo questa santa, di cui è tanto dubbia l’esistenza storica quanto certa la sua derivazione pagana, si diceva che avesse il potere di moltiplicare cibi e bevande per nutrire i poveri, potendo trasformare in birra perfino l’acqua in cui si lavava!
A Santa Bridget fu consacrato il monastero irlandese di Kildare, dove un fuoco in suo onore era mantenuto perpetuamente acceso da diciannove monache. Ogni suora a turno vegliava sul fuoco per un’intera giornata di un ciclo di venti giorni; quando giungeva il turno della diciannovesima suora ella doveva pronunciare la formula rituale “Bridget proteggi il tuo fuoco. Questa è la tua notte”. Il ventesimo giorno si diceva fosse la stessa Bridget a tenere miracolosamente acceso il fuoco. Il numero diciannove richiama il ciclo lunare metonico che si ripete identico ogni diciannove anni solari.
Inutile ricordare come questa usanza ricordasse il collegio delle Vestali che tenevano sempre acceso il sacro fuoco di vesta nell’antica Roma, ma più probabilmente la devozione delle suore di Kildare si ricollega alle Galliceniae, una leggendaria sorellanza di druidesse che sorvegliavano gelosamente il loro recinto sacro dall’intrusione degli uomini e i cui riti furono mantenuti attraverso molte generazioni.
Allo stesso modo, nel monastero di Kildare solo alle donne era concesso di entrare nel recinto dove bruciava il fuoco, che veniva tenuto acceso con mantici, come ricorda Geraldo di Cambria nel 120 secolo. Il fuoco bruciò ininterrottamente dal tempo della leggendaria fondazione del santuario, nel 60 secolo, fino al regno di Enrico VIII, quando la Riforma protestante pose fine a questa devozione più pagana che cattolica.

Riti tradizionali di Imbolc:
I riti di Brigit celebrati a Imbolc ci sono stati tramandati dal folklore scozzese e irlandese.

Il letto di Bride
Nelle Isole Ebridi (che forse devono il loro nome proprio a Brigit o Bride) le donne dei villaggi si radunano insieme in qualche casa e fabbricano un’ immagine dell’antica Dea, la vestono di bianco e pongono un cristallo sulla posizione del cuore. In Scozia, la vigilia di Santa Bridget le donne vestono un fascio di spighe di avena con abiti femminili e lo depongono in una cesta, il “letto di Brid”, con a fianco un bastone di forma fallica. Poi esse gridano tre volte “Brid è venuta, Brid è benvenuta!”, indi lasciano bruciare torce e candele vicino al “letto” tutta la notte.
Se la mattina dopo trovano l’impronta del bastone nelle ceneri del focolare, ne traggono un presagio di prosperità per l’anno a venire. Il significato di questa usanza è chiaro: le donne preparano un luogo per accogliere la Dea e invitano allo stesso tempo il potere fecondante maschile a unirsi a lei. Anche nell’isola di Man veniva compiuta una cerimonia simile, chiamata Laa’l Breesley. Nell’Inghilterra del Nord, terra dell’antica Brigantia, la ricorrenza veniva denominata “Giorno delle Levatrici”.

La croce di Brigid


In Irlanda, si preparano con giunchi e rametti le cosiddette croci di Brigit, a quattro bracci uguali racchiusi in un cerchio, cioè la figura della ruota solare (che è simbolo appropriato per una divinità del fuoco e della luce); lo stesso giorno vengono bruciate le croci preparate l’anno prima e conservate fino ad allora.La fabbricazione delle croci di Brigit deriva forse da un’antica usanza precristiana collegata alla preparazione dei semi di grano per la semina.

Questi oggetti simbolici, confezionati con materiale vegetale, ci ricordano tra l’altro che la luce ed il calore sono indispensabili alla vegetazione che si rinnova in continuazione, anno dopo anno. Le spighe di avena (o grano, orzo, ecc.) usate per fabbricare le bambole di Brigit, provengono dall’ultimo covone del raccolto dell’anno precedente. Questo ultimo covone, in molte tradizioni europee è chiamato la Madre del Grano (o dell’Orzo, dell’Avena, ecc.) e la bambola propiziatoria confezionata con le sue spighe è la Fanciulla del Grano (o dell’Orzo, dell’Avena, ecc.).Si credeva cioè che lo spirito del cereale o la stessa Dea del Grano risiedesse nell’ultimo covone mietuto: come le spighe del vecchio raccolto sono il seme di quello successivo, così la vecchia divinità dell’autunno e dell’inverno si trasformava nella giovane Dea della primavera, in quella infinita catena di immortalità che è il ciclo di nascita, morte e rinascita. E Brigit rappresenta appunto la giovane Dea della primavera.

Una leggenda:
Un antico codice irlandese, il Libro di Lisrnore, riporta una curiosa leggenda. Si narra che a Roma i ragazzi usavano giocare ad un gioco da tavolo in cui una vecchia megera liberava un drago mentre dall’altra parte una giovane fanciulla lasciava libero un agnello che sconfiggeva il drago. La megera allora scagliava un leone contro la fanciulla, la quale però provocava a sua volta una grandine che abbatteva il leone. Papa Bonifacio, dopo aver interrogato i ragazzi e aver saputo che il gioco era stato insegnato loro dalla Sibilla, lo proibì.
La megera non è altro che la Vecchia Dea dell’Inverno sconfitta dalla Giovane Dea della Primavera. Essendo questa leggenda stata raccolta in un ambito culturale celtico, si può supporre che la Vecchia altri non era che la Cailleach a cui si contrappone Brigit. Il riferimento all’agnello è un altro simbolo del periodo di Imbolc, anche se i commentatori medievali lo considerarono l’emblema di Gesù Cristo.
In realtà è la Vecchia Dea che si rinnova trasformandosi in Giovane Dea, così come il Vecchio Grano diviene il nuovo raccolto. I Carmina Gadelica, una raccolta di miti, proverbi e poemi gaelici di Scozia, raccolti e trascritti alla fine dell’800 dal folklorista scozzese Alexander Carmichael, riportano la seguente filastrocca:

“La mattina del Giorno di Bride
Il serpente uscirà fuori dalla tana
Non molesterò il serpente
Né il serpente molesterà me”

Il serpente appare come uno degli animali-totem di Brigit. In molte culture il serpente o drago è simbolo dello spirito della terra e delle forze naturali di crescita, decadimento e rinnovamento. Nel giorno di Bride il serpente si risveglia dal suo sonno invernale e i contadini ne traevano il presagio della fine imminente della cattiva stagione. Il serpente è uno dei molti aspetti dell’antica Dea della terra: la muta della sua pelle simboleggia il rinnovamento della Natura e anche la sua dualità Infatti in gaelico “neamh” (cielo) è simile a “naimh” (veleno), provenendo entrambi dalla radice “nem”. La Vecchia Dea e la Giovane Dea sono la stessa persona! (nelle fiabe l’eroe che coraggiosamente bacia una vecchia megera si ritrova di fronte una bellissima fanciulla...)

La Dea Februa:
In un’altra area culturale europea, nell’antica Roma, i primi giorni di febbraio erano sacri alla dea Februa o a Giunone Februata. “Februare” in latino significa purificare, quindi febbraio è il mese delle purificazioni (anche la febbre è un modo di purificarsi usato dal nostro corpo!).
Processioni in onore di Februa percorrevano la città con fiaccole accese, simbolo di luce e allo stesso tempo, di purificazione.

La Candelora:
Un’altra usanza, legata anche a rituali di fertilità erano i Lupercali: i Luperci, sacerdoti di Fauno, correvano per le strade vestiti solo con una pelle di capra e con una frusta (anche essa fabbricata con strisce di pelle di capra) con la quale battevano le giovani spose per propiziarne la fertilità (e quindi la capacità di partorire).
La Chiesa, per combattere queste usanze, istituì processioni con candele, alle quali a partire dall’11° secolo aggiunse la benedizione delle candele per gli altari. Col nome di Candelora o Candlemas (nei paesi anglosassoni) è nota la festa cristiana del 2 febbraio, denominata “Presentazione del Signore al Tempio”. Ma è evidente che la nuova religione non ha potuto modificare il significato autentico della festa, un significato che è profondamente incarnato nella Natura e nello spirito umano.
Il legame della festa con le candele, la purificazione e l’infanzia, sopravvisse nell’usanza medievale di condurre le donne in chiesa dopo il parto a portare candele accese.

L’idea di una purificazione rituale in questo periodo è rimasta forte nel folklore europeo. Ad esempio le decorazioni vegetali natalizie vengono messe da parte e bruciate alla Candelora per evitare che i folletti che in esse si sono nascosti infestino le case.

Il concetto di purificazione è presupposto di una nuova vita: si eliminano le impurità del passato per far posto alle cose nuove. Alcuni gruppi neopagani europei festeggiano Imbolc accendendo candele che sporgono da una bacinella di acqua. Il significato è quello della luce della nuova vita che emerge dalle acque del grembo materno, le acque lustrali di Imbolc che lavano via le scorie invernali. Un antico detto celtico ricordava come fosse una buona cosa lavarsi mani e viso a Imbolc!

La pianta sacra di Imbolc è il bucaneve. E’ il primo fiore dell’anno a sbocciare e il suo colore bianco ricorda allo stesso tempo la purezza della Giovane Dea e il latte che nutre gli agnelli.


Tratto da "Feste Pagane" di Roberto Fattore
Approfondito con il libro di Alexei Kondratiev "il tempo dei celti"
fonte: cuore di strega

Escatologia Vallauristica

Non è un salto antologico quello che porta dal regno animale ( già carne e organismi molto complessi: cellule e atomi coscienti che comunicano attraverso membrane, scariche elettriche e vibrazioni) al pensiero cosciente attraverso l'elaborazione del logos (discorso razionale), ma un percorso lungo millenni.

Per produrre pensiero cosciente necessitiamo di un senso mistico dell'esistenza.

L'uomo e la donna hanno fame di mistica... come fosse pane... e di orgasmi (apice di estasi mistica).

L'incontro dei significati esistenziali non proposizionali e sapienziali crea la mistica laica.
Questa, necessariamente, dovrà essere saldamente fondata se vuole essere baluardo di resistenza al pensiero unico consumista banalizzante. Occorre che accetti fino in fondo le ragioni, senza dover essere identitaria, appartenente a una religione o un'ideologia suffissa da -ismo, ma sorretta da dubbi indipendenti.
Lo sguardo mistico trascende la banalità dell'esperienza e facilita il passaggio dal desiderio prevalente esclusivo ( di origine possessiva individualista che si traduce con: la crescita di uno inibisce la crescita degli altri) al desiderio inclusivo.
Piena salute e abilità del corpo sono beni non esclusivi come anche l'intelletto.





"Nella Città dell’Inganno dei Sei Piani del Mondo
Il fattore principale
È il peccato e la tenebra
Prodotti dalle cattive azioni
Qui l’essere segue i dettami
della simpatia e dell’antipatia
E non trova mai tempo per conoscere l’Eguaglianza:
Evita, figliolo, le simpatie e le antipatie.
Se comprendi la Vanità di Tutte le Cose,
La Compassione nascerà nel tuo cuore;
Se non farai alcuna distinzione
Fra te stesso e gli altri,
Sarai adatto a servire gli altri;
E quando nel servire gli altri avrai successo,
Allora Mi incontrerai;
Ed incontrando me,
Raggiungerai la condizione del Buddha".
Dai canti di Milarepa (Tibet l’XI secolo)

Noi dotat* di mente e corpo viviamo un mondo descritto nel RgVeda (1500 A.C.) come un congegno di violenza in cui le piante si nutrono a spese della terra e dell'acqua, gli erbivori a spese delle piante, i carnivori degli erbivori, i contadini dei carnivori, i guerrieri dei contadini, i bramani dei guerrieri, e Dio dei bramani. //alla fiera dell'est un topolino mio padre comprò//.
MA
io sono un che di mezzo fra Dio e il nulla scriveva Cartesio sul finire del '500
e in questo mezzo, grazie alla mente e al corpo posso contemplare la bellezza nella natura, la simmetria dei suoi elementi e la vividezza dei suoi colori. La meraviglia che ne scaturisce è l'inizio della filosofia sostenevano Platone ed Aristotele - o della fantasia chissà-.
L'animalismo, l'ambientalismo e l'impegno nella costruzione di un economia politica pleromatica (pleroma=pienezza dell'essere) sono le naturali emanazioni dell'io.
Il sentimento dell'amore compassionevole è il cuore della mistica laica. Laddove la pietà si esercita universalmente: per gli animali macellati e torturati, per le vittime delle guerre, per le valli deturpate e anche pietà per il boia, per i macellai, per i soldati, per il disonore dell'uomo perché “fare un ingiustizia è peggio che riceverla”sanciva Socrate nel Gorgia di Platone (386 A.C.)


Del mio incontro con il Prof. Vallauri
sei vegana?
sì, appassionatamente
posso abbracciarti?
solo se lo fai per almeno 30 secondi
Noi non faremo crescere il pil
DePILiamoci!

Con gli abbracci crescono le vibrazioni positive nel mondo, ne possono gioire anche i Letalmeccanici ( produttori di armi letali), è un bene inclusivo l'abbraccio, ed è il più bello dei regali.



Non siamo pazzi, siamo lucidamente folli perché essere normali significa ammalarsi di grigiore.

Trasforma
la personalita' divisa
nell'individualita' cosmica;
che tutto in te sia divino.
Questa è la tua meta.

Sri Aurobindo

Illuminati di immenso. (S)


lunedì 1 febbraio 2016

Ero intelligente e volevo cambiare il mondo. Ora sono saggiA e sto cercando di cambiare me stessA




Partiamo da due presupposti
1 è impossibile vivere in questa società ed essere al 100% vegan
2 la coerenza nell’essere umano non esiste
“Quindi è una battaglia persa?” NO.
Sono semplicemente due fattori di cui dobbiamo tenere conto. La coerenza non è lo stato finale, la coerenza non esiste, è solo una spinta, una tensione che ti spinge al ragionamento e al cambiamento ma che è impossibile da raggiungere perché non è nella natura dell’essere umano. Egli è contradditorio, confuso, irrazionale, irascibile, pauroso. Non si tratta di sopprimere questi aspetti, ma di accettarli e prendere consapevolezza, senza cadere nella passività e nella chiusura mentale: sempre aperto e ricettivo, anche se incoerente.
Sii tu il cambiamento che vorresti vedere nel mondo
La buona notizia è che non è necessario fare grandi cose, imprese epiche per essere degli eroi; la brutta, per voi, è che ogni gesto che facciamo ogni ora, giorno, mese, anno, vita ha delle ripercussioni su noi stessi e basta aver un po’ di riguardo per quei gesti per migliorare noi stessi. Io sono madre terra, lei è parte di me e io sono parte di lei: io vivo, respiro, penso, agisco grazie alla sua esistenza, in un ciclo continuo di dare e avere, donare e ricevere. Il gesto di riguardo, quello disinteressato dà la spinta al cambiamento più profondo nel mondo intero. Se non lo sai è perchè sei solo troppo chiuso, anestetizzato, per non accorgerti del potere che hai di mutare, trasformare con il tuo pensiero-azione, di migliorare madre natura e quindi te stesso.
Sii convinto almeno del fatto che in questa società tu esisti e servi principalmente in veste di “consumatore”. I tuoi consumi hanno potere, un enorme potere che la pubblicità tenta di manipolare a suo piacimento, invogliandoti e facendo leva sugli istinti più rozzi e primitivi. Tu puoi fare fallire un’azienda piuttosto che un’altra, sei responsabile quanto lei dei prodotti che compri, complice dall’inizio alla fine del processo che il prodotto subisce. Questa è un’enorme responsabilità (che nessuno però ti fa notare) su cui non puoi non ragionare.
Prima di intraprendere il percorso veg, mi ero avvicinata al paganesimo, la religione della natura, non tanto in quanto religione ma come paradigma. Ogni manifestazione della natura è manifestazione divina, la magia risiede solo in chi è capace di guardare con rispetto e umiltà, ella ha da raccontarti ed insegnarti a vivere. Aderire alla filosofia vegan è stato uno step consequenziale, naturale, logico: ero e sono così innamorata delle montagne, dei ruscelli, del fuoco, degli alberi, della luna, degli animali che non potevo essere complice del loro sfruttamento, della loro morte e distruzione. Madre terra mette a disposizione tutto ciò che mi serve per vivere bene e in salute, felice e spensierata: lo fa con abbondanza e sa ricompensarmi con la sua benevolenza, con i suoi segreti e misteri, con le sue estimabili bellezze.
Quello che è venuto a mancare all’essere umano è la riconoscenza: così pieno di sé, arrogante e presuntuoso, ha perso il filo dell’essenza della vita. Ha fatto della sua intelligenza, la sua più grande stupidità. Così ossessionato dalle cose e spinto all’esterno, al di fuori di sé che è divenuto incapace di guardare dentro, riconoscere le priorità autentiche ed essenziali, quelle piccole ma di valore, appunto. Voltiamoci e ritorniamo dentro noi stessi per ritrovarci e ritrovare Madre Natura.
Sono ormai anni che seguo la filosofia veg. Mi ricordo, quando presi la decisione, che ebbi tutti contro: allora c’era molta più disinformazione (zero prodotti al supermercato ad esempio) e ancora non si sapeva cosa bene fosse, quando andavi in vacanza rischiavi veramente di morire di fame o mangiare per una settimana della stupida insalata. Diedi la notizia della mia scelta alle allora due persone più vicino a me che mi risposero: “dai, ma che cosa dici? non fare la capricciosa”; “è una scelta troppo estremista, capisco ancora ancora i vegetariani” (Oggi, per la cronaca eh, tutte e due queste persone tendono al veg). Ero sola, totalmente sola, piena di dubbi sia di ordine teorico che pratico. E’ stata una lotta contro il mondo estenuante, per fortuna che internet mi aiutò e supportò. Il fattore più duro, non è stato tanto il cambiare “dieta” e le abitudini ma il confronto (o meglio scontro) continuo che avevo con le altre persone: sottoposta a mille critiche ed osservazioni negative, domande a tratti assurde, considerazioni arroganti, toni aggressivi. Le persone si trasformavano, sentivo proprio quanto la mia presenza fosse vissuta come un “giudizio” (im)morale intollerabile, quanto non potessero sopportare il peso delle presunte accuse che le stavo facendo. Per le persone è troppo sapere che sono coinvolti in atti immorali, che comportano morte e sfruttamento, ma il collettivo, la società li rassicura come un sedativo che spegne le loro menti, induce a non porsi domande mentre vengono cullati dalle loro ormai consolidate e cieche abitudini.
Ogni cosa ha bisogno del suo tempo.
Dicevo, sono anni che sono veg, troppo pochi.. Ho passato gran parte della mia vita da onnivora, ma erano quelli necessari per me per riuscire a fare il salto. Non basta sapere le cose, avere le informazioni (quello aiuta indubbiamente eh), statistiche ecc.. Il salto si fa con la consapevolezza. Una volta che hai interiorizzato, hai la consapevolezza di, non puoi più fare finta di niente, non puoi non ascoltarti, non puoi più continuare a sottostare alle tue abitudini. Il cambio di mentalità, il salto di coscienza, la scintilla che scatta è qualcosa di radicale, che DEVI ascoltare, per te, perché te lo chiede la madre terra. Non è una rinuncia, non è un limite, è piuttosto una liberazione, un dovere, un gesto spontaneo e disinteressato.

Ho passato diverse fasi (le classiche- molte persone si ritroveranno) in relazione al mondo, alle persone. All’inizio ero arrabbiata e frustrata dalle persone: trovavo assurdo come queste non capissero questa associazione così semplice (carne e derivati= morte e sfruttamento+morte - insomma non è tanto difficile, è un dato di fatto eh), non mi ascoltassero e non mi prendessero nemmeno in considerazione, ero arrabbiata perché le persone oltre a non svegliarsi cercavano in tutti i modi di annientare me, di distruggermi sia per la mia scelta che, alla fine, come persona. Anzi non ero neanche più una persona ai loro occhi, divenivo una mera categoria, il mio nome era: “la vegana”. Ho passato una seconda fase in cui nascondevo questo lato di me (e puntualmente erano i miei amici a ricordarlo al mondo) perché ero stufa di passare per la fanatica, estremista, la strana, quella alternativa, la moralista, la sciocca; ero stanca di giustificarmi e difendermi con persone che nemmeno ascoltavano e mi mettevano a disagio, con una demenza di ironia di contorno; ero esausta di non essere lasciata in pace di portare avanti la mia scelta che non faceva male a nessuno (a nessuno nessuno proprio eh – che paradosso “criticata per non fare male a nessuno”, è incredibile, ogni volta che ci penso mi viene da ridere per quanto possa essere un’assurdità). Io rappresentavo il nemico da abbattere, questo era un dato di fatto (e non vittimismo eh). Uscita da questa fase, in qualche modo, sono diventata più forte e più consapevole: conosci (come ben ho potuto esporre) i meccanismi di difesa delle persone (e impari a “rispettarli”); impari a ottimizzare le energie, non le sprechi più in inutili discussioni a senso unico con il cretino di turno, parli con toni pacati solo con le persone che sono incuriosite e veramente interessate a come la pensi; meno cose irrilevanti ti toccano e ti scompongono, mantenendo il tuo equilibrio che a fatica ti sei costruito, perché capisci che non devi rendere conto a nessuno delle tue scelte etiche e personali, lo fai per te, te che sai parte di madre natura e madre natura è parte di te.
**In perfect Love and perfect Trust** 
(F.)

Il metodo Kusmine

Serata metodo kusmine.
Come combinare gli alimenti in uno stile di vita salutare.
Antonella inizia con un racconto: il percorso di guarigione.

"Prenditi cura del tuo corpo è l'unico posto che hai per vivere".
“Chi non ha tempo per la nutrizione e l’attività fisica, farà bene a riservare il suo tempo per le future malattie” A. Einstein

La dott.ssa Kousmine( 1904 -1992) è nata in Russia e vissuta in Svizzera. Era un medico pediatra che decise di studiare il cancro per “comprenderlo”, non per sconfiggerlo!!!

Il messaggio fondamentale della sua terapia è che ogni paziente deve diventare responsabile di se stesso e solo capendo veramente l’importanza di cambiare il proprio stile di vita/alimentazione potrà arrivare a risultati.
In coerenza a ciò, ad esempio, non prendeva pazienti fumatori adducendo che un fumatore dovrebbe prima smettere di fumare e poi prendere in carico la guarigione.

I pilastri del suo metodo sono:
1 ) alimentazione: 
E' buona abitudine pensare di andare a fare la spesa con la nostra bisnonnna e comprare solo quello che lei riconoscerebbe tra gli ingredienti delle etichette.

Colazione “da re”

crema Budwick. 
  • mezza banana grande o una piccola (possibile sostituirla con un cucchiaio di miele)
  • frutta di stagione fino a raggiungere con la banana 200/300gr
  • un cucchiaio e mezzo di semi di lino macinati al momento
  • un cucchiaio di cereali crudi (no grano) finemente macinati al momento: orzo, riso, miglio, grano saraceno
  • un paio di cucchiai di semi oleosi tipo noci, mandorle, nocciole, semi di girasole, di zucca non tostati
  • il succo di mezzo limone o se biologico mezzo limone frullato con la buccia
  • 120gr di yogurt magro o 70gr ricotta magra o legumi

attrezzi: macinacaffe
Al bio green food la trovate tutti i sabato mattina.

Pranzo: da “principe”
  • il pranzo comincia con una abbondante verdura cruda in insalata (d’inverno anche cotta al vapore)
  • un buon equilibrio di proteine e carboidrati ( cereali integrali o patate con proteine quali pesce, uova, TANTI legumi, POCHE carni soprattutto rosse)
  • verdure varie e di stagione cotte al vapore o appena scottate.

Cena: da “povero”
  • una piccola insalata
  • minestrone con legumi ma anche cereali e verdure
(legumi + cereali = ottimo apporto di aminoacidi)
  • spesso si è costretti di invertire il pranzo con la cena e se così fosse impegnarsi a cenare presto per distanziare il pasto dal riposo notturno.
  • prima di coricarsi un bell’infuso della “buona notte” non fa mai male, soprattutto in inverno.

spuntino con frutto a meta mattina e meta pomeriggio.

SINTESI:

  • Acqua e limone è un tonico disintossicante ottimo per iniziare la giornata.

  • ortaggi di stagione crudi e cotti in abbondanza
  • frutta di stagione: un paio di frutti lontano dai pasti
  • legumi biologici: tutti i giorni e a cena sempre
  • diminuire il pane e la pasta a favore di cereali integrali in chicco (grano saraceno, miglio, orzo mondo, avena, segale, quinoa..)
  • carni bianche in quantità limitate, le rosse NON le consideriamo
  • pesce più volte alla settimana
  • uova una volta alla settimana
  • olii vegetali: di buona qualità e usati a crudo
  • latte e derivati da evitare e preferire quelli vegetali
  • cominciare i pasti con abbondante verdura cruda il più colorata possibile

2- integrità dell’intestino
La stitichezza è il nemico principale dell’intestino e di conseguenza dell’intero organismo.

E’ quasi impossibile raggiungere regolarità intestinale senza una corretta alimentazione.

I purganti sono solo una soluzione apparente.
Esistono probiotici mirati per regolarizzare l’intestino.

Prima di cambiare regime alimentare è consigliabile ripulire l’intestino con probiotici specifici opp enteroclismi opp digiuno.

3. equilibrio acido-base
PRINCIPALI SINTOMI DA ACIDOSI TESSUTALE:
Affaticabilità, disturbi del sonno, disturbi dell’appetito, rigurgiti acidi, lingua patinata, minore resistenza al freddo, dolori muscolari, sudorazione eccessiva,…

COME VERIFICARE IL NOSTRO EQUILIBRIO ACIDO-BASICO:
rilevazione del ph urinario attraverso cartine tornasole per 7/10 giorni.
1°rilevazione: la seconda urina del mattino
2°rilevazione: tarda mattinata
3°rilevazione: tardo pomeriggio
COME RISOLVERE L’ACIDOSI TESSUTALE:
Corretto stile di vita
Alimentazione
Integrazione con alcalinizzanti

4- l’integrazione

L’integrazione NON può sostituire una corretta alimentazione.
L’integrazione SOLO quando necessario e per la correzione dell’acidosi consiste essenzialmente in bicarbonati e citrati da assumersi circa 20 minuti dalla fine del pasto.

5- l’attività fisica

Attività fisica regolare, possibilmente quotidiana (es. 40 minuti di passeggiata a passo veloce al giorno)

6-equilibrio emozionale
Riappropriarci del nostro “qui ed ora”

Chi si avvicina ad un regime dietetico più sano, già comincia col prendersi maggiore cura di se e ad avere una maggiore consapevolezza di se.

Esistono varie tecniche di medicina olistica che ci aiutano a ritrovare il nostro equilibrio e quindi il nostro benessere:

Tecniche di rilassamento, riflessologia plantare integrata, tecnica cranio-sacrale, tuinà con le tecniche complementari quali l’auricoloterapia, la moxa, il guashà e la coppettazione, le ginnastiche mediche cinesi.

TERAPIE OLISTICHE SONO UN TOCCASANA PER:

  • dolori di vario genere (male schiena, collo, spalle, testa, e articolazioni)
  • alterazioni del ciclo ormonale (dismenorrea, amenorrea, sterilità psicogena e problematiche della menopausa)
  • insonnia, ansia, stress, attacchi di panico
  • alterazioni dell’apparato gastroenterico (gastriti, coliti, stipsi)
  • in parallelo alla terapia tradizionale per mitigarne gli effetti collaterali
  • come forma di prevenzione per mantenere il proprio benessere


TUTTE QUESTE DISCIPLINE VENGONO SVOLTE DA ANTONELLA NEL SUO STUDIO.